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Politica

LODO ALFANO/ La profezia "dimenticata" di Calamandrei

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I comunisti, successivamente, attenuarono la loro posizione, e comunque non insistettero, accontentandosi di ottenere la caratteristica di “rigidità” della Costituzione, insieme al divieto sub specie aeternitatis del ristabilimento della monarchia e della ricostituzione del partito fascista.
Calamandrei non l’abbandonò, certo della sua previsione che, in tempi normali, sarebbero sorti inevitabilmente conflitti tra la Corte costituzionale e il Parlamento. L’invasione del campo parlamentare da parte dei giudici costituzionali era, per il grande Costituente, una pericolosa sottrazione di potere non appena all’organo legislativo, ma all’unico detentore della sovranità, il popolo. Calamandrei identificava popolo e Parlamento, in quanto questo era l’unico organo espresso direttamente dal popolo stesso con le elezioni. E, infatti, dopo aver formulato la sua proposta nella Sottocommissione, la commentava in modo secco e lapidario: “In sostanza, in questi conflitti tra la Suprema Corte costituzionale e l’organo legislativo l’ultima parola rimane sempre a quest’ultimo, cioè al popolo sovrano”.

I democristiani, che non avevano mai avuto esperienze di Governo nell’Italia unitaria, preferirono seguire quell’impostazione idealistica e teorica elaborata a Camaldoli e non accolsero le ragioni di lucido realismo avanzate da Calamandrei. O, forse, erano comprensibilmente preoccupati di quanto sarebbe potuto accadere nella determinante scadenza elettorale successiva. E il progetto di Calamandrei - contrario anche alla rigidità della Costituzione, preferendo il modello statunitense -, naufragò.

È di tutta evidenza che oggi ci troviamo esattamente di fronte alla situazione prefigurata nei lavori dell’Assemblea Costituente nel gennaio del 1947. Occorrerebbe che il Parlamento riflettesse su quanto è accaduto preoccupandosi del bene comune e della democrazia in Italia.
In questo senso, un accordo ampio per la riforma della giustizia e per la riforma costituzionale, ivi compresa la sostituzione dell’articolo 136 della Costituzione con quello proposto da Calamandrei, costituirebbe una occasione storica per riaffermare con decisione che “il Parlamento è il Popolo”.

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COMMENTI
15/10/2009 - TEORIA (vincnzo lapenta)

in verità è il dilemma di tutte le democrazie liberali, così come lo ha codificato il celeberrimo KELSEN!!! Grazie a Vignali, comunque, per la precisione filologica e la pertinenza politica.

 
15/10/2009 - Bocciatura Lodo Alfano (evaristo tocci)

Complimenti a Vignali per aver scovato le lucide ed attualissime previsioni di Calamndrei .Sarebbe utile portare le argomentazioni in Parlamento quale base per una riforma seria e condivisa del sistema.

 
15/10/2009 - Capperi! (Francesco Giuseppe Pianori)

Non ero assolutamente a conoscenza di questo fatto. Non sono un giurista e neppure un costituzionalista; ma, istintivamente, ho sempre capito che se la sovranità appartiene al popolo, come recita chiaramente la Carta Costituzionale all'art. 1, questo è il discrimine reale di ogni legge. Ora appare chiaro che non siamo più nella Repubblica democratica (popolo sovrano) voluta dai Padri Costituenti. Forse non lo siamo mai stati; ma almeno finora una serie di pesi e contrappesi aveva impedito la conquista del potere di alcuni, secondo il modello gramsciano. Poveri noi! Povero popolo italiano! E io che mi ritenevo fortunato a non essere nato nel periodo fascista come mio padre o sotto De Pretis come mio nonno! Grazie, per questo prezioso documento, Raffaello.

 
15/10/2009 - Presto ch'è tardi (Adriano Ferro)

"Occorrerebbe che il Parlamento riflettesse...". Non c'è dubbio. Ma non è troppo tardi? Il cancro non è già in metastasi?

 
15/10/2009 - la corte costituzionale e la magistratura (antonio petrina)

Se ben ricordo, dai passati anni universitari catanesi, il giurista Calamandrei scrisse un libro intitolato "Elogio di un giudice da parte di un avvocato" , a testimonianza del grande rispetto per questa figura quasi sacerdotale, come accennava anche sul Corsera del 14 ottobre l'on. Bongiorno a proposito delle prospettive di riforma dell'ordinamento giudiziario.