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martedì 10 gennaio 2012
Alle politiche sociali in favore della famiglia (e della procreazione) tutte le forze politiche dedicano, a parole, una grande attenzione, magari dividendosi subito dopo, se si tratta di individuare quali siano i nuclei meritevoli di tutela: la famiglia naturale, unita da un vincolo matrimoniale? La coppia di fatto tra un uomo e una donna? O anche le cosiddette unioni civili tra persone del medesimo sesso e quant’altro è in grado di produrre la fervida fantasia di quanti sono sempre pronti a rivendicare il riconoscimento alla stregua di diritti delle loro propensioni e stili di vita (come quel personaggio dantesco che «libito fé licito in sua legge»)?
Eppure il Bel Paese destina alle famiglie e alla maternità risorse pubbliche pari a poco più dell’1% del Pil: meno di un decimo di quanto spende per le pensioni. Negli anni ‘60, sia pure in un contesto demografico profondamente diverso dall’attuale, la spesa per assegni familiari (allora misura di carattere universale, fino alla riforma del 1988 che introdusse l’assegno al nucleo familiare - Anf - ragguagliato al reddito e al numero dei componenti) era pressoché uguale a quella per le pensioni. Se qualcuno domandasse perché oggi non si attuano quelle robuste politiche, fiscali e sociali, a sostegno della famiglia che in tanti sollecitano, la risposta sarebbe sempre la stessa, a prescindere dal Governo o dal ministro interpellati: non sono disponibili adeguate risorse a causa della crisi della finanza pubblica.
L’affermazione è vera solo in parte, perché, all’interno della Gestione prestazioni temporanee dell’Inps (che eroga le prestazioni previdenziali “minori” in quanto non pensionistiche), la voce “assegno al nucleo familiare” incassa dai datori di lavoro circa un miliardo in più di quanto spende (mentre l’indennità di maternità è finita in disavanzo). È questo, tuttavia, solo il punto terminale di una politica che ha consapevolmente sacrificato il sostegno alla famiglia per finanziare il sistema pensionistico. Lo ha ricordato (ma la cosa era nota, anche se ignorata a bella posta) recentemente il saggio della Conferenza episcopale italiana “Il cambiamento demografico” pubblicato da Laterza lo scorso anno.
Sono ripassato da un un supermercato milanese che frequentavo da ragazzo. Sempre assai affollato. In passato: clienti di tutte le età. Oggi: quasi esclusivamente avventori anziani. Nel Bel Paese, il tema "famiglia" è affine al tema "ricerca e innovazione". Quest'ultimo torna sempre buono per compilare avveniristici titoli sui rotocalchi. Buono per entusiastici proclami in radio e tv. Fumo negli occhi. Restano in ombra le lacune abissali, con relative ragnatele. Ricerca e Famiglia sono i temi del Futuro. Che ovviamente non interessa in egual modo a tutti i singoli individui. Interessa però a tutte le società determinate a sopravvivere, sviluppandosi.
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