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EMERGENZA CIBO/ 15 giorni per salvare gli aiuti ai banchi alimentari. Basta firmare una petizione

Continua il focus de ilsussidiario.net sull’emergenza cibo che ha assunto dimensioni mondiali e non riguarda più i paesi sottosviluppati, ma anche grandi potenze come Usa e Giappone. Abbiamo voluto proporre ai lettori la petizione sulla risoluzione del Parlamento europeo in favore dei banchi alimentari che rischiano di non poter avere più le eccedenze alimentari da redistribuire ai poveri. È possibile sottoscrivere la PETIZIONE fino al 14 maggio. Leggi gli approfondimenti di EMILIO COLOMBO (Docente di economia internazionale all’Università Milano-Bicocca) e di MARIO MAURO (Vicepresidente del Parlamento Europeo)

anziana_spesa_FN1.jpg (Foto)

Privati cittadini ed enti assistenziali sono chiamati in causa direttamente per esprimere un giudizio sul futuro del programma europeo di aiuti alimentari. Sul portale dell'Unione Europea, fino al 14 maggio, sarà infatti attiva una consultazione pubblica che consente a enti, associazioni, organizzazioni non governative e privati cittadini, di far sentire la propria voce nell'ambito del processo che porterà, entro il prossimo giugno, ad una decisione circa il futuro delle politche di aiuto alimentare alle persone bisognose. Nell'europa a 25 (quindi con l'esclusione di Bulgaria e Romania) si contano circa 40 milioni di poveri. La continua escalation del prezzo dei generi alimentari rischia di far aumentare in modo considerevole questo dato e di far sprofondare sotto la soglia della povertà sempre più famiglie monoreddito di operai e impiegati, che fino a qualche tempo fa sbarcavano il lunario dignitosamente e che ora vanno a ingrossare le fila di quelli che vengono definiti i “nuovi poveri”. Il programma europeo di aiuti alimentari si basa essenzialmente sull'utilizzo delle eccedenze agricole stoccate dall'Unione Europea e quindi destinate ai milioni di poveri che abitano negli stati aderenti. Ora le eccedenze non esistono più e le scorte alimentari sono ridotte al lumicino. La riforma della Pac del 2003, quando era alla guida dell'UE Romano Prodi, ha segnato il passaggio da una politica improntata al sostegno dei prezzi e della produzione a una politica a sostegno del reddito dei produttori, eliminando di fatto le scorte alimentari. Il futuro delle politiche a sostegno della povertà passa anche dalla consultazione pubblica.

La FEBA (Federazione Europea dei Banchi Alimentari), che sfama ogni anno 4 milioni e 3000 mila poveri, ha deciso di promuovere una risposta collettiva al questionario. Di essenziale importanza il quesito 11: “Finora il programma comunitario di aiuto alimentare a favore degli indigenti dell’Unione europea dipendeva dalle eccedenze alimentari. Grazie alla riforma della politica agricola comune, tali eccedenze sono praticamente scomparse”. La risposta appropriata è “Continuato, ma sulla base di prodotti alimentari acquistati …”. Alla base di questa scelta la consapevolezza che l'aiuto attraverso la distribuzione di generi alimentari sia più efficace e discreto. In più, come nel caso della Fondazione Banco Alimentare Onlus, la distribuzione ai poveri avviene attraverso enti caritativi che non si limitano ad erogare un pasto ma coltivano un rapporto umano con le persone che accolgono. Metodi alternativi come il sostegno al reddito o l'erogazione di Food Stamp, pur favorendo un aiuto economico immediato, rischiano di favorire una maggiore solitudine nei bisognosi, che è la forma più grave di povertá. La consegna della spesa settimanale o l'accoglienza in una comunità favoriscono il supporto e l'accoglienza, veri valori aggiunti che si creano nel rapporto tra i volontari e il poveri. Per questo motivo alla domanda 13, che chiede di esprimere un parere sull'introduzione dei Food Stamps, la risposta consigliata è “no, sicuramente no”.

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