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ISTRUZIONE/ Gelmini d'accordo sull'abolizione del valore legale del titolo di studio

Per il ministro l'abolizione rappresenta il punto di arrivo di un progetto riformista nell'ambito del quale ci sono altre cose da far prima: l'applicazione dell'autonomia, del principio di sussidiarietà, di nuove regole di valutazione

GelminiR375x255_27ago08.jpg (Foto)

Il ministro dell’Istruzione Gelmini, invitata a partecipare oggi al Meeting, si dice favorevole all’abolizione del valore legale del titolo di studio. «Ma – continua di fronte alla platea – non è la priorità».
«L'abolizione del valore legale del titolo di studio – spiega il ministro - rappresenta il punto di arrivo di un progetto riformista nell'ambito del quale ci sono altre cose da far prima: l'applicazione dell'autonomia, del principio di sussidiarietà, di nuove regole di valutazione. Per ora mi accontenterei di avviare questo progetto riformista». La Gelmini dà un giudizio positivo anche sulla “dote scuola”: «Serve a rendere più operativo il principio di sussidiarietà ed esalta la libertà di scelta delle famiglie, anche se forse è un meccanismo di non facile applicazione».
Il ministro si sofferma poi sul problema delle risorse, ma afferma che la vera questione in gioco è il progetto educativo: «Il problema è restituire alla scuola quella dignità e quel valore che in parte ha perso». Per questo definisce la pubblicazione del bilancio su internet un’«operazione verità: credo che sia doveroso rendere partecipi tutti della grave situazione in cui versa la scuola italiana. Una spesa così rigida lascia poco spazio per gli investimenti. Qualcuno ha la responsabilità di dare ai ragazzi una scuola che non ha futuro. Io questa responsabilità non la voglio, e si deve cambiare».
Il rinnovamento passa attraverso tre parole: «Autonomia, valutazione e merito». A cui si aggiungono la semplificazione delle regole e la razionalizzazione della spesa. «Si deve passare all'organico funzionale – continua la Gelmini – e mirare a un'alleanza educativa e a un senso di
responsabilità, perché senza scelte condivise non si va da nessuna parte. Serve poi il coinvolgimento delle famiglie per garantire il principio di libertà di scelta».
Per attuare questi cambiamenti il governo presenterà al Parlamento ed alle parti sociali a settembre «un programma di razionalizzazione della scuola per renderla più efficiente». E, spiega il ministro, sul piano, il cui testo è stato elaborato durante l'estate, il governo «auspica un confronto con tutti, anche se alla fine sarà il governo a decidere sotto la sua responsabilità».
Un’inversione di rotta, secondo la Gelmini, va operata anche nel reclutamento degli insegnanti e nel sistema di merito: «Oggi gli insegnanti sono sottopagati ed i loro avanzamenti di carriera sono legati all'anzianità. Per questo è necessario rivedere il reclutamento, ma anche garantire la continuità didattica agli studenti, a prescindere dalla provenienza degli insegnanti». Infine, aggiunge, «non bisogna avere paura di valutare insegnanti e dirigenti scolastici. Perché valutare non è un modo per punire, ma per premiare e per convogliare le risorse sulle eccellenze determinando meccanismi premianti per i migliori».
Riguardo alla richiesta di alcuni esponenti del centrodestra e della lega di fissare un limite nel numero di studenti stranieri per classe, la risposta del ministro Gelmini è negativa: «Non servono tetti o numeri; la scuola può e deve essere l'istituzione che più favorisca l'integrazione. Dobbiamo lavorare perché ci siano le risorse per consentire agli immigrati di frequentare la scuola e di conoscere bene l'italiano».
Rivedere profondamente il sistema scolastico italiano: questo l’impegno che si è presa il ministro Gelmini, commentando i dati sul bilancio 2008 del ministero per l'area istruzione. Di fronte a spese per il personale pari a  41.174.698.165 euro, mentre quelle in conto capitale (edilizia scolastica, innovazione tecnologica e sicurezza nelle scuole) arrivano a 156.362.270 euro - appena lo 0,37% del totale - (i dati sono consultabili sul portale del Ministero, www.istruzione.it), l’esigenza di cambiamento si è resa impellente: «Quando la spesa per il personale – ha affermato la Gelmini - assorbe il 96,98% del bilancio significa che la scuola italiana rischia di non avere più gli strumenti per modernizzarsi. Dovere morale verso le nuove generazioni è rivedere completamente il sistema scolastico italiano».
Nel riparto totale ci sono poi le voci relative a spese di funzionamento generale (informatica di servizio, cancelleria, spese di pulizia) che raggiungono i 493.181.784 euro (l'1,16% del totale) e quelle legate agli interventi (trasferimenti ad enti pubblici e privati) per un ammontare di 633.368.341 euro (l'1,49% del totale). «La scuola italiana – ha avvertito il ministro - è stata troppo spesso usata in passato come un ammortizzatore sociale».
Ancora riguardo alle troppo ingenti spese della scuola, il Ministro loda la formula adottata da diverse scuole private: «La scuola è sempre pubblica e bisogna lavorare per migliorarne la qualità a prescindere. Registro che tra le scuole non statali molte sono costituite in fondazioni con ottimi risultati, spendendo molto meno per alunno rispetto agli istituti pubblici». A partire da questi dati auspica la trasformazione di tutti gli istituti statali in fondazioni. «Non si tratta – puntualizza la Gelmini – di una privatizzazione del sistema, ma una esaltazione dell'autonomia che veda la famiglia al centro del processo decisionale e per aprire al territorio e responsabilizzare di più tutte le scuole».
Si parla anche di caro libri: il Ministro è soddisfatta del contenimento dei prezzi che si è registrato, ma afferma di voler fare di più. «Non c'é motivo – spiega ai giornalisti – di rieditare ogni anno libri che restano sostanzialmente uguali. La matematica non cambia da un anno all'altro».
La Gelmini riserva anche un'anticipazione alla platea del Meeting: domani sarà esaminato dal Consiglio dei Ministriun un decreto legge sull'introduzione del voto di condotta e sul potenziamento dell'insegnamento dell'educazione civica nelle scuole che sarà . Il ministro ha spiegato che «il decreto conterrà le norme sull'insegnamento dell'educazione civica, che è una materia di primaria importanza, e sulla valutazione del comportamento, che consente di rendere un giudizio più completo dello studente».
Negativo il commento a caldo del ministro ombra della Istruzione, Maria Pia Garavaglia, anche lei a Rimini con la Gelmini per un dibattito. «Siamo davanti - spiega - ad un'altra mortificazione del ruolo del Parlamento. L'opposizione verrà mortificata da questo ennesimo decreto».

Foto: Imagoeconomica
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