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PILLOLA/ La contraccezione non è la risposta alla povertà. Con buona pace del Corriere e di Malthus

Pubblicazione:domenica 18 gennaio 2009

pillola_anticonc_R375.jpg (Foto)

Le dichiarazioni di Fulco Pratesi sul Corriere della Sera di lunedì 4 gennaio, a commento dell'editoriale apparso sull'Osservatore Romano sull'impatto inquinante e dannoso della dispersione di ormoni nell'ambiente, impongono un'immediata replica ed un commento. Nella sostanza, l'Osservatore - per mano di un articolato editoriale di Pedro José María Simón Castellví, presidente della Federazione internazionale delle Associazioni dei medici cattolici - ha sostenuto gli effetti ecologici devastanti della pillola contraccettiva, la quale «funziona in molti casi con un vero effetto anti-impiantatorio, cioè abortivo, poiché espelle un piccolo embrione umano». L'utilizzo della pillola causerebbe un inquinamento ambientale attraverso la dispersione di ormoni, e di stretta conseguenza produrrebbe infertilità maschile.

 

Senza volermi addentrare nel merito della tesi, peraltro supportata da ricerche scientifiche e non da visioni mistiche, come alcuni ambientalisti vorrebbero farci pensare in maniera irriverente (ed ai quali nemmeno un pellegrinaggio basterebbe per rinsavirsi), colpisce il commento riportato dall'illuminato Pratesi: «Della causa più grave dell' infertilità maschile, ovvero i jeans, non ne parla nessuno». E aggiunge: «Ma se fosse così come sostiene l'Osservatore Romano, non sarebbe per niente un danno per l' ambiente». No? «Danneggiare l' apparato riproduttivo significa avere meno persone sulla terra già aggravata dalla smisurata crescita demografica. Rallentarla non sarebbe un danno ecologico. Tutt' altro. Speriamo piuttosto che non ne restino danneggiati i pesci». Rieccoci ad una riproposizione della teoria neo-malthusiana, che evidentemente, nonostante abbia disatteso ogni aspettativa sul piano storico, continua ad andare di moda tra gli ambientalisti. Essa in sintesi attribuisce principalmente alla causa della pressione demografica la diffusione della povertà e della fame nel mondo, e sostiene che solo il controllo delle nascite possa evitare il deterioramento dell'ecosistema terrestre e l'erosione delle varie risorse naturali.

 

Aldilà del fatto che i principi della teoria neo-malthusiana sono in perfetta antitesi con i principi di diritto naturale, va rilevato come la riaffermazione di dette teorie è, ai giorni nostri, obsoleta, provocatoria e oltremodo offensiva alla luce dei risultati. E' infatti proprio il il crollo della natalità nei paesi sviluppati, che ha dato origine alla crisi economica attuale: se una società non fa figli e arriva alla crescita zero, come ai giorni nostri, la struttura della popolazione si modifica. Invecchiando, essa diventa meno efficiente, meno produttiva. E quando un sistema sociale non produce una crescita equilibrata, aumentano i costi fissi, perché la spesa sociale cresce senza che ci siano le persone attive in grado di sostenerla.

 

E' pertanto fuori luogo riproporre teorie fallimentari e lesive del genere umano, quale quella in questione. Esse denotano scarsa aderenza con la realtà, e nel caso specifico irridono i risultati di una ricerca ampiamente documentata, dimostrando così scarsa aderenza con il rigore scientifico, ed una superficialità il cui unico destino è l'oblio.



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COMMENTI
22/01/2009 - La contraccezione è aborto etico più della pillola (Cirino Privitera)

Premetto che considero tutta la contraccezione non adeguata alla natura dell’uomo e la sua prescrizione non adeguata alla professione medica di spirito ippocratico (dovrebbe esistere una professione sanitaria con altro spirito? Non medica!). Umanamente e professionalmente credo che il controllo della fertilità attraverso la regolazione naturale della sessualità sia per l'uomo l’unica strada adeguata e responsabile. In merito all’attività anti-impiantatoria della pillola estro-progestinica, considerato il tasso di perdita embrionale naturale (50-80%? Qual è la percentuale degli embrioni concepiti che – naturalmente – non si annida nell’utero materno?) cui va incontro ogni coppia di coniugi che si dona reciprocamente totalmente (quindi non parzializzando l’integralità della persona abolendo contro natura la propria capacità generativa), considerato che questo tasso è enormemente più alto di quel tasso del 0,5-1,0% di perdita embrionale che subisce ogni coppia di coniugi la cui moglie assume la pillola estro-progestinica (indipendentemente dal motivo per cui la assume) credo un'inutile spreco di energie argomentare sull'irrilevanza etica di tale effetto. Urge invece focalizzare laicamente l'attenzione sulla rilevanza etica negativa di ogni scelta contraccettiva [il sintonia con la recente Istruzione "Dignitas personae" della Congregazione per la Dottrina della Fede]. Cirino Privitera

 
18/01/2009 - Un articolo da approfondire (Giuseppe Crippa)

In effetti l’articolo di Pedro José María Simón Castellví, presidente della Federazione internazionale delle Associazioni dei medici cattolici, pubblicato la settimana scorsa sull’Osservatore Romano merita, a mio avviso, una lettura (vedi L’Osservatore Romano del 4 gennaio 2009). In esso si sollevano differenti questioni, tra le quali l’effettivo meccanismo di azione di alcune formulazioni di pillole anticoncezionali, che secondo l’autore associano al principale effetto anovulatorio effetti anti impiantatori (e quindi abortivi) e la dispersione degli ormoni contenuti nelle suddette pillole nell’ambiente, con conseguente inquinamento. Gli effetti di tale inquinamento, a mio avviso, andrebbero meglio valutati e non irrisi come ha fatto Fulco Pratesi. Bene fa Riccardo Gotti Tedeschi a rispondergli sul tema della crescita demografica, e sarebbe bello poter leggere qui anche qualche contributo scientifico a sostegno – o a smentita, se sarà il caso – delle tesi presentate da Simòn Castellvì.