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PDL/ Berlusconi in affanno? Il rischio è di rifare l'esperienza del 2001

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Berlusconi in affanno? Dai sondaggi che circolano il governo registrerebbe un calo di consensi e la maggioranza, per la prima volta dalla costituzione dell’esecutivo, vedrebbe il giudizio favorevole scendere al di sotto del 50 per cento. Effetto – secondo alcuni - anche del “caso Kakà”. Il fatto che la cessione al Manchester gli stava costando un 2% in meno nei gradimenti avrebbe indotto il premier all’annuncio in diretta che il giocatore era “incedibile”.

 

Al di là delle congetture è evidente che il Pdl sta vivendo un passaggio in cui non mancano forti tensioni. La difficoltà è confermata dal suo stesso vertice come si può leggere in varie interviste di questi giorni e negli interventi sul Riformista del ministro Sandro Bondi e del capogruppo alla Camera Fabrizio Cicchitto (il primo in polemica con Alessandro Campi che aveva visto nell’unificazione tra Fi e An l’inizio del “dopo Berlusconi” ed il secondo in riferimento al dibattito su Il Giornale sbilanciato sulla “cultura di destra”) che rivendicano non solo il primato di Berlusconi, ma anche di Forza Italia nel quadro di una politica che ha fatto proprie le istanze cattoliche, liberali e del socialismo riformista. Parallelamente si è registrata l’intervista polemica sul Corriere della Sera del “coordinatore” di An, Ignazio La Russa, che contesta il decisionismo di Berlusconi ed il ruolo quasi da “fratello maggiore” di Fi concludendo con un tocco quasi minaccioso che la Presidenza della Camera non può significare che Gianfranco Fini viva su Marte.

 

In sostanza la prospettiva di unificazione alimenta, man mano che si avvicina, il timore in An che si tratti di un assorbimento in condizioni minoritarie mettendo in allarme i dirigenti sia per i loro ruoli sia per il mantenimento della tradizione che si portano dietro. A ciò si aggiunge il fattore di ulteriore nervosismo rappresentato dalle prossime elezioni soprattutto amministrative. All’interno del Pdl c’è il problema degli equilibri legati alla spartizione delle candidature nella mappa delle leadership locali come viene evidenziato dal caso della Provincia di Milano. Inoltre all’esterno del Pdl, ma in seno alla coalizione, c’è la Lega che ha messo in moto atti di distinzione ed anche di conflittualità con il nuovo soggetto politico. Il tutto si è tradotto in una serie di votazioni parlamentari e di polemiche pubbliche tra An, Lega e Fi che hanno trasmesso un messaggio di nervosismo e persino di confusione.

 

Gli elettori sono poco appassionati al tema delle identità dei partiti che peraltro tengono a vantarsi di essere tutti nuovi e senza ideologie.

 

La preoccupazione sembra essere soprattutto quella del ritorno ad un’esperienza deludente quale è stata la legislatura 2001-2006 con un governo in seno al quale c’erano leader che tiravano il freno a mano e cioè il fantasma di nuovi Follini e Casini con provvedimenti sempre rimessi in discussione, un governo al rallentatore con provvedimenti che rispecchiano trattative a dispetto: sempre meno decisione, chiarezza ed efficacia.

 

Ma anche le diatribe di partito avrebbero meno effetto se non ci fosse da fare i conti con timori diffusi che riguardano le prospettive di occupazione e di reddito nei prossimi mesi. E’ qui che il governo ha una difficoltà quasi insormontabile perché è determinata da fattori obiettivi. La natura di questa crisi economica è tale che la sua evoluzione e la sua dimensione dipendono molto dalle attese e dai comportamenti. In questo senso Berlusconi con Tremonti ha messo in moto una campagna rivolta a diffondere fiducia e sicurezza. Non si tratta di spot, ma di un vero e proprio primum vivere. La politica “ottimistica” del governo appare però agli occhi dell’opinione pubblica come smentita e in contraddizione con quanto viene fotografato da chi svolge una funzione non di governo, ma di osservazione e rilevazione e cioè dai rapporti che gli esperti consegnano ai vertici della Banca d’Italia e della Commissione Europea.

 

Questo elemento di smentita sistematica del governo che, a sua volta, non può che reagire sdrammatizzando si delinea come un dato costante quanto inevitabile.

 

In conclusione va però rilevato che le difficoltà del governo e del Pdl non si traducono in uno spostamento di consensi verso Veltroni e il Pd che registrano un trend sempre discendente fino al 23 per cento. Ciò evidentemente dipende dal fatto che allo stato attuale non sono stati presi provvedimenti impopolari e che la politica dell’esecutivo è appunto quella di evitare la messa in moto di un “effetto domino” depressivo.



