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PRECARI/ Il Governo non fa marcia indietro, ma Sacconi promette: la modifica arriverà con il disegno di legge

La maggioranza non sembra intenzionata a modificare subito la tanto contestata norma, e il Ministro del Lavoro promette che un cambiamento si potrà fare più avanti. L’opposizione e sindacati annunciano battaglia

Il governo non fa marcia indietro: la norma sui precari resta nella manovra economica. Nonostante le perplessità e le prese di distanza di diversi ministri, tra i quali Renato Brunetta e Maurizio Sacconi (ai quali si è aggiunta Giorgia Meloni), alla fine è passata la linea del Tesoro di confermare la misura che blocca le assunzioni dei precari che si rivolgono al giudice per ottenere un contratto a tempo indeterminato. L'unico cambiamento che sarà apportato al Senato riguarda l'articolo 60 sulla flessibilità dei bilanci dei ministeri, per i quali il governo ha deciso di rispondere positivamente alle sollecitazioni del Quirinale.
Ma la norma blocca-assunzioni non avrà vita lunga: l’esecutivo, assicura il ministro del Lavoro Sacconi, la modificherà nel disegno di legge che conterrà la seconda parte della manovra. «Sarà quella la sede per intervenire», ha spiegato Sacconi.
L'opposizione ha promesso intanto battaglia nell'aula del Senato, dove i prossimi giorni approderà il decreto sulla manovra per la seconda lettura. Il Pd ha chiesto che la norma blocca-assunzioni sia cambiata immediatamente, senza rinvii.
Contro la misura scende in campo il leader democratico in persona: Walter Veltroni chiede al governo di ritirarla in quanto «politicamente e socialmente inaccettabile» e promette: «La contrasteremo con tutta la nostra forza al Senato». L’opposizione è convinta che la norma sia anche incostituzionale, in quanto cambia le regole del gioco per i procedimenti già avviati. Lo sostiene, tra gli altri, il leader dell'Italia dei Valori Antonio Di Pietro: «La norma sui precari - ha detto - oltre a essere costituzionalmente illegittima, è una delle solite furbate che questo governo fa per togliere ai poveri e dare ai ricchi».
I sindacati restano sul piede di guerra. Secondo il segretario generale della Cgil Guglielmo Epifani, la norma è stata imposta dalle lobby degli imprenditori e rappresenta una «diminuzione dei diritti delle persone».
La norma, invece, piace molto a Confindustria, che la giudica «in linea con le direttive comunitarie» e plaude alla scelta del governo, «pienamente condivisibile».
Nella maggioranza, la linea è quella di circoscrivere la portata del provvedimento. La norma, dicono in molti, serve solo a limitare la valanga di cause di precari delle Poste. I leghisti sono tra i difensori più intransigenti della misura. Il capogruppo del Carroccio alla Camera Roberto Cota sostiene che «alle Poste i concorsi sono bloccati perché c'é chi tenta di farsi assumere in modo furbesco e certi sindacati che oggi pontificano dovrebbero difendere invece chi vuole trovare lavoro in modo trasparente».

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