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Porcellum, perversioni di una legge elettorale

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Le leggi elettorali sono animali strani, complicati, per iniziati. Eppure ovunque nel mondo sono sempre oggetto di aspro dibattito politico. Nel parlamento del tranquillo stato dell’Iowa volarono letteralmente sedie e illazioni sull’onorabilità delle madri dei deputati di maggioranza, quando nel 1982 si discutevano le modifiche ai confini dei collegi elettorali. Ovunque nel mondo (tranne nel paese a forma di stivale) le leggi elettorali vengono modificate raramente, per cui ogni cambiamento, si sa, produrrà effetti per molti anni a venire.
Questo approfondimento vuole aiutare a capire un po’ meglio, possibilmente in modo semplice, come mai il “Porcellum”, la legge elettorale con cui ci apprestiamo a votare, si è meritatamente guadagnato questo nome, e di conseguenza cosa ci possiamo aspettare dalle elezioni.
Prima di tutto sgombriamo il campo da moralismi: ogni politico che mette mano ad una legge elettorale pensa di trarne vantaggio. La Costituzione, l’opposizione e l’opinione pubblica sono gli unici argini a questo.
Cosa dovrebbe garantire ogni legge elettorale? I principi sempre citati, ed in conflitto tra loro, sono la rappresentatività e la governabilità: vale a dire rispecchiare fedelmente le preferenze dei cittadini, e garantire una maggioranza stabile in parlamento. Aggiungerei anche che la chiarezza di un risultato elettorale aiuta molto l’accountability: se è chiaro chi ha vinto e chi ha perso, so chi premiare o punire alle prossime elezioni. Come ultimo criterio aggiungo che un sistema elettorale che induce ognuno a votare sinceramente (vale a dire per il partito preferito rispetto a tutti quelli disponibili) sarebbe desirerabile, porterebbe a risultati che meglio rispecchiano le preferenze della popolazione.
Di per sé l’impianto generale della legge non è così terribile: alla Camera la legge è proporzionale con premio di maggioranza. Il proporzionale garantisce la rappresentatività, ed il premio di maggioranza la governabilità. È chiaro che il premio di maggioranza crea una discontinuità nel rapporto voti seggi: se ottengo un voto in più del mio competitor, mi vengono assegnati molti seggi in più. Questo non è bene, ma può essere considerato un male necessario.

Sbarramenti e Coalizioni

Le perversioni iniziano quando si parla di soglie di sbarramento e coalizioni. Le soglie di sbarramento sono sacrosante: eliminano confusione e partitini che potrebbero far valere il loro essere aghi della bilancia per pesare molto di più del loro effettivo consenso. L’altro lato della medaglia, ancora una volta, è che uno sbarramento crea una discontinuità nell’assegnazione dei seggi: un voto in più ed il mio partito ottiene un numero sostanziale di deputati (il 4% equivale a circa 25 deputati), un voto in meno e non entro in Parlamento. Il Porcellum (per la Camera) dice ai partiti: se correte da soli, per entrare in Parlamento dovete raccogliere il 4% dei seggi, se invece vi rintanate al caldo di una coalizione, allora la soglia scende al 2%, anzi, dato che siamo buoni ripeschiamo anche il primo partito sotto-soglia.
È chiaro che il messaggio dato è semplice: raggruppatevi in coalizioni omnibus, così da avere un voto in più degli altri, prendere il premio di maggioranza, e poi vedete se riuscite a governare. Se l’obiettivo di Berlusconi era di avvelenare i pozzi al futuro governo per tornare a palazzo Chigi il prima possibile, allora il Porcellum ha raggiunto il suo obiettivo. Ricordiamo a queso proposito, come nota folkloristica, che nel Parlamento uscente il partito di Alessandra Mussolini è rimasto fuori dal parlamento con lo 0,64% dei voti, mentre la Nuova Dc di Rotondi, ottenendo lo 0,67%, da primo partito al di sotto del 2%, è riuscita ad avere alcuni seggi.
A supporto di una tesi (particolarmente cara a Berlusconi, tra gli altri), secondo cui le leggi elettorali contano fino ad un certo punto, va notato che fortunatamente la politica è diversa dall’ingegneria matematica, per cui queste coalizioni omnibus erano talmente mostruose che a queste elezioni “endogenamente” la politica si è decisa a farne a meno, e in questa tornata elettorale le alleanze sono molto circostanziate.

Senato: effetto soglia, voto strategico e nomine rege

Tuttavia è al Senato che la perversione raggiunge i suoi massimi. C’è da dire che la Costituzione all’articolo pone alcuni vincoli. Il Senato è eletto “su base regionale”, qualsiasi cosa questo significhi. Inoltre vota per il Senato solo chi ha compiuto 25 anni di età (e non 18, come per la Camera). Questo vuol dire che il Senato e la Camera sono eletti da due corpi elettorali diversi. Se poi aggiungiamo che, ad esempio, gli under-25 sono distribuiti in modo disomogeneo tra le varie regioni italiane (al Sud si fanno più figli), ecco che garantire un risultato simile a quello della Camera diventa difficile. Difficille ma non impossibile. Semplice e diabolico è invece il Porcellum, che fa di tutto per differenziare il più possibile le regole che eleggono il Senato da quelle per la Camera. Gli sbarramenti ad esempio salgono al 3% se ci si presenta in una coalizione ed ad un incredibile 8% se si va da soli. Come ben sappiamo il premio di maggioranza è su base regionale, per cui chi vince in una regione ottiene automaticamente (almeno) il 55% dei seggi.
Come dicevo, ogni sbarramento rende difficili le previsioni, in particolare quando ci sono partiti che sono vicini ad ottenere la percentuale minima per partecipare al riparto dei seggi. Il problema è che più alto è lo sbarramento, più i risultati cambiano a seconda che un partito passi o no la soglia.
Facciamo un esempio semplice: ci troviamo in un’ipotetica regione del centro italia, in cui il PD sicuramente vincerà il premio di maggioranza ed in cui (per semplicità) verranno assegnati 100 senatori.

