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SCENARIO/ Quel paradosso del Pd che mette i militanti contro gli elettori

FranceschiniManifesto_R375.jpg (Foto)

Il perché è presto detto: se il (presunto) partito dei (presunti) elettori rovescia le scelte del partito degli iscritti, quest’ultimo, che in ultima analisi, bello o brutto che possa risultarci, è l’unico partito che c’è, non viene solo esautorato delle proprie prerogative (il che non sarebbe di necessità un disastro), ma esce dalla contesa praticamente dissolto. Con tutte le conseguenze, queste sì tutte o quasi disastrose, del caso. Naturalmente questa, nel caso del Pd, è soltanto una possibilità, ma una possibilità concreta.

E proprio perché si tratta di una possibilità concreta le polemiche sono destinate a farsi, con il passare dei giorni, sempre più roventi, con il rischio, anch’esso assai concreto, che si varchi la soglia di guardia, fino a rendere, domani, assai problematica la convivenza nel medesimo partito dei vincitori e dei vinti: lo scambio di colpi proibiti tra Franceschini e il convitato di pietra D’Alema, o le esternazioni televisive (sempre in chiave antidalemiana e antibersaniana) di Walter Veltroni, cui abbiamo assistito in questi giorni, sono probabilmente solo un’anticipazione di quello che può capitare nelle prossime settimane.

A me ha fatto molta impressione il manifesto fatto affiggere dopo la convenzione da Franceschini, con il suo volto sullo sfondo (una specie di zio Sam) e l’appello agli elettori: “Adesso decidi tu”, come per dire che nei congressi hanno deciso gli apparati, le correnti, i gruppi di potere, i capobastone. Può essere, anzi, è pressoché certo che da molte parti (non dappertutto: so anche di congressi vivaci e affollati) le cose siano andate effettivamente così.

Ma non capita tutti i giorni che un segretario uscente (subentrato, oltretutto, a un segretario dimissionario) faccia simili appelli al popolo, anche perché, onestamente, in un partito a dir poco fluido come il Pd non ci sono quartier generali da bombardare. Se Franceschini lo fa, è perché pensa, probabilmente non a torto, di avere, con le primarie, tutto da guadagnare. Che ci guadagni il Pd è invece, come ho cercato di argomentare, tutto un altro discorso.

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