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IL CASO/ La Binetti discriminata dal suo Pd per il no a una legge anti-costituzionale

Franceschini_BinettiR375.jpg (Foto)

Questa è la grande ipocrisia di una norma che vuol far intendere “omofobia”, ma poi scrive “orientamento sessuale”, estendendo la fattispecie a situazioni diverse, che andrebbero dunque trattate in modo diverso. Come peraltro ci ricorda l’orientamento pacifico della nostra giurisprudenza che sul tema afferma che "la discriminazione […] si deve fondare sulla qualità del soggetto [...] e non sui comportamenti. [...] In definitiva un soggetto può anche essere legittimamente discriminato per il suo comportamento ma non per la sua qualità di essere diverso" (tale, da ultima, la terza sezione penale della Corte di Cassazione, Sent. n. 13234/2008).

 

Una volta usciti dal dettato costituzionale, che parla come detto di “condizioni” sessuali e non di “orientamenti” sessuali, il dado è tratto: ogni orientamento e, dunque, ogni comportamento sessuale ha pari dignità, anche il più turpe. Ma questo - siamo sicuri - non era nelle intenzioni di chi ha scritto la norma.

 

E allora l’unica strada percorribile era quella di correggerla così da evitare interpretazioni tanto possibili, quanto aberranti. E questo del resto era l’accordo raggiunto tra le parti politiche, che avevano stabilito che la norma dovesse tornare in Commissione. Poi qualcuno ha forzato la mano (poco importa se il PDL non dando certezza del ritorno in aula del provvedimento, o il PD che ha chiesto di votare il testo così com’era), e qualcun altro (Paola Binetti) è rimasto fermo nel ritenere che la norma dovesse essere aggiustata. Chi è allora la vera discriminata in tutta questa vicenda?

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COMMENTI
15/10/2009 - Persona (M.Rita Bianco)

Perfettamente d'accordo con la Binetti!