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RIFORME/ Un metodo per attuarle: la sussidiarietà

Sullo sfondo la crisi del nostro Paese. Un “cambiamento” necessario è nell’agenda politica, all’insegna del principio di sussidiarietà e dei grandi temi: federalismo fiscale, partito unico e sicurezza. Ne parlano oggi al Meeting Roberto Formigoni (governato della Regione Lombardia) e Gianni Alemanno (Sindaco di Roma)

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Oggi al Meeting Formigoni e Alemanno saranno relatori all’incontro “Sussidiarietà per il cambiamento del Paese”; i temi caldi – federalismo fiscale, partito unico e sicurezza – già anticipati in conferenza stampa.

È l’«appassionato di sussidiarietà» Roberto Formigoni che rompe il ghiaccio: di fronte al fallimenti delle politiche sociali e all’impoverimento della società, la sussidiarietà è la “chiave” per uscire dalla crisi, perché è un metodo di governo che punta all’esaltazione dei soggetti sociali e sulla loro capacità costruttiva e creativa. Formigoni parla a buon diritto, lui che guida quella che definisce la “Regione della sussidiarietà”: partita dai temi del welfare e della scuola (due esempi: il “buono scuola” e, ultima novità, la “dote” ), oggi la Lombardia declina il principio di sussidiarietà anche nell’economia, per rendere gli imprenditori “protagonisti” del mercato.

Alemanno riprende il filo ricordando l’insostenibilità di un modello sociale che non faccia ricorso alla sussidiarietà, valorizzando le scelte «dal basso», senza la mediazione della burocrazia: in questo senso va la Commissione Amato in cui la società civile dirà la sua sulle scelte amministrative. Si tratta della «sussidiarietà orizzontale», cui esplicitamente si riferisce Alemanno, che auspica una riforma che non si occupi solo di trasferimento di poteri a Regioni e Comuni. E Formigoni incalza sul tema, ricordando che i poteri vanno trasferiti alle persone e alle famiglie. Il federalismo ha senso solo se aumenta la sussidiarietà, anche per evitare il rischio di “centralismi locali”: su questo la posizione del governatore lombardo e del sindaco di Roma. Quindi, via libera alla “bozza Calderoli”.

Sul tema della formazione del PdL (Popolo della Libertà) entrambi si muovono su un terreno comune: ripartire dagli “iscritti” e dalla democrazia interna, per ridare un ruolo da protagonisti ai cittadini. Protagonisti anche nelle elezioni, con sistemi – preferenze o primarie – che consentano loro di individuare chiaramente le responsabilità, in un’ottica di «trasparenza della macchina pubblica», come ha detto Formigoni. Da entrambi, inoltre, un’apertura ai «vecchi alleati dell’UdC»: per Alemanno «tutti i processi di allargamento sono positivi, con basi e indirizzi politico-programmatici chiari» e per Formigoni si tratterebbe di una posizione in armonia con il PPE, «la nostra casa comune».

Non poteva mancare il tema sicurezza, sulla scia delle polemiche degli ultimi giorni sull’aggressione di Ponte Galeria ai due turisti olandesi. Alemanno, che ha chiesto all’ambasciatore olandese di poter incontrare le due vittime, ha ribadito che – al di là della polemica che si è sviluppata «davvero strumentale e di bassissimo livello» e dopo la firma del recente”Patto per Roma sicura” – occorre intensificare e rafforzare quello che già facciamo con grande impegno, con la speranza che nessuno ci dica che eccediamo o vogliamo militarizzare la città. In ogni caso, Alemanno dice sì alla proposta Gasparri di prolungare la presenza dei militari e sì al censimento proposto da esponenti della Croce Roosa, “a 360 gradi” di tutti quelli che a Roma vivono in condizioni di disagio, non solo dei rumeni.

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