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Embrioni e difesa della vita: il caso della Gran Bretagna

Prosegue l’inchiesta sulla bioetica de ilsussidiario.net con una battaglia destinata a scuotere il parlamento inglese: la revisione dei termini per l'aborto. Leggi l’analisi di Eugenia Roccella ex portavoce del Family Day e candidata PdL

Ecografia_FN1.jpg (Foto)

Non si è ancora spenta l'eco del dietro-front di Gordon Brown, che ha dato libertà di voto su alcuni aspetti controversi su human fertilisation and embryology bill (e cioè la creazione dei cosiddetti embrioni chimera, parte umani e parte animali), e che ilsussidiario.net ha seguito (leggi qui), e già si riapre prepotentemente il dibattito sulla revisione del temine massimo per l’interruzione volontaria di gravidanza, contenuto anch’esso in questa stessa legge quadro che – approvata nel 1990 – viene ora “tagliandata”.

Il fatto
Le associazioni britanniche pro-life hanno lanciato una durissima offensiva a favore della riduzione del termine di legge per l’interruzione di gravidanza. L’Inghilterra è infatti uno dei paesi europei in cui i termine ultimo per abortire è più avanzato (24 settimane). Il Dipartimento per la salute pubblica inglese ha però recentemente pubblicato un rapporto secondo il quale nel 2005, 909 bambini, nati prematuri tra la ventiduesima e la ventiquattresima settimana di gestazione sono sopravvissuti al parto e 250 di loro sono sopravvissuti per almeno l’intero anno successivo. In più, secondo un’indagine condotta dall’University College London Hospitals NHS Foundation Trust (UCLH), il tasso di sopravvivenza dei bambini nati vivi tra la ventiduesima e la venticinquesima settimana di gestazione è salito dal 32% del 1981 al 71% nel 2000. Inoltre, secondo un altro studio ufficiale 66 bambini sono nati vivi e deceduti dopo un aborto volontario, di cui 50 prima delle 22 settimane.

Le reazioni
Il mondo politico e l’opinione pubblica inglese sono stati scossi da questi dati diffusi dal telegraph e il prossimo mese i parlamentari avranno l’opportunità di votare secondo coscienza alcuni emendamenti alla legge che stabilisce dal 1990 il limite sull’interruzione di gravidanza. Il primo ministro Gordon Borwn ha annunciato il voto contrario a una riduzione del limite («Non ne vedo la necessità perché non ho ricevuto nessuna richiesta da organizzazioni mediche professionali di ridurre questo limite») mentre David Cameron, il leader dei Tory si è dichiarato favorevole a una riduzione a 20 settimane (che manterrebbe comunque la Gran Bretagna tra i paesi più permissivi in materia in Europa).

(Foto: Imagoeconomica)
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