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Politica

RIFORME/ Napolitano chiama ancora al dialogo. Berlusconi: si farà se l’opposizione cambierà tono

Il Presidente della Repubblica prima di recarsi in vacanza chiede ancora alle forze politiche di dialogare sulle riforme. Il Premier chiede più rispetto all’opposizione, altrimenti - ha detto - noi andremo avanti comunque con le riforme promesse agli elettori

Napolitano_FN1.jpg(Foto)

Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano prima di andare in ferie lancia l'ennesimo appello al dialogo tra le forze politiche sulle riforme. Il periodo estivo, è il suo auspicio, «serva come pausa di riflessione per tutti. In vista di un autunno nel quale si possa aprire davvero un confronto produttivo per le riforme e non soltanto per quelle».
La maggioranza, che ha nel carniere federalismo fiscale, riforma costituzionale e legge elettorale per le europee, punta, proprio su questi temi, a misurare i margini per un confronto con il centrosinistra sulle regole del gioco, e plaude, quindi, all'appello del Colle.
«L'auspicio del presidente Napolitano - fa sapere il premier Silvio Berlusconi - è anche il mio». Ma il dialogo può ripartire a patto che ci sia «rispetto per gli altri e un comportamento leale», cosa che finora non si è verificata nell'opposizione, quindi, «se le cose cambieranno saremo i più felici, sennò andremo avanti a realizzare tutte le riforme promesse agli elettori».
Un invito, nemmeno troppo velato, al Pd a “sganciarsi” dal partito di Di Pietro, che, però, da qualche giorno sta mostrando maggiore disponibilità a un dialogo su questi argomenti. Ieri con la legge elettorale, oggi con il federalismo fiscale, l'Italia dei Valori dà la propria disponibilità a essere della partita. «Basta accuse - taglia corto la tesoriera del partito, Silvana Mura - se si vuole intraprendere la via delle riforme non saremo noi a metterci di traverso».
I democratici, dal canto loro, si trovano in una posizione delicata tra gli abboccamenti della maggioranza e la scelta della piazza da parte di Di Pietro e suoi. E, come se non bastasse, rientreranno dalla pausa estiva con la prospettiva della manifestazione del 25 ottobre contro il governo per la quale puntano a raccogliere cinque milioni di firme.
A prevalere é quindi la cautela. «Non sarà facile - ragiona il capogruppo del Pd alla Camera, Antonello Soro - riprendere il filo di un processo riformatore fondato sulla reciproca fiducia perché il premier in questi giorni ha esibito più volte la propria autosufficienza». È però necessario provarci, prosegue, ma per questo serve un cambio di toni e va «ritrovato quello spirito costituente dichiarato da tutti alla vigilia del voto».
Uno spirito al quale si richiama anche la Lega, da tempo decisamente dialogante, con un occhio a portare a casa il federalismo. «Questa - dice il presidente dei deputati del Carroccio Roberto Cota - deve essere la legislatura delle riforme dove le opposizioni possono giocare un ruolo concreto».
Intanto l'Udc, che da subito ha mostrato un atteggiamento da «opposizione repubblicana», è attenta a valutare provvedimento per provvedimento le proposte dell'esecutivo e loda, anche in questa chiave, l'atteggiamento di Veltroni, si dice scettica su un accordo sulla riforma del sistema elettorale per l'Europarlamento. «La riforma - è la convinzione di Pierferdinando Casini - non si farà. Ciò detto è importante ribadire che l'opposizione è per il modello tedesco al fine di ribadire la centralità del Parlamento ed evitare una deriva pericolosa».

 
(Foto: Imagoeconomica)
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