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IL CASO CDP/ L'Italia da Prodi a Renzi (da Costamagna a Costamagna)

Claudio Costamagna (Infophoto)Claudio Costamagna (Infophoto)

Nessuno ricorda, tuttavia, un comico "comunicato del Presidente del Consiglio", in salsa sudamericana: il premier era allora Giulio Andreotti Sesto, il suo partner Bettino Craxi era l'ex premier di Sigonella e di operazioni politico-finanziarie vieppiù spregiudicate come il “decreto Fininvest”: non sarebbero mai ricorsi a balconi o proclami, non ne avevano bisogno. (Di allora si rammentano invece vibratissime proteste da parte di un vasto fronte di opinionisti "democratici”, quelli sempre con la valigia in mano per Cambridge o Harvard: dove sono finiti?)

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Non più tardi di tre anni dopo, il Credit fu la prima banca dell'Iri a essere privatizzata. Il giorno di Sant’Ambrogio del ’93, due persone annunciarono i dettagli dell’Opv: il presidente dell’Iri, Romano Prodi, e Claudio Costamagna, giovane managing partner della Goldman Sachs in Italia, global coordinator del collocamento. Un anno prima era stata la banca d’affari americana a organizzare il “party” sul Britannia, per conto dell’allora direttore generale del Tesoro, Mario Draghi: a tavola furono imbandite tutte le successive vendite dei gioielli di Stato (Credit, Comit, Imi, Bnl, Ina, Telecom, Autostrade, Ina, Eni, Enel). Nel 2010 un rapporto della Corte dei Conti giudicò con molta severità quella stagione, lamentando sistematiche sottovalutazioni dei beni pubblici messi in vendita. Erano pressocché tutte quote di maggioranza: la privatizzazione del Credit (69% in mano Iri) fu la prima ed esemplare di una lunga serie di Opv in cui la Repubblica italiana rinunciò a chiedere almeno ad alcuni acquirenti strategici un premio di maggioranza, rendendo invece scalabili molte delle sue aziende-Paese.

Questo del resto prevedeva il “manuale" Goldman Sachs, che negli anni successivi ha nominato (e compensato) questi “international advisor” per l’Italia: Prodi (premier e presidente della Commissione Ue), Mario Monti (capo dell’Antitrust Ue e premier), Gianni Letta (sottosegretario alla Presidenza del Consiglio e candidato alla Presidenza della Repubblica). Mario Draghi è stato executive vicepresident della Goldman per l’Europa quando la banca negoziò con il governo greco i primi derivati letali (e allora il governatore greco era Lucas Papademos, vicepresidente Bce prima di Draghi). Massimo Tononi, successore di Costamagna alla guida di Goldman Italia, è stato sottosegretario al Tesoro durante il Prodi-2 , ultra-interventista (stop alla fusione Autostrade-Abertis e negoziati “personali” con il gruppo Pirelli e le grandi banche per il riassetto di Telecom).

Ora Renzi vuole rifare l’Iri con il risparmio postale degli italiani. E alla presidenza ci (ri)mette Costamagna.

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