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Politica

DIALOGO/ Fini e D'Alema cercano l'intesa su riforma elettorale. Malumori nel Pd

Il presidente della Camera Gianfranco Fini e Massimo D'Alema cercano di riannodare i fili del dialogo sulla riforma elettorale e il dibattito si amplia fino a toccare i punti più delicati della riforma in senso presidenziale dello stato. Malumore soprattutto in area democaratica, e imbarazzo tra alcune delle 13 fondazioni promotrici del convegno "L'Italia e le riforme istituzionali"

In tempi di scontro tra il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e il leader del Pd Walter Veltroni, tocca al presidente della Camera Gianfranco Fini e a Massimo D'Alema provare a rianimare il dialogo sulle riforme. I due hanno pranzato insieme e si sono dichiarati determinati «a cercare una via per le riforme senza nuove Bicamerali». Ma l'incontro è suonato irrituale alle fondazioni che con l'ex ministro degli Esteri avevano messo in campo uno schema di riforme; e ha colto di sorpresa i vertici del Pd, che ne erano all'oscuro.

Per due ore, i due ex ministri degli Esteri si sono trovati faccia a faccia nell'appartamento privato del presidente della Camera ufficialmente per illustrare I risultati del convegno delle 13 fondazioni "L'Italia e le riforme istituzionali" e per ipotizzare un incontro sul federalismo organizzato proprio dalle fondazioni che fanno capo ai due leader.

 Dal convegno delle 13 fondazioni è uscito un progetto complessivo di riforme che andava dal modello elettorale tedesco allo sbarramento al 3%, con preferenze, per le europee fino alla nuova forma di governo. L'obiettivo dell'incontro, a quanto si apprende, non era certo conquistare alla causa del proporzionale corretto Fini, che solo una settimana fa invitava «a ripartire dalla bozza di riforma semipresidenziale approvata dalla Bicamerale di D'Alema». Bensì, come spiega un dalemiano, «aiutare le riforme con un dialogo a geometrie variabili, che non sia solo tra i capi degli schieramenti ma tra i vari protagonisti per avviare un processo a tappe e quindi diverso dal blocco unico della Bicamerale».  Un processo che potrebbe partire dal federalismo, che vede Fini e il Pd, concordi sulla necessità di evitare forti squilibri in alcune materie tra le varie Regioni.

Ufficialmente l'incontro non suscita reazioni; Veltroni, che non sapeva del pranzo, ostenta indifferenza. Ma il malumore traspare al vertice del Pd. Ma il maldipancia serpeggia anche tra alcune delle 13 fondazioni promotrici del convegno. «Siamo stupiti - spiega Francesco Garofani di 'Quarta Fase', associazione vicina agli ex Ppi - è irrituale che D'Alema presenti una proposta su cui trattare partendo dai risultati di un convegno di carattere culturale. Il 'patto della spigola' può andare bene tra le due fondazioni di D'Alema e Fini ma è improprio che D'Alema vada a rappresentare 13 fondazioni».

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