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RIFORME/ Pensioni e lavoro: le novità tra tagli e caccia al pareggio

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Pur essendo tutte utili, sono facilmente comprensibili le controindicazioni riguardanti ciascuna di tali misure. Ampliare il numero dei controlli è senz’altro opportuno per contrastare i frequenti abusi, ma anche tale pratica è destinata a misurarsi con dei limiti oggettivi, in quanto le procedure di verifica non possono essere incrementate più di tanto (ancorché la manovra abbia previsto la possibilità di convenzioni tra l’Inps e le Regioni) e non è detto che diano comunque buon esito (finora, al netto dell’inevitabile contenzioso, è stato revocato solo il 17% delle prestazioni sottoposte a controllo). Inasprendo, poi, il grado di invalidità come requisito per la pensione, si rischierebbe di escludere intere categorie di disabili (gli affetti da sindrome down per esempio) con ricadute sociali non indifferenti.

Quanto poi alla possibilità di indicare un limite di reddito per avere diritto alla indennità di accompagnamento, la misura sarebbe sicuramente corretta, perché è nella natura delle prestazioni assistenziali essere sottoposte alla “prova dei mezzi” Occorre però tener presente che tale indennità consente alle famiglie di una persona non autosufficiente di avere un sussidio per farla assistere a domicilio da una badante. Si tratta di un pezzo di “welfare all’italiana” che negli ultimi anni ha avuto un particolare incremento, anche sul versante dell’impiego di lavoratrici straniere. Una limitazione drastica di tale esperienza scaricherebbe il problema sulle strutture pubbliche e private con costi sicuramente superiori per le famiglie e per la società.

 

Pensioni: in questo settore sono tante le misure “virtuose” da adottare per anticipare il risanamento dei conti pubblici: a) accelerazione dell’andata a regime dell’età di vecchiaia a 65 anni per le lavoratrici dei settori privati. Si potrebbe cominciare dal 2012 in ragione di un anno ogni due; b) per quanto riguarda i trattamenti di anzianità si dovrebbe abolire la possibilità di quiescenza con 40 anni di versamenti a prescindere dall’età. Per come è composto il mercato del lavoro questa è rimasta la “via d’uscita” più breve per le generazioni dei baby boomers che, avendo iniziato a lavorare presto, hanno la possibilità di andare in pensione sovente prima di aver compiuto 60 anni, con oneri pesanti per il sistema. Sarebbe poi il caso di rendere più severe le regole per il pensionamento ordinario di anzianità portando, nel giro di qualche anno, la somma dei requisiti (anagrafico e contributivo) a quota 100 rispetto a quota 97 (come previsto ora dal 2013);



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