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ELEZIONI USA/ Parsi: Obama ha già segnato la storia, adesso ha il compito di ricucire la società americana

Pubblicazione:martedì 11 novembre 2008

obama_graffiti_R375.jpg (Foto)

«La spinta propulsiva della rivoluzione conservatrice è ormai esaurita, la generazione dei giovani conservatori, quella che crebbe sotto il governo Reagan, aveva innovato la società americana. Allora il vento conservatore era fondamentalmente un fenomeno innovatore, oggi il vento giusto è quello liberal». Vittorio Emanuele Parsi, Docente di Relazioni internazionali all'Università Cattolica del S. Cuore di Milano, spiega così il voltar pagina degli Stati Uniti con l’elezione di Barack Obama alla Casa Bianca che ha riportato i Democratici al governo. «Oggi  quello liberal è un movimento incomparabilmente più ricco di idee e percepito come più giovane. È una caratteristica dell'America creare un sistema di pensiero dal basso che faccia breccia in campo politico».

 

Prof. Parsi, direi che di entusiasmo ce n’è parecchio, anche attorno alla figura dell’ (ormai ex) senatore dell’Illinois. Sembra quasi che ci sia un conformismo del “politicamente corretto” che tesse le lodi di Obama…

 

Premetto che anche io ho esternato il mio appoggio nei confronti di Obama già alcuni mesi fa, quindi non potrei essere “anticonformista” in questo senso perché mentirei, ma appoggiare il neoeletto non significa per forza essere partisan. Se c'è un elemento rischioso di Obama è proprio la virtù, questo perché i virtuosi sono in un certo senso percepiti come dei “senza pietà”. In tale prospettiva Bill Clinton aveva l'indubbio pregio di essere percepito, un uomo come tutti noi. Credo anche però che in questo preciso momento storico Barack Obama non possa essere visto in maniera differente da questa: rappresenta un simbolo. E’ un uomo che arriva a compiere un percorso storico che lo trascende. Aspettarsi quindi una piena oggettività nel momento in cui un simbolo rende reale la promessa dei Padri Fondatori, al di là dei meriti che ci possono essere, come dei demeriti - che ci saranno sicuramente - è di fatto impossibile.
Poi ad alimentare il mito c'è un particolare tipo di giornalismo che a volte arriva a dirci quanta ginnastica faccia o quale dieta segua il neopresidente… È la miseria di certo giornalismo italiano, sebbene non di tutto.

 

Al di là della retorica e della scossa a livello di carisma, come giudica questa scelta dell’elettorato americano?

 

Io sono convinto che l'avvento di questo presidente per l'America sia un elemento positivo. Soprattutto sono fermamente certo che ci sia la necessità di una staffetta tra conservatori e liberal nel portare avanti il modello americano. 
Non sono dunque contraddittorie le notizie che arrivano dagli USA dell’intenzione di Obama di eliminare quelle leggi della precedente amministrazione che lui considera troppo “di parte”. È chiaro che poi anche queste decisioni le potremo giudicare. L'applicazione di questo principio apre a mille discussioni, ma penso che sia inevitabile. In qualche modo Bush ha applicato per legge dei principi etici, ma d'altra parte anche chi crede a quei principi sa che si impongono attraverso la cultura e non per decreti. Il peso della destra religiosa si è fatto sentire nell’Amministrazione e  una politica sui temi etici che non fosse partisan era impossibile per Bush. Sulle staminali per esempio sia l’amministrazione Bush che quella di Obama hanno scontentato e scontenteranno una parte, ma è inevitabile. Uno spirito non partisan è fare un passo indietro e ricompattare un consenso, nella consapevolezza del fatto che sempre più spesso si chiede allo Stato di legiferare in ambiti eticamente sensibili in cui emanare una norma è sinonimo di suscitare un vespaio.

 

E come pensa che si comporterà Obama quando sarà chiamato a legiferare in questi ambiti? Tenderà a prendere decisioni autoritarie o cercherà il compromesso?

 

Obama cercherà sicuramente dei compromessi. Basti pensare a quanto avvenuto con il voto in California sui matrimoni gay. Si tratta di un verdetto di origine chiara: non c'entra l'appartenenza politica, ma il sentimento popolare. Quando prima ho detto che alcune cose vengono imposte dalla legge non intendevo dire che non si terrà più conto delle opinioni del popolo, anzi. In California la gente non è certo a maggioranza repubblicana, ma i matrimoni gay non sono comunque accettati. Se Obama riuscirà a tener conto dell'opinione pubblica più che tener fede alle promesse elettorali, credo che mostrerà di aver fatto un bel lavoro. Se poi lui è ideologicamente convinto della bontà del matrimoni gay dovrà agire in tale direzione non approfittando del proprio potere politico, ma favorendo battaglie culturali a favore di tale pratica.

 

Come giudica le reazioni del mondo islamico e della Cina all’esito elettorale?

 

Per il momento reazioni più chiare si sono avute dalla Russia e dall’Iran, che hanno ricordato che lo scenario in politica estera è e deve essere multilaterale: è la differenza fra andare in barca in solitario o fare una regata. Nel caso iraniano Obama sembra intenzionato ad affrontare la sfida in solitaria, ma non sapremo mai quale sarebbe stata la sua posizione se Ahmadinejad non avesse inviato la sua famosa lettera il cui scopo era proprio di suscitare una presa di posizione netta per poter mantenere alta la tensione del sentire comune del suo paese nei confronti degli Stati Uniti.

 

E Israele?

 

Nel paese ebraico si temeva che Obama avrebbe avuto una politica meno favorevole nei confronti di Israele, perché in America le lobby israeliane sono più vicine ai repubblicani che ai democratici. Una volta era il voto ebraico in America a far sì che gli USA sostenessero Israele. Ma il fatto che il capo dello staff di Obama sia un ebreo americano figlio di cittadini israeliani mi sembra davvero una garanzia per Israele. L'uscita che Obama ha fatto in seguito alla lettera di Ahmadinejad definendola “inaccettabile” è un giudizio chiaro. Fossi un cittadino israeliano mi sentirei tranquillizzato per questo.
Israele teme un presidente iraniano che di fatto ha rafforzato la propria posizione la quale risulta essere solida non solo per il consenso che Ahmadinejad sembra riuscire a mantenere, ma anche per le importanti risorse economiche del paese e per la capacità di usare la forza. Israele è inoltre consapevole del fatto che l'occidente non gode di una grande capacità politica nel gestire la proliferazione di centrali nucleari a scopi bellici o meno. Non abbiamo una policy adeguata in materia. L'unico modo per evitare un conflitto nucleare da parte nostra sarebbe una guerra preventiva, ma spesso questa soluzione rischia di essere peggiore della precedente situazione. Ahmadinejad lo sa perfettamente e gioca bene le sue carte.



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