BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

RIFORMA/ Cazzola: si andrà in pensione più tardi. Lo dice il "cammello" di Draghi

Pubblicazione:

Costruire_crescitaR375_17ott08.jpg

E’ comprensibile che nell’attuale situazione del mercato del lavoro si debba affrontare il problema con prudenza e gradualità, ma solo interventi strutturali sulle pensioni possono consentire quei risparmi necessari ad avviare una riforma degli ammortizzatori sociali e delle politiche del lavoro. A fronte della sollecitazione del Governatore si sono avute le reazioni che ci si poteva aspettare.

 

Contrari i sindacati; contrariato il Governo; entusiasta l’opposizione, quella stessa che a luglio aveva criticato i primi importanti interventi del Governo nel senso giusto. Sarebbe il caso di abbandonare i comportamenti tattici e affrontare il problema delle pensioni con cautela, gradualità ma anche con determinazione lucida e serena.

 

Il sistema pensionistico deve porsi alcuni problemi essenziali: garantire nel sistema contributivo un pensionamento unificato per genere e tipologia ma flessibile, in un range compreso tra 62 e 67 anni correlato ai coefficienti di trasformazione in chiave di disincentivo/incentivo; prevedere a favore dei nuovi occupati una pensione di base finanziata dalla fiscalità generale che faccia da piede ad un secondo livello contributivo dotato di un’aliquota uguale per tutti i tipi di lavoro e più bassa di quella attualmente prevista per i dipendenti e i parasubordinati.

 

In questo modo si abbatterebbe il divario previdenziale che è uno degli elementi del dualismo del mercato del lavoro e si contribuirebbe ad assicurare ai giovani un trattamento pensionistico più adeguato di quello in cui possono aspirare con le regole vigenti di un sistema pensionistico, impostato dalla riforma Dini del 1995 in modo assolutamente privo di elementi solidaristici.



© Riproduzione Riservata.

< PAG. PREC.