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Politica

FEDERALISMO/ Bossi promette: il modello sarà quello di Formigoni

Il ministro per le Riforme ha già presentato un progetto di legge alla Camera che ricalca la proposta del Pirellone di un anno fa. Leggi gli approfondimenti di MARCO ALFIERI (giornalista de Il Sole 24 Ore) e LUCA ANTONINI (componente dell’Alta Commissione di studio sul federalismo fiscale)

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La nuova squadra di governo è fatta e un posto chiave è senza dubbio quello occupato da Umberto Bossi, ministro delle Riforme. A lui infatti spetterà occuparsi del federalismo fiscale, un tema caro allo stesso partito, la Lega Nord, di cui è leader.
Da questo punto di vista sappiamo già come intende muoversi, se non altro perché la scorsa settimana, La Padania, il quotidiano del Carroccio, ha pubblicato ampi stralci di una proposta di legge che lo stesso Bossi ha presentato alla Camera dei Deputati sul tema.
Non si tratta a dire la verità di una novità, in quanto la proposta di legge riprende una proposta inviata dalla Regione Lombardia al Parlamento circa un anno fa. Un segno forse che proprio dal “modello Lombardia” si intende partire per dar finalmente corpo al federalismo fiscale, ritenuto ormai una priorità per il paese. I timori di una possibile riforma di questo tipo riguardano, però, il Sud. Berlusconi ha ripetuto più volte in campagna elettorale: il nostro federalismo sarà “solidale”. E nella sua stessa maggioranza esiste un partito, il Movimento per l’Autonomia, con una forte connotazione territoriale legata al Sud. Tuttavia, rimangono perplessità sul fatto che il Sud riesca a cambiare improvvisamente marcia, responsabilizzando alcune sue regioni che finora hanno compensato i deficit di bilancio mediante i trasferimenti di risorse dallo Stato centrale. La proposta di legge, infatti, prevede che l’80% del gettito Iva e il 15% dell’Irpef rimangano alla Regione, oltre che misure di perequazione orizzontale tali da “ridurre di non oltre il 50% le differenze di capacità fiscale per abitante”. Dunque la gestione dei fondi di solidarietà orizzontale, per le Regioni che dipendono dal fondo perequativo, renderà trasparente come vengono spesi i soldi. Resta aperto il problema della transizione e dell’adeguamento delle diverse “velocità”, da parte delle Regioni che sono sotto la media nella copertura della spesa corrente e che quindi attingono alle casse dello Stato. Interrogato dai cronisti poco prima del giuramento, Bossi ha comunque garantito di sentirsi «molto fiducioso» e di affrontare il nuovo impegno di Governo «con uno stato d'animo ottimo e solido».
In attesa che l’esecutivo di Berlusconi, che ieri ha giurato davanti al Capo dello Stato, cominci a “operare sul campo”, restano dunque due interrogativi: riuscirà ad arrivare in porto una riforma dell’articolo 119 della Costituzione? E porterà uguali vantaggi in tutto il Paese?

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