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SPILLO/ Se Renzi spara nel mucchio del capitalismo "degli altri"

Ieri Matteo Renzi è stato a Piazza Affari, dove ha tenuto un discorso in cui ha criticato un certo modello di capitalismo definito relazionale. Il commento di GIANNI CREDIT

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Non c’è nulla di male nel chiedere alla Borsa, anzi:al “capitalismo”, più trasparenza, meno relazionalità, eccetera eccetera. Lo abbiamo letto - sempre con interesse e rispetto - su Il Corriere della Sera diretto da Ferruccio de Bortoli: anche se qualche volta si poteva non essere d’accordo con le premesse concrete e con le conseguenze di merito di qualche editoriale di Francesco Giavazzi & C. Per questo ha sorpreso che ieri il premier Matteo Renzi - al suo primo (e tardivo) affacciarsi in Piazza Affari - abbia attaccato il “sistema di relazioni fra giornali, banche, fondazioni e partiti politici”. 

Già questo virgolettato ha confermato che il “sindaco d’Italia” trapiantato da Firenze a Roma (dalle primarie Pd, non da un voto democratico) continua a capir poco di ciò che lui spregia come “capitalismo relazionale” e che è comunque un pezzo importante del Paese affidato al suo governo. Peccato per lui che il pezzo coincida con un Nord dove Renzi viene infatti poco e malvolentieri: si tratti della Milano del leader industriale Giorgio Squinzi o di quella del banchiere decano Giovanni Bazoli, il premier - dopo 14 mesi - non riesce evidentemente ancora a distinguerli dalle valli leghiste di Matteo Salvini. 

Comunque. Primo: Renzi ha attaccato “ex post” un direttore de Il Corriere della Sera appena cessato dall’incarico (se l’avesse fatto, quando l’ha fatto Silvio Berlusconi sarebbe stato - è stato - pesantemente contrattaccato, più che giustamente, da larghi settori dell’opinione pubblica, soprattutto da quella che si definisce più autenticamente “democratica”). Secondo: de Bortoli è stato dimissionato otto mesi fa dalla Fiat, l’architrave del “capitalismo nazional-relazionale”, con cui Renzi professa da sempre rapporti eccellenti. Terzo: fino all’ultimo il premier ha fatto il possibile per imporre alla direzione del Corriere un giornalista amico, che correggesse la libertà e professionalità giornalistica con cui de Bortoli e la redazione del Corriere hanno osservato - con spirito critico, ma mai ideologico - le scelte del premier più giovane dell’Italia unita, assieme a Benito Mussolini. Quarto: il candidato “renziano” alla direzione del Corriere era l’attuale direttore del Tg1 Mario Orfeo, un dipendente del governo, altro che “relazioni”. Quinto: se il premier teme un giornale - il Corriere - alla stregua di un “partito” e cioè il raccordo fra tre ex premier (Romano Prodi, Mario Monti ed Enrico Letta), torniamo a chiederci seriamente se sia “fit to govern”, per usare una celebre espressione dell’Economist riguardo un precedente premier italiano. 


COMMENTI
05/05/2015 - Benvenuti nell'era fascio-renziana! (Pietro Sita)

"Fit to govern"? Chi? Questo erede del Conte Mascetti? Ci rendiamo conto che siamo su una polveriera creata dagli ambienti finanziari e politici da cui Pitti bimbo prende i consulenti che dovrebbero farci uscire dal fango? Davide Serra? Taddei? Gutgeld il genio degli 80 Euri che dovevano "fare ripartire il paese" e uscire dalla crisi? Il 25 Aprile abbiamo celebrato il settantesimo anniversario della liberazione dal giogo fascista, a pochi giorni di distanza inauguriamo con una legge fascista l'anno I dell'era fascio-renziana. Mussolini era socialista, Il balilla di rignano non si sa bene cosa sia ma viene da una nebulosa sinistra e il risultato sarà identico. Mussolini ci ha portato in guerra con l'alleato tedesco, il balilla ci porterà in guerra con l'alleato americano...tanto la colpa sarà di Berlusconi e dei gufi .. e dei ciclisti. Cosa centrano i ciclisti? centrano centrano.. DEVONO centrarci!!!