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Roccella (PdL): «Aborto con Ru486 è più doloroso. Solo la sinistra non lo sa»

Pubblicazione:giovedì 20 marzo 2008

roccella eugenia_FN1.jpg (Foto)

Roma – Eugenia Roccella, candidata del Popolo della Libertà, torna all'attacco sulla pillola Ru486: «Tutti gli ospedali in Italia che hanno utilizzato questo metodo - osserva l'esponente del Pdl - hanno importato la Ru486 dalla Francia, utilizzando un farmaco ancora non autorizzato dall'Aifa (l'ente di farmacovigilanza italiana) e quindi privo di un protocollo e delle necessarie garanzie. La Ru486 è stata usata in associazione ad un secondo farmaco, registrato esclusivamente come antiulcera e ufficialmente sconsigliato, dalla stessa ditta che lo produce, per l`uso abortivo». «E` noto dalla letteratura scientifica che la mortalità per aborto chimico è dieci volte maggiore di quella per aborto chirurgico, e che l`aborto con la Ru486 è più lungo, doloroso, incerto e pericoloso di quello chirurgico: a non saperlo - conclude Roccella - sembra siano rimaste solo le parlamentari della sinistra, dal Pd alla Sinistra Arcobaleno, unite nella scarsa conoscenza della realtà».

L'agenda di biopolitica – Ieri alcuni parlamentari del PdL, tra cui la stessa Roccella, durante una conferenza stampa alla Camera, hanno presentato gli appuntamenti che il partito ha organizzato - dal 26 marzo al 7 aprile - per illustrare agli elettori il proprio impegno in materia di vita e famiglia. Un impegno che parte dalla consapevolezza che sotto questo profilo «non è vero che i programmi di Pd e PdL sono uguali». È il senatore Gaetano Quagliarello a fissare l’agenda della “biopolitica” per il PdL: gli obiettivi principali sono la revisione della legge 194 (senza ricorrere a una modifica legislativa), l’introduzione del quoziente familiare, l’opposizione a qualsiasi legge che introduca «direttamente o indirettamente» l’eutanasia. Si tratta di scelte che «valgono per tutti i membri del PdL», e che «non possono essere lasciate alla singola coscienza»; «come si confà ad un grande partito liberale, esiste uno spazio per la coscienza personale, ma a partire da un programma condiviso».



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