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Politica

DL ANTI CRISI/ Cossiga: per una volta tanto do ragione a Di Pietro

L’ex Presidente della Repubblica Italiana dichiara di esser rimasto sorpreso dall’atteggiamento di Gianfranco Fini ed esprime dubbi sulle componenti del PdL

«Una volta tanto mi trovo d'accordo con Antonio Di Pietro. Se è vero che la posizione della questione di fiducia è un “attentato” al Parlamento, sarebbe stato dovere del presidente Fini, forte anche del fatto che il suo mandato non è revocabile e che egli ha ormai l'appoggio di tutta l'opposizione e di un buon trenta per cento della maggioranza, far qualcosa di più che «elevare una forte protesta» e pronunciare una “vibrata condanna”». Lo afferma il presidente emerito della Repubblica Francesco Cossiga che, riferendosi alla questione di fiducia posta dal governo al dl anti-crisi, rileva: «Fini si sarebbe dovuto rifiutare di porre all'ordine del giorno la questione di fiducia, a costo di dar vita a un conflitto costituzionale. E questo nella certezza che il capo dello Stato, la Corte Costituzionale ed anche la piazza gli avrebbero dato ragione». Cossiga rileva che questo fatto è «un altro capitolo di due storie “parallele”: la prima è quella, più seria, dell'evoluzione del ruolo di alcune delle più importanti Istituzioni costituzionali del nostro Paese. La seconda storia, meno seria, è quella della “premiership” di un partito che ancora non c'è, e chissà se mai ci sarà». Quanto a questa “seconda storia”, il senatore a vita sostiene: «io, che mi sono adoperato per l'inserimento pieno degli eredi del fascismo nella normalità della vita costituzionale democratica, non ho ancora capito che cosa mai possa accomunare un partito di ex-socialisti, ex-liberali, ex-democristiani, ex-radicali, di militanti di Cl e di giovani leve del “conservatorismo democratico”, con un partito che è l'erede del Fascismo del Ventennio e del partito fascista repubblicano, dei “ragazzi di Salò”, di coloro che l'amico La Russa ha celebrato come combattenti per la Patria e per l'Onore accanto ai germanici delTerzo Reich. E che cosa c'entri politicamente Silvio Berlusconi, figlio e nipote di antifascisti, picchiati dagli squadristi e Gianfranco Fini che se fosse stato meno giovane avrebbe certo militato nelle Brigate Nere o nella Decima Mas».

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