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Sinistra 2/ Ma dov'è finito il voto operaio?

Anche i sindacati ritengono che la preferenza delle tute blu si sia spostata verso il centrodestra. Leggi l’approfondimento dell'editorialista LODOVICO FESTA e dello scrittore LUCA DONINELLI

Operaio-fischietto_FN1.jpg (Foto)

Dopo la pesante sconfitta elettorale, il mondo della Sinistra radicale si interroga sulle ragioni che hanno portato partiti come Prc e Pdci a non superare nemmeno lo sbarramento del 4% necessario per accedere alla Camera dei deputati.
Il principale indiziato appare il voto degli operai, in passato determinante per questa parte politica, che pare essersi spostato verso altri partiti, in particolare Lega e Pd.
Anche i sindacati, in particolare la Cgil e la Fiom, si ritengono responsabili del risultato. Per Guglielmo Epifani, segretario generale della Cgil, sulla sconfitta occorre «fare una lucida e coraggiosa analisi. Così come interroga tutti, compresa la Cgil, l’andamento del voto di operai e pensionati». Molto probabile che proprio su questa riflessione si baserà la prossima conferenza nazionale del sindacato in programma a fine maggio.
Molto più dura l’analisi Giorgio Cremaschi, segretario nazionale della Fiom, ha infatti dichiarato: «Questa è una sconfitta di tutta la sinistra in tutte le sue parti, anche sindacali». E a monte vi sarebbe «il fallimento del Governo Prodi», soprattutto perché «ha rotto con gli operai». «C’è stato un voto operaio - spiega Cremaschi - che nelle regioni del Nord è andato o verso l’astensione o verso il voto di protesta o a al centrodestra».
Nel frattempo, il Partito della Rifondazione Comunista, direttamente interessato dalla sconfitta elettorale, cominciare a pensare al suo futuro e prepara un congresso straordinario prima dell’estate. Probabile l’azzeramento dei vertici, ma è aperta anche l’ipotesi dello scioglimento del partito per far confluire tutte le forze della Sinistra in un unico soggetto.

(Foto: Imagoeconomica)
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