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Assemblea della Cei. I veri temi in discussione, al di là di presunte "ingerenze"

Si è aperta lunedì in Vaticano la 58ª Assemblea Generale della CEI. Molti i temi che sono stati affrontati ma i media hanno dato spazio solo ad due o tre, seguiti dalla solita polemica sull'ingerenza della Chiesa. E mentre D'Alema rigira la storica minestra, Bagnasco richiama i giovani alla bellezza del Vangelo

church_FN1.JPG (Foto)

Si è aperta lunedì 26 maggio in Vaticano con la prolusione del presidente S.E. Card. Angelo Bagnasco la 58ª Assemblea Generale della CEI. Tra le tematiche presenti nell’agenda di questa assemblea vi sono: una riflessione consuntiva su questi ultimi vent’anni che hanno visto l’operatività del nuovo sistema di sostentamento economico alla Chiesa cattolica in Italia grazie al contributo statale dell’8 per mille, nato con la legge 222 del 1985 ma operativo a tutti gli effetti solo a fine anni ’80; una discussione relativa a “Giovani e Vangelo: percorsi di evangelizzazione ed educazione”; la presentazione di un documento comune per una pastorale dei matrimoni tra cattolici e battisti in Italia; la conclusione dell’attività promossa dalla campagna giubilare per la riduzione del debito dei Paesi poveri e la presentazione del documento conclusivo della 45ª settimana sociale dei cattolici italiani; saranno fornite alcune comunicazioni sulle iniziative nell’ambito dell’Agorà dei giovani italiani in vista della XXIII Giornata mondiale della gioventù (Sydney, 15-20 luglio 2008), sul 25° Congresso Eucaristico nazionale (Ancona, 4-11 settembre 2011); ed infine verrà presentato e approvato il calendario delle attività della Conferenza Episcopale Italiana per l’anno pastorale 2008-2009, nonché alcune comunicazioni in materia giuridico-amministrativa come la presentazione e l’approvazione del bilancio consuntivo della Conferenza Episcopale Italiana per l’anno 2007, la presentazione e l’approvazione della ripartizione e assegnazione delle somme derivanti dall’8 per mille per l’anno 2008 e la presentazione del bilancio consuntivo dell’Istituto centrale per il sostentamento del clero per l’anno 2007. E’ prevista anche la partecipazione ai lavori del Santo Padre Benedetto XVI.

Nonostante le sopraelencate questioni per le quali è stata convocata questa assemblea, i media nazionali hanno dato ampio spazio solo ad alcune delle tematiche toccate da S.E. Card. Bagnasco nella sua prolusione. A fronte di un documento di dodici cartelle, i riferimenti diretti alla situazione politica o alla cronaca nazionale ne hanno occupate nemmeno un paio. Eppure ad un lettore qualsiasi potrebbe apparire, leggendo i giornali o sentendo i tg, che la CEI si riunisce per “dettare l’agenda al governo”, come è stato scritto su un noto quotidiano nazionale. Credo sia normale che, come in Italia sia consentito dire la propria ad ogni associazione di categoria, anche i preti possano dire la loro in merito al Paese in cui vivono, lavorano, votano e sovente operano in strutture assistenziali che arrivano laddove lo stesso stato Italiano non arriva.

Angelo Bagnasco quindi, con tutti i diritti del caso, si è espresso sui problemi di carente sicurezza percepita dalla popolazione; a favore di un controllo dell’immigrazione che debba saper mettere bene in chiaro diritti ma anche doveri di chi entra nel nostro Paese, segnalando però anche le pietose condizioni alle quali sono sovente sottoposti gli immigrati clandestini nei CPT e sollecitando di conseguenza un maggiore rispetto della dignità umana. Vi sono stati poi accenni alla situazione campana, per la quale è stato chiesto un maggiore senso di responsabilità da parte di tutti i soggetti coinvolti; ed alle recenti tragedie occorse a molti operai sul luogo di lavoro, auspicando un impegno particolarmente urgente da parte degli imprenditori mediante interventi concreti sulla sicurezza.

A riguardo di tematiche personalistiche, verso le quali la Chiesa si è sempre dimostrata attenta osservatrice, vi sono state delle critiche sull’intervento operato in extremis dall’ex ministro Turco sulle linee guida della legge 40 sulla fecondazione assistita, ribadendo la massima attenzione delle forze in campo affinché vengano scongiurate pericolose derive eugenetiche: «E' da auspicare che i criteri ispiratori e le disposizioni della legge 40 non siano oggetto di interventi volti a stravolgere il punto di equilibrio raggiunto dal Parlamento, e poi chiaramente confermato dall'esito referendario, ma al contrario possano trovare piena attuazione in uno spirito di condivisa attenzione alla vita» dice S.E Card. Bagnasco.

Infine, il Presidente della CEI ha sollecitato il nuovo governo, aiutato da un’auspicata partecipazione responsabile di tutte le forze politiche, nel mettere seriamente in atto quella serie di attese azioni sul fronte degli stipendi e delle pensioni, per una difesa reale del potere d'acquisto e soprattutto dei nuclei famigliari: dall'emergenza abitativa alle iniziative di sostegno della maternità, lodando particolarmente iniziative come la recente “Un fisco a misura di famiglia” promossa dal forum delle associazioni familiari.

