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Maggioranza e opposizione a nozze sul federalismo

Pubblicazione:venerdì 29 agosto 2008

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«Ripartiamo dal lavoro dell’ultima legislatura che ha visto la sua massima espressione nell’introduzione del 5xmille, che è l’esempio di quello che noi intendiamo per sussidiarietà». Maurizio Lupi, Vicepresidente della Camera e motore dell’intergruppo parlamentare per la sussidiarietà, ha rilanciato ieri i prossimi obiettivi del gruppo bipartisan, che per la terza legislatura vedrà 210 deputati e 100 senatori, con la rappresentanza di tutti i gruppi parlamentari. E con la ripresa dei lavori in aula si terrà una “due giorni” che vorrà essere un’occasione di confronto tra i parlamentari e il governo, soprattutto sul tema del federalismo fiscale. Un tema caldo e vivacemente dibattuto, ma su cui vale la pena segnalare le parole di Ugo Sposetti, deputato del Pd e ex tesoriere dei Ds, il quale ha usato parole di apprezzamento a proposito del lavoro svolto dal Ministro Calderoli, presente all’incontro: «Penso che il metodo seguito dal ministro in queste ultime ore sia da condividere». Un dialogo quello sul federalismo che è continuato anche nella tavola rotonda che ha visto la partecipazione non solo di Sposetti e Lupi, ma anche del vice presidente del Senato Vannino Chiti, di Ermete Realacci, del capogruppo Pdl alla Camera Maurizio Gasparri, di Luca Volontè. L’attenzione è tutta per il Ministro, che spiega al popolo del Meeting la bozza di riforma che prende il suo nome. «Il federalismo non è più un’opzione. Tutti sono certi di quanto uno stato pensato in senso federalista permetta un maggiore sviluppo. Per l’Italia il federalismo fiscale è un’esigenza assoluta per colpa dei nostri conti pubblici. Con alcune regioni in uno stato di amministrazione controllata e con la gran parte delle altre che spendono più di quanto riescono a coprire». Il ministro spiega inoltre quanto sia essenziale la valutazione dei cittadini sui servizi erogati, che avranno come attore principale «l’uomo che diventa soggetto unico» in grado di controllare e determinare la qualità dell’amministrazione.

Pronta la replica di Vannino Chiti, vicepresidente del Senato: «Il federalismo fiscale non bisogna solo farlo, ma attuarlo, e questo è urgente perché l’Italia in questo momento è istituzionalmente senza un assetto definito». Chiti entra poi nel merito della riforma, richiamando l’attenzione sul documento formulato all’unanimità dalle regioni. Unanimità che a suo dire sgombra il campo dal grande rischio: il divario tra nord e sud. Il vicepresidente del Senato non manca comunque di sottolineare i suoi dubbi su alcuni punti della bozza come sull’istruzione e trasporto pubblico. Discussione dunque sempre aperte e che si sposterà a settembre nelle aule del Parlamento. Ma grazie al lavoro dell’intergruppo può continuare a esserci quel punto di dialogo, di cui il Paese, in vista della riforma federalista, ha sempre più bisogno.



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