Rubriche
martedì 14 febbraio 2012
Al posto di Elsa Fornero io convocherei Susanna Camusso e le offrirei di stipulare un accordo per la salvezza dell’industria italiana. I termini dell’intesa sarebbero i seguenti: se la segretaria della Cgil fosse in grado di “pensionare” il gruppo dirigente nazionale e periferico della Fiom, non si parlerebbe più di articolo 18. Anzi, se fosse necessario prevedere una deroga per l’incremento dell’età pensionabile prevista dalla recente riforma allo scopo di garantire la pensione anticipata a qualche centinaio di delegati delle principali fabbriche, iscritti alla Fiom, la Ragioneria generale dello Stato, di solito tanto sparagnina, si impegnerebbe a trovare le risorse per la copertura finanziaria.
Non vi sono dubbi: se si mandasse Maurizio Landini a portare a spasso la sua cagnetta nei giardini pubblici di Reggio Emilia (e magari a presiedere la bocciofila di Cavriago), l’Italia potrebbe mandare ai mercati un segnale forte, dimostrando di essere diventata un Paese normale, con un sindacato normale, pronto a difendere gli interessi dei lavoratori senza sfasciare le aziende. La storia dei rapporti della Fiom con la Fiat è troppo nota per essere ulteriormente commentata. Forse qualcuno, a Wall Street, avrà chiesto a Mario Monti il motivo per cui un gruppo automobilistico internazionale che si ostina a restare, a investire e ad assumere in Italia, per di più nel Mezzogiorno e addirittura in Campania (Roberto Saviano si è fatto conoscere ovunque) venga perseguitato da un’organizzazione sindacale con una tenacia inflessibile, anche a costo di perdere iscritti e influenza in quegli stabilimenti. Ma ci sono altre prodezze del sindacato dei metalmeccanici della Cgil, di cui si parla poco, nonostante la loro estrema gravità.
Leggiamo sul Quotidiano nazionale di giovedì scorso un articolo (“Cambia lo sciopero, i duri Fiom diventano creativi”, a firma di Marco Girella), di cui ci stupisce il tono scherzoso con cui l’autore commenta gli avvenimenti che descrive. Siamo a Zola Predosa, nella cintura industriale bolognese. Presso la sede dell’Amministrazione provinciale (poi si dice che le Province dovrebbero essere abolite!) ha avuto luogo un incontro tra il management della ditta Marzocchi (di proprietà della Tenneco, una società yankee) e la Fiom Provinciale (il cui gruppo dirigente è alla sinistra di Landini). Oggetto del confronto - a quanto è scritto - sono gli investimenti nei prossimi tre anni.
Evidentemente l’azienda ha affermato che sono fatti suoi e che le decisioni si prendono Oltreoceano. Che cosa combinano, allora, il sindacalista Nicola Patelli e i delegati della Fiom? Come scrive divertito (chissà perché, poi?) il giornalista, si fanno «venire in mente un modo di tenere duro senza pesare troppo sulle tasche degli operai». Ciò premesso, non ci resta che seguire, stupefatti, il racconto. «Da lunedì prossimo il lavoro si ferma un quarto d’ora a turno. Prima chi ha un numero di matricola pari, poi chi ce l’ha dispari. La settimana dopo - i lettori facciano bene attenzione - si astiene un quarto d’ora chi ha un numero di scarpe pari, seguito da chi ce l’ha dispari. Poi - udite ! udite ! - si potrà distinguere lo scioperante dal colore degli occhi, dei capelli, oppure dalla pelata, in una nuova entusiasmante variazione. Il tutto - ecco l’incredibile conclusione - per creare problemi alla produzione, visto che la Marzocchi vende nel settore automotive e i clienti chiedono pezzi in tempo reale. Oggi per domani, al massimo».
vorrei ricordare che il diritto di sciopero è garantito dalla costituzione e inoltre è libero per tanto chi confonde tale diritto con una volontà di ricattare o di minacciare le aziende evidentemente è ciò che egli ha in mente. vi sono molte aziende che chiudono perchè i crediti che avanzano dallo stato non gli vengono pagati. Non credo che lei sig. cazzola sia idoneo a coprire il ruolo di responsabilità che occupa, ma piutosto da provocatore, sarebbe perfetto. Insultare dei rappresentanti sindacali anche nazionali non è certo segno di civiltà.
"...Poi ci sono le altre nostre magagne quali le infrastrutture, la burocrazia, la corruzione, il pizzo e la mafia..." Ma questi sono solo piccoli dettagli...figuriamoci! Certo, è buffo pensare che gli investitori esteri non vengono in Italia (e i nostri scappano) a causa dell'art.18 che esiste da 40 anni (e fino a ieri come hanno fatto?), mentre la tassazione spaventosa cui sarebbero sottoposti non gli farebbe un baffo...sono ironico, ovviamente, ma guai qui a parlare di tasse esose e depressive, il regime non permetterebbe..... Vari industriali hanno già dichiarato che l'art.18 non è il problema, ma come al solito gli italiani tentano di risolvere i problemi scaricandoli sulle spalle di chi è più debole ed attaccabile....questa è la realtà dei fatti, altro che manie le mie, mentre le vostre sono solo costruzioni ideologiche. Per quanto riguarda i sindacati, troveranno purtroppo il modo di mantenere il potere a spese di lavoratori ed imprese, con art.18 o senza.... Come vedete, io non mi faccio prendere in giro da nessuno.
L'art. 18 è la corazza del lavativo. Non c'è investitore al mondo che voglia venire in Italia col sindacato che ci ritroviamo. L'art. 18, con il reintegro del licenziato in azienda garantitogli dal giudice, fa scappare i possibili investitori Non ci sono soluzioni alternative quali una compensazione economica come in tutto il mondo sviluppato, Italia esclusa. Poi ci sono le altre nostre magagne quali le infrastrutture, la burocrazia, la corruzione, il pizzo e la mafia. Nella dislocazione delle risorse si pensa solo all'interesse politico fregandosene del contribuente che continua a pagare e fino al giorno in cui aprirà gli occhi sarà così. Le PMI potranno solo delocalizzare. L'art 18 non consente alle piccole diventare nè medie nè grandi perchè verrebbe superato il limite dei 15 dipendenti e così sarebbero preda del giudice che reintegra.
Non concordo con Cazzola quando scrive dell'auspicato futuro di Landini che è bene sia libero di fare la professione che desidera, ma meno ancora con le esternazioni del sempre anonimo amico che mi pare in preda a mania di persecuzione se vede sempre e comunque ogni lavoratore a rischio di sfruttamento e schiavitù. Faccio notare, infine, che le forme di lotta ipotizzate sono chiaramente illegali: lo sciopero tutelato dalla Costituzione è ben altra cosa. Proporle ai lavoratori non è difenderli, ma sfruttarli ai propri fini.
Fortuna che esiste ancora la fiom, l'unico sindacato in Italia che difende realmente i lavoratori : se fosse per gli altri, saremmo già tutti schiavi! Quello che sfugge all'articolista è che l'essere umano non si può ridurre a strumento di lavoro, sfruttabile a piacimento come si può fare con una pressa. L'irriducibilità dell'umano, in chi è più vero e serio con sè stesso e con gli altri, non è....sindacabile......questo è ciò che è "normale", non la "normalità" cui aspira il capitalismo selvaggio che sta attanagliando il mondo in questo triste squarcio della storia umana.
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