Ipotizziamo che questi siano i risultati elettorali, ed i rispettivi seggi senatoriali:

Partito
% Voti
Seggi
PD
45%
55
PdL
35%
35
Sinistra Arcobaleno
10%
10
Udc
7%
0
La Destra
3%
0

Poniamo invece che l’Udc riesca a guadagnare qualche elettore “cattolico democratico”, e riesca così a raggiungere la soglia dell’8%. Ecco come si configurerebbero i risultati:
Partito
% Voti
Seggi
PD
44%
55
PdL
35%
30
Sinistra Arcobaleno
10%
8
Udc
8%
7
La Destra
3%
0

L’effetto soglia è evidentemente rilevante: bastano pochi voti in più all’Udc ed il PdL perde di colpo 5 senatori. Questo fatto ha due conseguenze: la prima è che il risultato elettorale è assolutamente imprevedibile e, direi, quasi casuale. In ogni regione partiti come Udc, Sinistra Arcobaleno e La Destra (quest’ultima nel Lazio, che è una regione in bilico) sono molto vicini alla soglia. La seconda ragione, forse ancora più grave, è che in una regione come in quella dell’esempio, un elettore del PD, fervido anti-berlusconiano, dovrebbe dare il voto all’Udc, in modo da farle passare la soglia dell’8%, e far perdere all’odiato Popolo delle Libertà 5 senatori. Sappiamo che gli elettori “strategici”, cioè quelli in grado di fare un ragionamento del genere e disposti ad attuarlo, sono una piccola percentuale dell’elettorato, ma in regioni non particolarmente popolose, pochi voti potrebbero far superare la soglia ad un partito. Aggiungiamo anche che in teoria il PD potrebbe decidere di “aiutare” l’Udc in campagna elettorale per ottenere questo risultato. E che un analogo ragionamento potrebbe essere fatto per il PdL in regioni in cui il PdL è sicuro di vincere. Altri esempi ancora peggiori potrebbero essere fatti: ci sono casi in cui un elettore del PdL, in una regione a maggoranza conservatrice, potrebbe voler votare Sinistra Arcobaleno per incrementare i seggi.
L’ultima perversione da sottolineare riguardo alla scelta di avere questa soglia-monstre all’8% è che le regioni italiane sono molto disomogenee in termini di popolazione. Questo vuol dire, banalmente, che un partito avrà molta più difficoltà a raccogliere l’8% dei voti (as esempio) in Lombardia o in Sicilia, mentre avrà più possibilità a superare la soglia in regioni più piccole, come il Friuli o l’Umbria. Questa sembrerebbe una questione puramente tecnica, ma il risultato è che si viola uno dei principi costituzionali cardine: i voti non sono più uguali. Le regioni più piccole eleggono meno senatori, ma lo stesso numero di elettori può incidere sostanzialmente nelle regioni più piccole, mentre è` irrilevante in quelle piu` popolose.
Ultimo elemento di questo lungo articolo è il fatto, noto ai più, che questa legge prevede liste bloccate, vale a dire dà agli estensori delle liste un potere enorme di decidere chi entra in Parlamento e chi no, e genera confusione nell’elettorato, che non è assolutamente in grado di sapere quali membri del parlamento ha contribuito ad eleggere. In questo senso il caso più macroscopico è quello del Molise: questa regione elegge 2 senatori. Con ogni probabilità saranno uno del PdL ed uno del PD. Con liste bloccate vuol dire che i due senatori del Molise di fatto non sono eletti, sono di fatto senatori per nomina regia di Berlusconi e di Veltroni.
Aggiungiamo ancora che il sistema elettorale è omogeneo su tutto il territorio italiano per la Camera, mentre al Senato Trentino-Alto Adige e Valle d’Aosta usano sistemi elettorali diversi da quelli delle altre diciotto regioni. Per il Trentino in particolare, non è stato trovato niente di meglio che lasciare tutto com’era prima della riforma (compreso lo scorporo, per quei pochi che si ricordano cos’è!).
Tutto congiura a rendere assolutamente imprevedibile il risultato elettorale, e tutto congiura a che il risultato della Camera e del Senato non corrispondano. Ad arrischiarsi in previsioni, oserei dire che probabilmente (ignorando l’ulteriore variabile dei senatori a vita), Berlusconi ed i suoi avranno una quindicina di senatori in più dell’opposizione, che non è molto ma che dovrebbe essere abbastanza per permettergli di governare. Sempre che nessuno si metta a litigare con la Lega.


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