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In Francia riforma dello Stato con tagli alla Pubblica amministrazione. In Italia per ora l’esempio lombardo

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Il consiglio dei ministri francese ha approvato ieri un progetto di legge destinato a promuovere la mobilità dei dipendenti pubblici, «ritenuto un fattore essenziale» della riforma dello Stato in cantiere.
Il progetto di legge, che non rimette in questione lo statuto dei dipendenti pubblici, prevede «un diritto alla mobilita», «un indennizzo alla mobilità» per quegli statali che vorrebbero cambiare ministero. Il testo di legge contempla anche un ricorso all'interim per un'eventuale sostituzione, una misura contestata dai sindacati che la considerano un primo passo verso il precariato anche nell'amministrazione pubblica.
Il governo, che intende non sostituire uno statale su due che va in pensione a partire del 2009, sta anche studiando la possibilità di offrire un'indennità pari a 24 mesi di retribuzione per i dipendenti pubblici che lascino su base volontaria il lavoro. L'indennità, definita “opzione seconda carriera”, sarebbe destinata ad avviare una nuova attività.

Tutto questo dopo che, alla fine della scorsa settimana, era stata annunciata una riforma dello Stato che dovrebbe portare a grossi risparmi nelle casse nazionali. Il ministro del Bilancio Eric Woerth ha infatti reso noto che nei primi due mesi del 2008 il deficit pubblico della Francia è salito a 22,70 miliardi contro i 20,15 miliardi del 2007 e i 13,5 miliardi del 2006. Parigi, che si accinge a prendere la presidenza dell'UE per il secondo semestre del 2008, si è impegnata con Bruxelles a riportare i conti pubblici in pareggio entro il 2012.
Per questo il Presidente Sarkozy, insieme al Consiglio di modernizzazione delle politiche pubbliche (CMPP) ha presentato un progetto in 166 punti, che coinvolgono tutto l'assetto economico dello Stato, dal Governo centrale alle amministrazioni locali. In particolare, saranno le politiche di intervento economiche e sociali ad essere riviste in maniera radicale. Si parla di un taglio totale di 464 miliardi di euro annui alle spese dello Stato, ripartite in 180 miliardi di euro per la sanità, 100 miliardi per la solidarietà sociale (per diversamente abili, tossicodipendenti, poveri ed emarginati), più di 80 miliardi per le politiche familiari, più di 70 miliardi per le politiche del lavoro e la formazione professionale e più di 43 miliardi per gli alloggi. Gli stessi settori (sanità, politiche sociali, famiglia, alloggi, lavoro, educazione, formazione, sviluppo e impresa) verranno comunque sostenuti, ma in modo più oculato e senza spreco delle finanze dello Stato.

Non c’è dubbio che una riforma simile sia auspicabile anche per il nostro Paese. Ma non va dimenticato che in questo campo già esiste un esempio virtuoso, quello della Regione Lombardia. Come ci racconta nel suo intervento Roberto Albonetti, Direttore Generale all’Assessorato formazione e lavoro della Lombardia, a partire da metà degli anni Novanta, il Pirellone ha iniziato un processo di riforma dell’amministrazione, che oggi è arrivata a costare 40 euro a cittadino, contro gli 80 di molte altre regioni italiane. Un cammino passato anche attraverso il cambiamento dell’erogazione dei servizi alle persone, diventati più efficienti sia in termini di costo che di qualità per l’utente finale.

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