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LEGGE 40/ Ecco come il Governo cercherà di cambiare le linee guida della Turco

Relazionando alla commissione Sanità del Senato il Ministro Maurizio Sacconi ha dichiarato l'intenzione di rivedere le linee guida della famosa legge 40 sulla fecondazione assistita varate in extremis dal Ministro del precedente Governo Livia Turco. Ilsussidiario.net ha chiesto ad ASSUNTINA MORRESI , membro del Comitato Nazionale di Bioetica di commentare la notizia e all'avvocato RICCARDO MARLETTA di riepilogare le tappe salienti di una vicenda così controversa.

embrioni_plastica_FN1.jpg (Foto)

Il Ministro del Welfare Maurizio Sacconi, nel corso di un’audizione alla Commissione Sanità del Senato, ha dichiarato che si sta procedendo ad una verifica delle nuove linee guida della legge 40, quelle emesse dall’ex-ministro Livia Turco negli ultimi giorni del suo mandato, per introdurvi, forse, una correzione.

Il divieto della diagnosi preimpianto, cioè la possibilità di esaminare il Dna delle cellule che costituiscono l’embrione nei primissimi giorni del suo sviluppo, per individuarne eventuali difetti genetici, è uno dei punti cardine della legge 40 che regolamenta la procreazione medicalmente assistita. L’accesso a questa tecnica consentirebbe la selezione di embrioni sani e lo scarto di quelli “difettati”: allo stato attuale delle conoscenze, una volta individuati difetti genetici, non è possibile “curare” gli embrioni, ma solamente sceglierne alcuni – quelli sani - a discapito di altri, che non verrebbero trasferiti in utero.

Una procedura eugenetica, insomma, non consentita dalla legge 40, che infatti non prevede che coppie portatrici di malattie genetiche possano accedere alle tecniche di fecondazione in vitro. Questa legge è stata pensata per aiutare coppie sterili o infertili ad avere figli con le nuove tecniche, e non ha come scopo quello di permettere alle coppie di scegliere i propri figli.

Che la diagnosi preimpianto sia vietata dalla legge 40, e non semplicemente dalle sue linee guida, è dimostrato dal fatto che uno dei quattro quesiti referendari proposti da chi si è opposto alla legge – quelli per i quali si è astenuto dal voto il 75% degli aventi diritto, nel 2005 – riguardava proprio l’abolizione di tale divieto. Il che significa innanzitutto che solo abrogando alcune parti della legge la diagnosi preimpianto può essere introdotta, e poi che il parlamento e il popolo italiano si sono già pronunciati a favore di tale divieto.

L’ex ministro Livia Turco quindi ha solo cercato di forzare le linee guida della legge, eliminando la parte in cui esplicitamente si dichiarava che l’unica analisi possibile dell’embrione era quella osservazionale. Nei fatti niente è cambiato: finchè ci sarà il limite massimo dei tre embrioni da creare e trasferire in utero, e finchè la legge non permetterà l’accesso anche a portatori di malattie genetiche, non è possibile fare alcuna diagnosi preimpianto. Molti degli embrioni provenienti da coppie portatrici di questo tipo di patologie sono anch’essi malati, ed è necessario crearne un certo numero per poter avere una possibilità concreta di averne alcuni sani.

Per questo è importante conoscere il parere della Corte Costituzionale, interpellata dalla recente sentenza del Tar del Lazio, proprio riguardo all’articolo di legge sul limite massimo dei tre embrioni. Qualsiasi sarà l’esito di tale pronunciamento – cioè stabilire se tale limite è costituzionale oppure no - avrà senza dubbio ricadute sulle linee guida, che dovranno comunque essere riconsiderate.

Perché tanta fretta nella formulazione di nuove linee guida, allora? Non sarebbe stato più opportuno aspettare la Corte Costituzionale?
L’iniziativa politica dell’ex ministro Turco, oltre ad essere scorretta dal punto di vista politico, e discutibile da quello dei contenuti – almeno nella parte riguardante la diagnosi preimpianto - si potrebbe dimostrare pure inutile.

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