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È possibile una giustizia al servizio della verità?

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Stampa e televisione diluiscono l’attuale campagna elettorale in chiacchiere senza fiammate, raramente si entra nel merito del contenuto dei programmi, e se i candidati lasciano trapelare qualcosa relativamente a temi importanti, come ad esempio la giustizia, ci si imbatte in petizioni di principio, proclami e frasi fatte.

Lo sbandierare principi e parole è indice di due cose: primo, della mancanza di una visione culturale entro cui tali principi si collocano: principi fondamentali come la sovranità popolare, l’indipendenza del giudice o quelli alla base del processo penale, perdono di profondità, e divengono così solo slogan; secondo, della difficoltà, se non incapacità o pigrizia, a intraprendere scelte immediate: si usano e si brandiscono principi opposti ormai sclerotizzati per bloccare un cambiamento, solo perché proposto dalla parte avversa, senza guardare in faccia il presente, e rinunciando alla fatica di compiere scelte concrete.

Per questa ragione pubblichiamo un Manifesto sulla giustizia: la giustizia italiana è un malato che non si può più trascurare, e occorre, per curarlo, ripartire dal bisogno di giustizia che è nel cuore di ogni uomo. Le interviste a Manconi (Pd) e Mantovano (PdL) portano invece a misurarsi con alcuni problemi aperti con cui si dovrà misurare la parte che uscirà vincitrice dalle imminenti elezioni: riforme dei codici, separazione delle carriere dei magistrati, efficienza nel funzionamento dei processi, diventano occasione di confronto tra esponenti appartenenti a diverse compagini politiche, affinché si possa aprire un confronto serio e sereno su scelte concrete e immediatamente percorribili, scelte necessarie per attuare dei cambiamenti in un sistema-giustizia che chiede ossigeno.

(Sante Pollastro)

(Foto: Imagoeconomica)


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