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IMMIGRAZIONE/ Il provvedimento del Governo era necessario, ma l’emergenza si può superare

Pubblicazione:martedì 29 luglio 2008

sbarco_FN1.jpg (Foto)

Nell’ultimo Consiglio dei Ministri di venerdì scorso, il Governo ha decretato lo stato di emergenza su tutto il territorio nazionale per gestire i flussi di immigrazione clandestina. Un provvedimento già adottato dal precedente esecutivo, ma solamente per Sicilia, Calabria e Puglia.
Oggi il Ministro dell’Interno Maroni riferirà in Parlamento sulla decisione presa, nel frattempo abbiamo raggiunto il Sottosegretario dell’Interno Alfredo Mantovano per aiutarci a capire la situazione del fenomeno immigratorio e le ragioni dell’ordinanza del Governo.

Sottosegretario Mantovano, qual è la situazione del fenomeno immigratorio verso l’Italia?

Ci troviamo di fronte a un’emergenza che ha conosciuto un forte impulso negli ultimi anni, specie negli ultimi due, quando alcune nazioni europee, come la Spagna e la Francia, hanno deciso di restringere l’ingresso nei loro Paesi e i clandestini si sono riversati sull’Italia pensando che fosse più facile entrarci e rimanerci. Non è un caso che a Lampedusa oggi sbarchi un numero di immigrati dieci volte superiore a quello di tre anni fa.

Lo stato di emergenza è stato dichiarato anche per garantire un trattamento più umano e per ospitare al meglio gli immigrati. Qual è la situazione nei centri di accoglienza?

Il centro di prima di accoglienza di Lampedusa, che affronta le prime 24-48 ore successive agli sbarchi, fornisce le prime cure materiali e opera un primo screening sanitario.
Ovviamente Lampedusa è una piccola isola che non offre la possibilità di ospitare molti immigrati, soprattutto ora che il loro numero è aumentato in maniera vertiginosa. Per questo, attraverso dei ponti aerei, essi vengono trasferiti in altre zone del territorio nazionale.

Qual è l’obiettivo principale del provvedimento uscito dal Consiglio dei Ministri?

Il primo effetto è quello di avere a disposizione strumenti più agili e veloci rispetto a quelli che di solito si hanno a disposizione per far fronte a queste emergenze.
Si tratta di trovare dalla mattina alla sera tutto quello che può servire a sfamare e curare migliaia di persone. Sveltire le procedure amministrative attraverso tale meccanismo non può che essere d’aiuto ad affrontare questo tipo di esigenza.

C’è modo di superare questa emergenza e più in generale la possibilità di gestire al meglio il crescente fenomeno immigratorio?

Penso che anche la più rigorosa delle norme nazionali non può risolvere totalmente il problema. C’è bisogno di una politica d’area, una politica europea.
Vanno poi intensificati i rapporti bilaterali con i Paesi di provenienza e di transito. In particolare, lo sforzo politico, prima ancora che giuridico, va dato per attuare completamente l’accordo con la Libia, sottoscritto nel dicembre dello scorso anno dall’allora Ministro Amato, che è rimasto finora sulla carta.

Cosa è stato stabilito in questo accordo?

Veniva previsto l’invio di aiuti alla Libia in cambio di collaborazione nella gestione dei flussi migratori.
Durante la precedente esperienza di governo questi aiuti sono stati effettivamente mandati: penso ai prefabbricati usati per costruire campi, alle attività di istruzione per le forze di polizie libiche, ai vari mezzi (autovetture e motovedette) consegnate a Tripoli.
Si tratta ora di riprendere quest’opera di collaborazione.



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