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LETTERA/ Quali strade percorrere per rendere la Pa più efficiente?

Secondo ALCIDE GAZZOLI, non ci sono alternative: ci vorranno anni, soldi, buoni progetti, buone leggi e uomini

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Caro Direttore,

Affronto il tema della Pa in modo semplice, avendo la fortuna di lavorare con la pal (pubblica amministrazione locale) in progetti finanziati con i fondi europei da realizzarsi nei comuni e spesso con l’apporto di privati.

 

La prima constatazione evidente a chiunque guardi l’Amministrazione pubblica è che questa non ce la fa più a seguire l’evoluzione della realtà economica, sociale, culturale.

Perché?

Si dice da più parti che mancano i soldi. E questo è in parte anche vero (ma mamma mia quante aziende avendo garantite le entrate farebbero la firma per stare al posto della pa); ma chi frequenta quelle stanze, quei funzionari, sa perfettamente che si ha la sensazione di vivere in un “altro mondo”: non banalmente di “fannulloni”, ma di “non realtà” (caro Ministro, fosse solo quello il problema... dai, licenziamone 1.000, centomila… e che avremmo risolto? I restanti impauriti saranno magicamente bravi e capaci? E poi è difficile dar credito a un capo che come prima azione, spara a zero sui suoi dipendenti mettendo in piazza ciò come una merce di serietà-rigore; com’è difficile metterci dentro le mani e insieme lavorare…).

La tristezza è che si è disegnato in questi decenni un mondo teorico attraverso le leggi e i regolamenti (l’ideologia dello Stato) a cui non corrisponde la realtà. E perché in Parlamento i politici non sono realisti? Chi sa cosa gli manca? Chiedete a un funzionario pubblico (magari responsabile dei lavori pubblici) quando, dopo aver esperito una gara d’appalto per una determinata opera, si trova bloccato tutto un progetto da questa e quella vicenda. E lui, responsabile del procedimento, non può risolvere una situazione magari evidentissima… eppure la legge, o l’ambiente non glielo permettono. La vera ideologia oggi è l’irrealtà, il non realismo.

Chiedete a un altro funzionario pubblico dei servizi sociali, di cooperative che pur di aggiudicarsi appalti per l’assistenza ad anziani, indigenti o bambini abbandonati (da tutti! Ma com’è possibile? Cosa siamo diventati) partecipano a gare con offerte cosi economicamente incredibili... li gestiscono, è un appalto: ma chi aiuterà quei bambini a crescere e quei vecchi a morire? La cooperativa? L’appalto? Cosa manca lì?

Ma quand’è che si comincia a vedere, comprendere che il cittadino, le persone, sono la vera grande risorsa di una nazione, di un comune e non anonimi utenti? E che è necessario che i servizi siano co-progettati, co-gestiti… Cosa occorre se non guardare la realtà, semplicemente, e applicarla?

Si potrebbe addirittura “affidare, affittare” sperimentalmente alcuni uffici-funzioni pubbliche ai privati, alle realtà qualificate, sicure… e non sarà solo un recupero economico e di efficienza. E perchè mai il Pubblico e il Privato non devono stare sullo stesso rango? E quindi uno fornire servizi all’altro e viceversa?

Alternativa? Il disastro, di tutta la comunità: non è un problema per credenti/non credenti, civici od ecosensibili, etici. Riguarda tutti: quelli che se ne fregano per primi.

Se non è cosi è non libertà: il cittadino paga le tasse e la pa gli dà un servizio (scadente) tutto qui? Allora affittiamo l’amministrazione pubblica a un bel ragioniere col computer e… bingo: grande risparmio, no stress, efficienza.

Attenzione guardiamo i numerosi casi europei (elvetici e anglosassoni in particolare) il “PPP”, (partnernariato pubblico privato) funziona, spesso si risparmia, ma non basta: i problemi del comune diminuiscono (vedasi droga, diseguaglianze, malessere sociale)? Cosa occorre ancora?

Nessuno ha le risposte a tutto, nessuno sa risolvere tutti i problemi. E meno male, c’è ancora spazio per la nostra libertà, bontà, gratuità, interesse.

Allora il dato è che la PA non può essere altro che sussidiaria: infatti quello che obbligatoriamente già fa dovrebbe essere sussidiarietà verticale (fa quello che gli altri non fanno o non possono fare) e tutto il resto, quando possibile, perché non lo si fa insieme alle realtà d’impresa, del sociale della cultura meritevoli e qualificate?

Una ricetta? No per favore, non richiudiamo la realtà in slogan più o meno felici (fosse pure la sussidiarietà, o la Dottrina sociale della Chiesa).

Ci vorranno anni, soldi, buoni progetti e buone leggi…uomini, ci vorranno - lo si farà. Non ci sono alternative.

In questo mondo, che ci insegnano ossessivamente negativo, inutile e fuggitivo, la realtà invece è piena di sfida, forza, mistero, fascino, bellezza.

Vedo realtà che con quattro soldi e persone neanche professori o esperte, che fanno, lavorano con i funzionari, aiutano, inventano, costruiscono. Con grande energia, anche con insuccessi, ma mai domiti. Fanno economicità, danno qualità e rispondono ai bisogni: andate a vedere. Con questi bisogna fare la PA, con questi si faranno i servizi ai cittadini e la gestione della cosa pubblica; con questi si farà la sussidiarietà che è poi libertà per tutti.

C’è in giro qualcun altro?

Chi ci sta?

Dai!

(Alcide Gazzoli)

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