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Politica

RU486/ Roccella: fermeremo chi usurpa le prerogative del Parlamento

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Al contrario, la libertà del medico e quindi la libertà nel rapporto medico paziente è garantita proprio da questa legge, che garantendo la non vincolatività delle Dat è una legge “morbida” ed è agli antipodi di una visione del medico come esecutore burocratico, che sopprime ogni forma di relazione.

 

Il governo, per usare le parole di Sartori nel suo editoriale sul Corriere, sta pensando ad un testamento biologico “alla vaticana”: in modo poco laico si è fatto dettare legge dai vescovi. È d’accordo?

 

Sono tre legislature che il Parlamento cerca di fare una legge e per vari motivi finora non c’è riuscito. Dopo l’intervento della magistratura nel caso Englaro proprio il Parlamento ha avuto uno scatto d’orgoglio e ha deciso di affrontare la questione per risolverla. Il percorso di questa legge dimostra piuttosto che è strumentale quello che dice Sartori. La Chiesa esprime la sua posizione, come ha sempre fatto.

 

La posizione di Fini ormai è nota. Cosa pensa della lettera dei “finiani” in cui chiedono il rispetto della sfera personale e di quella laica della politica? Fini con la sua battaglia sulla laicità ha dettato il passo?

 

No, mi limito a constatare che anche Fini difende la sua opinione, in un dibattito e in un partito che ha sempre lasciato e lascia ampia libertà di coscienza. Quella stessa libertà di coscienza garantirà che il voto segreto sarà trasparente come il voto palese. In Senato i voti contrari sono sempre rimasti gli stessi, sia a voto segreto che palese. Se le persone che hanno firmato quella lettera riterranno di votare contro un eventuale ddl, sarà l’espressione di un partito composito. Non come il Pd, dove la libertà di coscienza è in discussione.

 

Franceschini ha detto che nel Pd sulle questioni etiche si decide a maggioranza e Dorina Bianchi si è dimessa dalla commissione di indagine sulla Ru486. «Non è il Pd che mi immaginavo», ha detto la senatrice.

 

È la dimostrazione di quello che sto dicendo. Ma segnali gravi erano già emersi perché è stato Bersani a dire che nel Pd non ci poteva essere libertà di coscienza ma una posizione di partito. Mi sembra che tutti i candidati alla segreteria siano d’accordo e questo e davvero preoccupante, a maggior ragione in un grande partito. Non è possibile una convivenza se non a partire dal riconoscimento della libertà di coscienza. Trovo paradossale che chi combatte per il diritto a morire come un gesto di libertà personale, poi neghi la libertà di coscienza sul voto parlamentare: quella non è più espressione di libertà personale?

 

Tornando alla Ru 486, come commenta le polemiche sulla istituzione della commissione? Anche in questo caso Fini era stato esplicito: il Parlamento non è competente.

 

E giustamente Gasparri gli ha risposto che la Ru486 non è un farmaco e noi non siamo dei farmacisti. La questione tecnica, cioè la modalità dell’aborto farmacologico, non può non essere politica. L’aborto in Italia deve avvenire nelle strutture pubbliche, come vuole la legge 194. E la Ru486 è compatibile con quanto prescritto dalla 194? Il fatto che l’aborto nel nostro paese avvenga nelle strutture pubbliche è una garanzia di sicurezza per la salute delle donne, ma anche una garanzia per le politiche di prevenzione e di riduzione, tant’è vero che l’Italia è l’unico paese in Europa in cui l’aborto è costantemente diminuito. Per discutere di questo non c’è luogo più pertinente del Parlamento. Non nascondiamoci quindi, per favore, dietro il paravento tecnico. La commissione è pienamente giustificata. 

 

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