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GIORNALI/ Pigi Battista: moriremo di giustizialismo. Giannino: no, ci sono maestri da seguire

La libertà di stampa? C’è ed è sana, dice Pigi Battista. Giannino: falsa e vergognosa la polemica di Scalfari, solidarietà a Ferruccio De Bortoli. Ma qui le strade si dividono. Per Battista il paese, privo di coesione, rischia di spappolarsi. Secondo Giannino uno spiraglio c’è, e sta in una nuova educazione

giornali_paccoR375.jpg (Foto)

Berlusconi querela la “Repubblica” e “l’Unità” per le campagne giornalistiche dedicate ai giri di prostitute che bazzicavano Palazzo Grazioli. Il giornale di Ezio Mauro organizza  una manifestazione a difesa della libertà di stampa. Poi viene la sentenza della Consulta sul lodo Alfano, che versa altra benzina su uno scontro politico già infuocato. Il “Corriere” critica il premier, ma De Bortoli finisce per esser accusato da Berlusconi di stare a sinistra. Da qui le severa reprimenda di Eugenio Scalfari contro De Bortoli: caro direttore, cosa stai facendo? Con chi pensavi di avere a che fare? Non hai capito che il Caimano vuole un regime autoritario? E ti permetti pure di dire che il governo ha fatto bene questo e quello? Non è tempo di distinguere, ma di unire le forze. Che delusione, caro direttore.

Per sapere se è a rischio davvero la libertà di stampa, non rimane che chiederlo ai diretti interessati: ai giornalisti. «La libertà di stampa? C’è ed è sana - dice a ilsussidiario.net Pigi Battista, firma del “Corriere” -. Non c’è nessun dittatore che chiude i giornali, che mette i giornalisti in galera e fa leggi per impedire che i giornali possano esprimere liberamente le loro opinioni e la costruzione dei fatti. Sembra tutto molto semplice, ma mi rendo conto che nella febbre di questi giorni può perfino essere un’opinione controcorrente». I toni dello scontro, però, sono esasperati. «D’accordo - prosegue Battista -, ma la libertà di stampa è una cosa seria. In paesi come Iran e Cina non c’è. Ma in Italia non mi risulta che ci siano un Mussolini, uno Stalin o un Fidel Castro che controllano la stampa. E oggi in Italia non c’è nessun Antonio Gramsci».

Anche Oscar Giannino non usa mezzi termini. «Chi ha iniziato la polemica è stato Scalfari. Io la considero falsa e vergognosa e proprio per questo esprimo la mia più incondizionata solidarietà a Ferruccio De Bortoli. Un giornalista di un grande giornale che aspira ad orientare il costume morale di un intero paese, dovrebbe guardarsi dall’emettere sentenze di scomunica morale e professionale contro il direttore del più grande quotidiano d’Italia. E su cose false. No, non vedo proprio chi possa attentare alla libertà di stampa. Sulle cose politiche, poi, si può dire, fare e disfare tutto. Nelle cose economiche, finanziarie e bancarie c’è molta meno libertà: nessuno ti impedisce nulla, ma dopo paghi un conto salato».

Non ci sarà un regime, d’accordo. Però il paese è spaccato in un modo che richiama la guerra civile dei mai rimpianti anni ’70. Lei, Battista, ha scritto che il regime non c’è e che però aleggia il suo fantasma. E allora? «Sì - spiega Battista - ma il fantasma mentale, non il fantasma fattuale. Io parlavo di una doppia proiezione fantastica. Quella della sinistra che grida sempre al regime ogni volta che c’è Berlusconi al governo: lo ha fatto anche nel 2001 e nel 2006, dopo di che si è visto quanto è stato facile rovesciare il despota. Aggiungo: a sinistra non possono però lamentarsi se poi il governo successivo non è stato in gradi di tenere più di un anno e mezzo. Ma dall’altra parte c’è Berlusconi che grida sempre al complotto dei poteri forti: l’idea che ci sia un assedio dei comunisti che vogliono fare un colpo di stato, anche questa è un’alterazione. Anzi, una visione paranoica».

È dalla rivoluzione giudiziaria di Tangentopoli che l’Italia cammina verso la terra promessa di un assetto bipolare che doni al paese la sospirata stabilità politica e la governabilità. In tanti hanno detto di voler fare le riforme istituzionali, rimaste però sempre sulla carta. Archiviate le illusioni bipartitiste, mentre i fautori del grande centro ci provano ancora, il bipolarismo è imperniato sulla figura di Berlusconi. Anche per gli oppositori, che ne sono loro malgrado condizionati. «È la malattia del bipolarismo italiano: gli schieramenti si sono formati contro qualcuno e non mai per qualcosa. Devo dire però che Berlusconi è stato più propositivo della sinistra: fin dal ’94 per esempio ha fatto propria la questione fiscale. L’azione di governo manca di una visione complessiva di lungo periodo, ma sa affrontare le emergenze». Da quindici anni è in atto un referendum giornaliero contro Berlusconi. Come si può uscire da questa contrapposizione ideologica forsennata che pregiudica una politica fatta in modo civile?

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COMMENTI
16/10/2009 - Dissento da Pianori (celestino ferraro)

Berlusconi ha mille e uno motivi per gridare la sua indignazione contro una stampa che è un partito inomologabile. Non s'è vista mai una stampa (Repubblica) che conduce, per conto di un altro FAMOSISSIMO imprenditore italico (non faccio nomi), una guerra contro l'uomo Berlusconi reo di averlo preceduto nell'acquisto di quella Mondadori tanto ILLODATA. E' uno schifo. Prendetela come volete, è sempre uno schifo. Celestino Ferraro

 
15/10/2009 - Mi permetto... (Francesco Giuseppe Pianori)

"Ma dall’altra parte c’è Berlusconi che grida sempre al complotto dei poteri forti: l’idea che ci sia un assedio dei comunisti che vogliono fare un colpo di stato, anche questa è un’alterazione. Anzi, una visione paranoica". Mi permetto di suggerire all'intelligente e serio Pierluigi Battista un mesetto di residenza in Emilia-Romagna, vivendo da semplice cittadino, acquistando beni alla CONAD o alla COOP, tenendo gli occhi ben aperti, assistendo a qualche seduta del Consiglio Regionale, girovagando per gli uffici pubblici (es. AUSL) diretti da Amministratori (tutti) di uno stesso partito (chissà quale?!) per rendersi conto che le sparate di Berlusconi un qualche piccolo fondamentino ce l'hanno. Ma, se non si fida delle parole di un semplice fisioterapista romagnolo come me basta che legga e mediti il documentato libro "Falce e Carrello" di Bernardo Caprotti. Gramsci insegna, da uomo veramente intelligente qual era, che il potere in Italia si può conquistare in un solo modo: occupando i gangli vitali della società: educativo, culturale, economico, giuridico. Se questo non si chiama Colpo di Stato, come lo si vuole chiamare? Il putsch militare in Italia non ha mai funzionato e non può funzionare. Un putsch silenzioso invece sì. Io vivo in una "zona liberata" dove il socialismo è praticato dal 1948. Ma anche qui, perché non chiede agli Amministratori del Meeting quanto è stato il contributo degli Enti Pubblici a questa manifestazione di indubbio valore? Ne sarebbe sorpreso!!!