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SCENARIO/ Quel paradosso del Pd che mette i militanti contro gli elettori

Il Pd ha ormai archiviato una Convenzione Nazionale di domenica. Ora si attendono le primarie. Se il verdetto degli iscritti sarà smentito dal volere degli "elettori" le conseguenze per il Pd potrebbero essere disastrose

FranceschiniManifesto_R375.jpg (Foto)

La convenzione del Pd (lasciamo perdere i congressi, che sono, o erano, un’altra cosa) almeno un merito l'ha avuto: ha messo in evidenza più e meglio di quanto era avvenuto in questi mesi che cosa effettivamente divide i due contendenti, Pierluigi Bersani e Dario Franceschini, e qual è realmente il messaggio dell’outsider Ignazio Marino. Sull’argomento si sono spesi fiumi di inchiostro, e non è il caso di tornarci su.

Adesso l’attenzione si sposta tutta sulle primarie del 25 ottobre, ed è su questo che conviene soffermarsi. Anche perché non è affatto scritto che gli elettori delle primarie confermeranno il voto degli iscritti. E nessuno se la sente di escludere che addirittura ne rovescino il risultato.
In molti hanno osservato che il meccanismo di elezione del segretario adottato dallo statuto del Pd su ispirazione di Ceccanti, Vassallo e altri è letteralmente demenziale: D’Alema giura che la pensa così anche il responsabile organizzativo dei democratici americani, ed è verosimile che le cose stiano così. Io, in ogni caso, condivido.

Le primarie hanno un senso e un valore quando si tratta di scegliere il candidato premier, non ne hanno alcuno quando si tratta di eleggere il segretario di un partito.
Nei partiti in cui questa carica è contendibile (non lo è dappertutto: per esempio, non lo è nel Pdl) alla bisogna provvedono gli iscritti, attraverso un percorso che culmina nel congresso.

Nessun partito, sotto nessun cielo, accetterebbe mai l’idea che a decidere chi debba divenirne il leader, e quali debbano esserne gli organismi dirigenti, sia una platea indifferenziata di cittadini, che hanno il solo obbligo di dichiararsi elettori del partito medesimo e di versare un paio di euro: anzi, se è per questo, a una simile idea non si piegherebbero nemmeno una bocciofila o un’associazione di giocatori di zecchinetta.

Soprattutto, nessun partito, sotto nessun cielo, si esporrebbe allegramente al rischio di mettere in aperto contrasto le scelte dei propri iscritti e quelle dei propri elettori: ma sarebbe meglio dire dei propri presunti elettori, perché non ci sono regole che valgano a impedire, nelle primarie nostrane, sconfinamenti, incursioni di altri soggetti politici, pesanti, e magari vincenti, pressioni di gruppi economici, finanziari ed editoriali.