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MODELLO EXPO/ Vittadini e D'Alema: una sfida comune per il futuro di Milano e del Paese

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Concretezza: questo è il termine che forse meglio di ogni altro può dare la cifra del tipo di dibattito e di lavoro svolto lo scorso 19 giugno, al Teatro Angelicum di Milano, in occasione del Laboratorio di Atlantide organizzato da Cdo Milano e Fondazione per la Sussidiarietà.
Tema della serata era l’Expo: sia dal punto di vista dell’evento in sé, con tutta la riflessione sul lavoro fatto e sul lavoro da fare nei prossimi anni, a livello di strategia organizzativa e politica; sia dal punto di vista del contenuto, vale a dire quell’asse concettuale nutrizione-energia che domina in questo momento lo scenario sociale ed economico su scala globale.
Ospite d’eccezione della serata Massimo D’Alema. A Milano per una serie di incontri – anche con il sindaco Moratti e proprio per il tema Expo – l’ex ministro degli Esteri ha svolto un discorso, appunto, molto concreto, riflettendo sulle possibilità che il “modello Expo” rappresenta per l’intero scenario politico italiano. Un’indicazione non di poco conto, in un momento in cui la situazione politica italiana sta traballando, scossa da una forte spinta verso un ritorno al clima di scontro frontale maggioranza-opposizione.
Questo il perno del discorso di D’Almea: la vittoria dell’Expo è stata il frutto di un lavoro comune. Un lavoro che si è operativamente realizzato grazie a una virtuosa divisone dei compiti: il centrosinistra ha rapporti migliori con certi Paesi piuttosto che con altri, e quelli ha gestito; e lo stesso, a parti invertite, hanno fatto i politici di centrodestra. «Non avremmo vinto senza mettere insieme le nostre risorse», ha semplicemente constatato D’Alema.
Ma non si è trattato solo di un problema di strategia: elemento centrale della vittoria dell’Expo è stato certamente anche il contenuto stesso della proposta, quel “Nutrire il pianeta, energia per la vita” divenuto nei mesi sempre più di scottante attualità. Come ha sottolineato nel suo intervento Giorgio Vittadini, «la grande esplosione del problema alimentare in relazione ai problemi energetici ha fatto sì che il tema “Nutrire il pianeta energia per la vita” assumesse una prospettiva di breve periodo, dovuta alla presenza di un problema attualmente irrisolto». Un problema che non può essere affrontato con soluzioni schematiche calate dall’alto (vedasi il fallimento del convegno della Fao), ma valorizzando sussidiariamente le tante esperienze che vengono da tutto il mondo, vale dire le “good pratcices” di cui ha parlato ancora Vittadini.
Ora, le sfide da affrontare da qui al 2015 sono molte. Ci sarà molto da discutere anche sull’aspetto organizzativo, come emerso chiaramente in questi giorni. La proposta, ad esempio, di una governance duale per gestire l’evento, proposta dal sottosegretario ai Trasporti Roberto Castelli («un comitato organizzatore con un presidente» cui affiancare «un comitato di sorveglianza che valuterà cosa fa il comitato organizzatore»), ha trovato il pieno consenso del governatore della Lombardia Formigoni, e su questo ci sarà dunque da lavorare.
Ciò che più conta è che quel modello di collaborazione virtuosa tra i vari mondi della politica e della società civile venga portato avanti con la stessa decisione ed efficacia. Questo potrebbe non solo assicurare la buona riuscita dell’evento, ma rimanere come un faro costante per la politica nazionale: perché il ritorno al clima da scontro frontale cui si assiste in questi giorni è cosa certamente non gradita a chi ha a cuore il bene del Paese.



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