Poche parole, dunque. L’opinione di una categoria che non si capisce perché dovrebbe tacere su ciò che accade nel nostro paese. Alla faccia delle ingerenze clericali nella vita politica italiana che da sempre il centrosinistra cerca di usare come strumento di lotta, al fine di raggiunger quella “modernità” che sarebbe utile ad equiparare il nostro Paese ai più avanzati nel mondo. Spiace notare che nonostante la tremenda scoppola elettorale, alcuni esponenti di spicco di questa parte politica come l’ex ministro degli esteri Massimo D’Alema continuino a mescolare stancamente la stessa minestra che la maggioranza degli italiani ha a più riprese confermato di non gradire. Dalle colonne del “Corriere”, D’Alema ha avuto modo di denunciare questo presunto «patto di potere tra la destra e la religione cattolica, un'alleanza che mette a rischio i fondamenti dello stato laico e minaccia la Chiesa stessa. Perché la tentazione del potere è "demoniaca" e sempre, nella storia, è stata all'origine di "misfatti" di cui Giovanni Paolo II ha dovuto chiedere perdono». Comprendiamo che D’Alema, dal basso della sua supponenza, si senta in grado di giudicare anche Benedetto XVI; però gradirei ricordargli che a riguardo di “patti di potere” o “tentazioni di potere demoniache”, lui è stato attivo dirigente del più potente e ricco partito comunista d’occidente, legato a doppio filo con Mosca. E dalle “tentazioni” scaturite da questo “patto” credo che D’Alema (e non solo lui) ne abbia tratto qualche cospicuo vantaggio in più rispetto ad un normale tesserato PCI operaio a Mirafiori. Infine, parlando di “misfatti”, quelli compiuti dalla Chiesa in oltre duemila anni sono bazzecole in confronto a quelli compiuti dal comunismo in meno di un secolo, e per i quali nessuno ha mai chiesto “scusa” ad una sola delle vittime.

Torniamo alla CEI. A dispetto di quanto vogliano far credere i media, le menti dei vescovi italiani, seppur giustamente interessati alle vicende interne (come accade negli USA, definiti da Benedetto XVI «grande Nazione dove lo Stato è volutamente e decisamente laico, ma proprio per una volontà religiosa, per dare autenticità alla religione»), volano un po’ più alto rispetto all’emergenza “rifiuti” o a quella “sicurezza”. La prova è il fatto che lo spazio più ampio della prolusione è stato dedicato da S.E. Card. Bagnasco al tema dell’educazione dei nostri giovani alla bellezza del Vangelo e della proposta di Cristo, che nulla toglie e tutto dona. I giovani di oggi sono infatti i «primi bersagli della cultura nichilista che li invita, li incoraggia, li sospinge a coltivare soltanto le "passioni tristi" provocando una grande anestesia degli spiriti, e rendendoli incapaci di slanci e quindi inerti. Si tratta di una cultura che instilla in loro la convinzione che nulla di grande, bello, nobile ci sia da perseguire nella vita, ma che ci si debba accontentare di un "qui ed ora" di obiettivi di basso profilo, di una navigazione di piccolo cabotaggio, perché vano è puntare la prua verso il mare aperto. L'esito finale della cultura nichilista risulta dalle cronache del nostro Paese, con vicende amare che hanno per protagonisti gli adolescenti. I sogni e i desideri tipici dei giovani vengono frantumati proprio mentre chiedono invece di essere protetti, coltivati nel lavoro educativo, e sospinti verso mete nobili e alte, che noi sappiamo essere a misura dei giovani». Ecco perché è stata ribadita l’assoluta necessità di «percorsi di evangelizzazione ed educazione per i giovani», citando quale esempio l’ottimo atteggiamento semplice, fermo e diretto dell’attuale Pontefice, che come il suo amato predecessore «non mortifica i giovani né li giudica», e che lo scorso Aprile ebbe a dire ai giovani seminaristi Newyorkesi che «la verità non è un’imposizione. Né è semplicemente un insieme di regole. È la scoperta di Uno che non ci tradisce mai, di Uno del quale possiamo sempre fidarci».

Ecco, questa sarebbe “l’ingerenza” che la CEI attua sul sistema politico italiano. Ci sarebbe da ridere, se l’argomento non fosse più che serio, e se davanti a tanti giovani senza né arte né parte non potessimo fare altro che ringraziare qualcuno che, anziché riempirli come tacchini da macello di abbagli ed inganni televisivi (a causa dei quali -vedi la recente cronaca- qualcuno ha perso anche il controllo e la percezione fra fantasia e vita reale); propone loro una seria alternativa di vita. Un’alternativa che li spinga a guardare lontano, a non chinarsi su se stessi, ad avere obiettivi grandi, importanti e duraturi in una società che invece teorizza il consumo veloce (di cose e persone) e l’opportunismo del momento come uniche opzioni utili. Menomale dunque che abbiamo la possibilità di ascoltare ancora certe parole, apparentemente ovvie, ma in realtà così lontane dal nostro vissuto quotidiano: «Esprimere liberamente la propria fede, partecipare in nome del Vangelo al dibattito pubblico, portare serenamente il proprio contributo nella formazione degli orientamenti politico-legislativi, accettando sempre le decisioni prese dalla maggioranza: ecco ciò che non può mai essere scambiato per una minaccia alla laicità dello Stato. Né in America né in Europa la Chiesa non vuole imporre a nessuno una "morale religiosa": infatti essa enuncia da sempre - insieme a principi tipicamente religiosi - i valori fondamentali che definiscono la persona, cuore della società. Proprio perché fondativi, essi sono di ordine naturale, radicati cioè nell'essere stesso dell'uomo, anche se il Vangelo li assume e rilancia illuminandoli di luce ulteriore e piena». Il Vangelo di Cristo: ancora una volta, semplicemente la più ragionevole delle opzioni.

(foto: imagoeconomica)
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