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PA/ Entra nel vivo la fase 2 del piano Brunetta, il primo passo per un’amministrazione sussidiaria

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Prosegue l’azione del Ministro Brunetta per rinnovare l’immagine della Pubblica Amministrazione italiana. Dopo la roboante campagna contro i fannulloni, parte la seconda fase, quella propositiva.

 

Sul sito del Ministero della Funzione Pubblica sono stati pubblicati i primi casi di buona amministrazione (già saliti a 300 in poche settimane), scelti tra quelli premiati in occasioni pubbliche o raccolti in banche dati specializzate. Inoltre, sono aperte le iscrizioni al concorso “Premiamo i risultati”, che selezionerà i più efficaci piani di miglioramento gestionale del prossimo anno.

 

Pur non essendo esente da un po’ di demagogia (come dimostra il fatto che non sono effettivamente elencati i premi previsti), si tratta di una iniziativa positiva. Infatti, favorisce lo scambio di informazioni e la trasposizione di buone prassi da un’amministrazione all’altra: un piccolo contributo per aprire le porte di una Pubblica Amministrazione ancora troppo opaca nel suo operare e chiusa in se stessa.

 

Da sottolineare soprattutto il fatto che si vogliano premiare gli effettivi e misurabili risultati raggiunti, in termini di migliori servizi erogati, di ampliamento delle relazioni con gli stakeholder esterni e di riduzione dei costi di funzionamento. Troppo a lungo, infatti, si è ridotta la valutazione della Pubblica Amministrazione al raggiungimento dei soli obiettivi fissati, modellati più sulle esigenze interne che sulle richieste dei cittadini e della società. Nulla di più lontano da un vero spirito di sussidiarietà.

 

Infatti, nella Pubblica Amministrazione il datore di lavoro non è né il Ministro, né il politico o il dirigente di turno. Il vero datore di lavoro è il cittadino: la politica e l’amministrazione sono, o meglio, dovrebbero essere, al suo servizio. Per questo occorrono persone che perseguono con determinazione e forte consapevolezza i risultati.

 

I risultati sono benefici che le persone riconoscono, sono problemi risolti, sono soluzioni nuove e più efficaci, che si possono vedere e contare. E che, è bene ricordarlo, non dipendono solo dall’azione della Pubblica Amministrazione, ma nascono dalla capacità della società di auto-organizzarsi e dalla volontà dell’amministrazione di valorizzare e incrementare l’opera dei cittadini e dei corpi intermedi.

 

Quando si sceglie di correre questo rischio, il rischio di scommettere sulle persone e sulla loro libertà, cambia anche il volto della Pubblica Amministrazione. Infatti, si introduce un elemento nuovo, inimmaginabile in un sistema in cui le risposte vengono calate dall’alto e costrette in schemi prefissati: il gusto per la bellezza.

 

Le persone che si mettono insieme per rispondere alle necessità contingenti e ai propri infiniti bisogni, infatti, creano opere concrete, «forme di vita nuova» - come ebbe a chiamarle Giovanni Paolo II - vicine alle esigenze dei singoli e perciò capaci di dare un contributo creativo e originale al bene comune.

 

È osservando la loro azione nel tessuto sociale che anche la Pubblica Amministrazione trova una vera capacità di innovazione e accresce il desiderio di migliorarsi. Prova “commozione” per ciò che incontra di bello e attraente nella realtà. E cambia non per ottenere solo un riconoscimento dal Ministero competente, ma per vedere crescere ed espandersi ciò che di buono la società sa esprimere.

 

Forse il premio più grande, per chi lavora nella Pubblica Amministrazione, è proprio incontrare una politica così, che faccia della sussidiarietà un metodo di governo, e aiuti il lavoro di una amministrazione sussidiaria, cioè vicina alle persone.



© Riproduzione Riservata.
 

COMMENTI
08/10/2008 - ho letto la risposta (alcide gazzoli)

ho letto la sua risposta sig Albonetti. Mi è molto più chiaro e ho capito cosa intendeva. grazie, saluti.

 
01/10/2008 - Mah (alcide gazzoli)

questo articolo mi sembra retorico e un po ideologico.. in che cosa quelle amministrazioni pubblice sono/sarebbero sussidiarie? Boh, non è dato capire. Peccato.

 
01/10/2008 - lavoro e precariato (Michela Scotti)

Ho letto con interesse il suo articolo, anche perchè come dipendente pubblico mi trovo ad uno snodo esenziale della mia vicenda: faccio parte infatti di quei precari che resterebbero fuori dalla stabilizzaizone, e quindi senza lavoro. Sono 10 anni che sono precaria, pur avendo una laurea, e non essendo mai rimasta a casa, io credo anche in virtù di quel concetto di lavoro che lei esprime meglio di me nel suo articolo. Ho sempre sperimentato che la ricerca del bello, che si chiama gratuità nel guardare la realtà, renda migliore tutti i nostri atti, e anche il lavoro da ogni punto di vista. La stima che mi è sempre stata riconosciuta mi induce a credere questo; mi chiedo tuttavia, ora che sto nuovamente per restare senza lavoro, e che ho molti altri problemi oltre a questo nella vita (come tutti) se sia sufficiente una simile prospettiva. Spero che rientri nelle preoccupazioni del Ministro anche quella del lavoro e dell'occupazione, perchè è troppo dura avere anche la mancanza di lavoro come problema. E amare quello che si fa non è sufficiente a "riempire" questa mancanza. Cordiali saluti

RISPOSTA:

È impossibile condensare in poche battute il lavoro di anni, cioè il tentativo di costruire un’amministrazione sussidiaria, capace di accompagnare le persone senza soffocarne la libertà. Tutta l’azione di Regione Lombardia nel campo dell’istruzione, della formazione e del lavoro mira a questo risultato. Sono nate così la Dote scuola, la Dote formazione, la Dote lavoro. Spero che alcuni numeri possano rendere ragione dello sforzo compiuto: 100mila doti scuola per sostenere la libertà di scelta delle famiglie e il diritto allo studio dei ragazzi, 40mila allievi che frequentano corsi di formazione in Regione, più di 6mila doti lavoro attivate nell’ultimo anno per accompagnare l’accesso al lavoro e la riqualificazione professionale. Dati che vanno oltre ogni ideologia o retorica. Tutti i giorni incontriamo problemi simili a quelli che racconta Michela e li affrontiamo anche attraverso lo strumento della dote, che in un sistema economico che cambia rapidamente può risultare prezioso per costruire un percorso davvero personalizzato di accesso al lavoro. Quel lavoro che auguro di trovare presto anche a Michela, che se lo merita. (Roberto Albonetti)