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RIFORMA PENSIONI 2016/ Ecco la "minaccia" (via Inps) per la previdenza complementare

Mentre si discute ancora di riforma delle pensioni, una novità viene da un emendamento al ddl concorrenza, riguardante la previdenza complementare. Ce ne parla GIULIANO CAZZOLA

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Povera previdenza complementare! Nel corso della XVI Legislatura è stata dimenticata tanto dai governi quanto dall’opposizione. Un piccolo accenno, interessante ma estremamente astratto e problematico, era contenuto nella riforma Fornero (articolo 24 del decreto Salva-Italia), dove, al comma 28, veniva prevista la costituzione di una Commissione di esperti incaricata di proporre, entro il 2012, possibili ulteriori forme di gradualità nell’accesso al trattamento pensionistico con il metodo contributivo.L’ultimo periodo del comma stabiliva che, entro il termine suddetto, sarebbero state analizzate “eventuali forme di decontribuzione parziale dell’aliquota contributiva obbligatoria verso schemi previdenziali integrativi, in particolare a favore delle giovani generazioni”. Era questa un’idea che la professoressa Elsa Fornero aveva consegnato al ministro Elsa Fornero.

La Prof. Fornero pubblicò, infatti, un importante saggio su questo argomento corredato di una proposta compiuta (lo storno di una quota fino all’8% dell’aliquota contributiva), insieme al suo maestro Onorato Castellino, il primo studioso che lanciò l’allarme pensioni alcuni decenni or sono. Sul piano tecnico il procedimento è definito di opting out. Si tratta di consentire a un lavoratore, in particolare se giovane e privo di un rapporto di lavoro dipendente (quindi nell’impossibilità di avvalersi del Tfr per aderire ad un fondo), di destinare parte della sua contribuzione obbligatoria al finanziamento di una forma di previdenza complementare. Potrebbe, in questo modo, distribuire il proprio rischio previdenziale su di una quota pubblica a ripartizione e una privata a capitalizzazione (questa forma è obbligatoria per i fondi pensione e le altre forme fin dal 1992), senza dover sostenere maggiori oneri, dal momento che l’esperienza pratica dimostra che i giovani non si accostano ai fondi pensione proprio perché non dispongono di ulteriori risorse rispetto a quelle che sono tenuti a versare alle gestioni obbligatorie. Mediante le soluzioni di opting out si otterrebbe certamente una copertura pubblica inferiore, ma sarebbe possibile acquisire rendimenti più generosi sui mercati.

L’operazione non è semplice e contiene qualche rischio, tanto che la norma Fornero prevedeva un concerto con gli enti gestori di previdenza obbligatoria e con le autorità di vigilanza operanti nel settore. In ogni caso, quel comma non ha avuto seguito alcuno (anche se l’estate scorsa è sembrato che la proposta venisse recuperata da una delle “teste d’uovo” di Matteo Renzi). Poi, nella XVII Legislatura, i fondi pensione e le altre forme di previdenza complementare sono state penalizzate per quanto riguarda la tassazione dei rendimenti, che è pur sempre uno dei fattori che concorrono a formare il montante su cui verrà calcolato l’importo della pensione. A tal proposito va ricordato che il decreto ministeriale sul credito di imposta, come previsto dalla legge di stabilità 2015, ha ridotto di nove punti (dal 20% all’11%) l’aliquota sui rendimenti allo scopo di favorire investimenti nell’economia reale (il bonus è di soli sei punti - dal 26% al 20% - nel caso delle Casse dei liberi professionisti).

È difficile, però, sottrarsi al dubbio per cui, mediante l’uso di una leva fiscale meno arcigna, lo Stato intenda “mettere le mani” sulle risorse disponibili dei fondi (un patrimonio di oltre 130 miliardi di euro) per indirizzarne gli investimenti a finalità di politica economica, mentre la loro funzione sarebbe quella di tutelare nel migliore dei modi possibili il futuro pensionistico degli iscritti. Tutto il settore della previdenza privata, del resto, è un po’ allo sbando, a cominciare dalla Covip, l’autorità di vigilanza, che non si comprende quale destino avrà, benché sia tenuta a svolgere anche il delicato compito di controllo sugli investimenti delle Casse privatizzate (il cui patrimonio ammonta a circa 70 miliardi).


COMMENTI
28/01/2016 - riforma pensioni Fornero (Michele Ballarini)

Da lavoratore dipendente di 57 anni con 35 di contribuzione INPS, quale sono, condivido pienamente l'opinione che Salvini ha della signora (sic) Fornero, che, complice di tale Monti, ha perpetrato un autentico furto ai danni delle casse dell'INPS e dei lavoratori dipendenti, facendovi confluire un debito dello Stato, imputato sul suo bilancio, quale il "buco" degli statali chiamato INPDAP. Come se io costringessi un terzo a pagare il mio mutuo: una prevaricazione, un furto, appunto. I contributi INPS, trattenuti dagli stipendi e salari, NON SONO SOLDI DELLO STATO, MA DEI LAVORATORI! Sono "SALARIO DIFFERITO". Noi lavoratori anziani siamo le vacche da mungere, nel paese degli evasori e dei corrotti. E con buona pace dei giovani, condannati sempre più alla disoccupazione, con qualche cerottino (vedi job act), nell'illusione che le imprese assumano: illusione, perchè per assumere le imprese o investono e aumentano i fatturati, oppure sostituiscono nella logica del ricambio, cosa, quest'ultima sempre più lontana nel tempo. Viva Salvini. Fornero, ma va a......