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COMMENTI
24/01/2009 - Ma abbiamo partiti decenti? (Giuseppe Crippa)

Concordo con Luigi Crema: il PdL non è un vero partito, e mai lo sarà, temo. Per partito vero intendo un’associazione di persone unite da comuni obbiettivi (vorrei dire ideali, ma sarebbe troppo) che decidono insieme, e quindi con un dibattito aperto e regole di decisione trasparenti, quali provvedimenti proporre e quali persone indicare ai cittadini in occasione delle elezioni. In questo momento, in Italia, abbiamo partiti che non si vergognano di avere statuti ben lontani da questa situazione ideale, ed altri che, pur avendo statuti « digeribili », adottano regolarmente comportamenti ben differenti. Non ci resta che prenderne atto, e scegliere il meno peggio, possibilmente senza dimenticare mai quanto il nostro sistema politico è lontano da una situazione appena decente.

 
21/01/2009 - Il rischio tra politica e Kaka. (Bruno Bartolomei)

Camillo Langone in un bell'articolo comparso sul Foglio tempo fà ,riportava una frase che Don Giussani aveva confessato a Farina: "Non scorgo un solo punto da cui possa scaturire una ricostruzione politica". In un mondo come afferma Benedetto XVI dove "vale solo il consumo,l'egoismo,il divertimento". Il quesito da porsi è se vi siano o si scorgano nel mondo politico attuale ,uomini disposti ad impegnarsi veramente per rifondare un'etica della politica a costruire partiti che la applichino fin dalle fondamenta della loro ricostruzione ,selezionando gli iscritti secondo valori morali e dedizione al perseguimento del Bene Comune. Questo a mio modesto avviso è uno dei veri problemi. Ma a volte in Italia sembra di sognare! Con una crisi mondiale che stà travolgendo il mondo finanziario e rischia di coinvolgere irrimediabilmente l'economia reale nel suo complesso, secondo alcuni esiste il problema KAKA! Più che un problema parafrasando parrebbe un'esigenza fisiologica, o dove andremo a finire tutti.

 
21/01/2009 - Rischio concreto di delusione (Battista Tamponi)

Bisogna ricordare che Forza Italia non è mai stato un partito e il rischio è che nemmeno il Pdl lo diventi. Da qui l'insofferenza di AN che invece una struttura l'aveva. Dopo alcuni mesi stanno emergendo le mediocrità dei ministri di Berlusconi: non si può eliminare gente seria come Formigoni, Pera, Pisanu ecc senza perdere credibilità: non mi pare che la politica italiana sia piena di geni. Poi troppe esitazioni (perchè non si aboliscono le province e le Comunità Montane?) e troppe barzellette che dopo un pò stancano soprattutto quando la gente sta male. E' giusto cercare di essere ottimisti ma non si può dire che non è un gran danno tornare al PIL di 3 anni fa quando in altre occasioni si è sostenuto che il PIl non può essere l'unica misura del benessere. Possibile che sfugga sempre che la gente sta male? che la precarietà è la peggiore forma di barbarie? Per finire Berlusconi sbaglia ad occuparsi del Milan in questa situazione (la gente che rischia il lavoro non è contenta che il presidente del consiglio perda tempo con uno che guadagna 10 milioni l'anno e ne vuole guadagnare 15!); inoltre sbaglia a fare campagna elettorale in Sardegna: lui è il presidente di tutti gli italiani non solo di quelli che votano per lui.

 
21/01/2009 - Governo berlusconi (Cosmo Di Tucci)

Tutto dovrebbe fare Berlusconi, meno che affannarsi su Kaka. Paga Galliani che deve occuparsi della cosa. Invece sembra che deleghi ai ministri i problemi dello stato e si preoccupa della rosa del Milan. Negativo.

 
21/01/2009 - Il Pdl non è un partito, e Berlusca se la fa sotto (Luigi Crema)

Stando a quanto detto a primavera quest'autunno avrebbe dovuto esserci il congresso Fi+An di fusione. Non c'è stato, e adesso nemmeno se ne parla. Nonostante la batosta elettorale, si può ora dire che ebbe ragione Casini a smarcarsi dai vecchi alleati? Se perseguisse una nuova Dc avrebbe torto; invece Casini si è smarcato da un partito di terracotta, il quale ai primi tremori si rivelerà fragilissimo. O Berlusconi accetta il confronto dei congressi e/o delle primarie e/o delle preferenze, o la sua creatura gli si sfalderà attorno, come ogni establishment di regime ha sempre fatto. Berlusca crede nella concorrenza? Non faccia il vigliacco, e accetti questa regola anche nel suo partito.