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FINANZA E POLITICA/ Guzzetti sfida Renzi su Cdp e nuova sussidiarietà

Giuseppe Guzzetti (Infophoto)Giuseppe Guzzetti (Infophoto)

Se tuttavia dovesse accogliere una richiesta ferma del Tesoro (che controlla la Cassa all'80%), Guzzetti ha già posto le sue condizioni "di linea rossa". Con due nomi e cognomi: Ilva e Telecom. La prima è l'esempio di "azienda decotta" che la Cdp non potrà mai "salvare" a meno che non cambi lo statuto (quindi: solo se le Fondazioni potranno uscire da una Cdp "3.0"). Telecom - l'ex campione nazionale in cerca di proprietari, ma soprattutto il gestore della rete tlc da rigenerare in banda larga - è invece un dossier trattabile, sempre a patto di garantire la redditività della Cassa e la remunerazione dei suoi azionisti

Terzo e non ultimo: il capo dell'Acri rilancia il ruolo degli 88 enti aderenti, a poche settimane dalla sigla dell'"atto negoziale" con il Tesoro, per ridefinire alcuni aspetti di gestione del patrimonio e governance, dopo gli "incidenti" in Mps e Carige. Guzzetti propone che il "welfare di comunità" diventi una strategia-Paese: che il governo faccia leva sul network delle Fondazioni e sulla loro expertise ventennale per una ripresa in grande stile della sussidiarietà come gestione di molti servizi alla persona, quelli che lo Stato non riesce più a produrre in modo efficiente-efficace. Qui la sfida di Guzzetti - ex presidente della Regione Lombardia ed ex senatore - è squisitamente politica e guarda diritto negli occhi il premier neo-centralizzatore. Un Renzi straniero al Nord d'Italia, per non dire della plateale esclusione dell'Italia dalla stanza dei bottoni Ue (mai accaduto in 58 anni per lo Stato "grande fondatore" assieme a Francia e Germania). Un Renzi più asserragliato a palazzo Chigi che impiantato in una Roma ridotta dal suo Pd a un'immensa "terra di mezzo".

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