BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

IL CASO/ La Binetti discriminata dal suo Pd per il no a una legge anti-costituzionale

Dopo la bocciatura della legge sull’omofobia si è aperta una polemica interna al Pd sulla posizione tenuta da Paola Binetti. Ma si può davvero parlare di un suo tradimento?

Franceschini_BinettiR375.jpg (Foto)

Suona davvero paradossale che i paladini di una norma cha sanziona l’intolleranza legata agli “orientamenti sessuali” vogliano discriminare, addirittura con l’espulsione dal partito, chi ha un “orientamento culturale” diverso. E sarebbe perlomeno azzardato tentare di giustificarsi dicendo che l’orientamento di Paola Binetti è un orientamento politico che come tale non può discostarsi da quello del suo partito. Davanti, infatti, a posizioni di partito che presentano dubbi di legittimità costituzionale, non potrà mai sostenersi che chi vi si oppone sia un traditore, dovendo piuttosto essere il partito a rivedere le sue posizioni, ove queste non siano in armonia con il dettato costituzionale.

 

Ora la nostra Costituzione mai prevede l’espressione “orientamento sessuale”, ma stabilisce che tutti i cittadini sono eguali “senza distinzioni di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali” (art. 3, comma 1). Dunque cosa significa inasprire la sanzione di un reato ove questo venga commesso “per finalità inerenti all'orientamento sessuale” della vittima?

 

Significa che dinnanzi ai ripetuti e scellerati atti di intolleranza verso gli omosessuali lo Stato reagisce e detta una norma che aggrava la posizione di chi delinque in quella direzione. Almeno questo secondo la vulgata mediatica di queste ore. Ma allora, se così fosse, perché non è stato scritto nella norma che l’aggravante scatta quando il reato sia commesso “per finalità inerenti alla condizione omosessuale” della vittima, rispettando il dettato costituzionale che parla di eguaglianza nelle “condizioni”, e non negli “orientamenti”?

 

Del resto quali sarebbero poi gli orientamenti sessuali “politicamente corretti”, o meglio legittimi, che giustificano una norma di maggior rigore verso gli aggressori? L’omosessualità pare di sì. E l’orientamento pederastico (cioè verso giovani e adolescenti)? Attenzione, la norma parla di “orientamenti”, non di “pratica”, né di “manifestazioni”, dunque sino a prova contraria anche l’orientamento personale favorevole alla pederastia sarebbe legittimo, ascrivibile nell’alveo della libera manifestazione di pensiero (nonché in secoli di letteratura saffica). E perché tale genere di “orientamento sessuale” meriterebbe una tutela pari a quella degli omosessuali discriminati?

 

CONTINUA LA LETTURA DELL'ARTICOLO, CLICCA IL PULSANTE >> QUI SOTTO


COMMENTI
15/10/2009 - Persona (M.Rita Bianco)

Perfettamente d'accordo con la Binetti!