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Il nuovo federalismo può diminuire le tasse ai cittadini

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Onorevole Caparini, qual è la novità delle nuove linee guida presentate da Calderoli, rispetto al federalismo del modello lombardo?

Nel definire la road map per la definizione del federalismo fiscale, al quale vogliamo arrivare entro fine 2008, l’esperienza lombarda ha avuto un ruolo fondamentale per il metodo concertativo, che ha visto la partecipazione di tutte le forze politiche. Direi che il punto fondamentale delle linee guida esposte ieri in Commissione bicamerale per le questioni regionali è quello della correlazione tra la prestazione erogata e il tributo richiesto. Una correlazione diretta che dovrà conseguentemente portare a un ridisegno del sistema dei tributi, ovviamente non aggiuntivi, come purtroppo in passato siamo stati abituati a subire, ma sostitutivi. E questo sempre nell’ottica di arrivare a una diminuzione del carico impositivo totale che grava sul cittadino contribuente.

Fino ad oggi la spesa regionale è stata finanziata in larga parte dal gettito Irap. Che ne pensa?

È un esempio di mancata correlazione tra un’imposta - come l’Irap, che nasceva come imposta regionale - e la prestazione erogata. Mentre la stragrande maggioranza dei bilanci regionali sono impegnati per l’erogazione del servizio sanitario, l’Irap è un’imposta sulle attività produttive. In un sistema realmente federale c’è un rapporto biunivoco tra prestazione e tributo, tra causa e effetto e quindi ne consegue che se la prestazione erogata è all’altezza, il tributo ne è commisurato. Questo dà la possibilità al cittadino contribuente di giudicare il livello di tassazione in base ai servizi che riceve e quindi premiare, ovvero “castigare”, l’azione o gli amministratori che questo rapporto non sono stati in grado di mantenere.

Può fare un esempio concreto?

È evidente il caso dei rifiuti in Campania, o delle prestazioni sanitarie erogate dal Lazio. Dove sappiamo che con un trasferimento pro capite di gran lunga superiore a quello lombardo la sanità del Lazio costa molto di più, tanto è vero che alla fine è arrivata a raggiungere uno sbilancio di oltre 10 miliardi di euro in pochi anni, e questo è dovuto non ai servizi erogati, ma al clientelismo e all’assistenzialismo. A uno sbilancio tra gli addetti – 7 su mille abitanti per il Lazio contro 1 su mille abitanti per la Lombardia.

Quali sono le novità in tema di perequazione?

È il punto fondamentale. Dopoche il fondo di perequazione avrà ripartito i trasferimenti alle Regioni sulla base del meccanismo della spesa storica, la definizione dei costi standard segnerà il superamento della spesa storica. I costi standard saranno il punto cardinale di riferimento per trasferire o meno le risorse necessarie a garantire i livelli essenziali in ambiti come sanità, assistenza e istruzione.

Quali poteri avranno i comuni?

Col federalismo fiscale, che poi sarà seguito da quello istituzionale, ci sarà la possibilità di creare un rapporto diretto tra servizi erogati e risorse a disposizione. Significherà per i comuni maggiori competenze, ma anche maggiori risorse.



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