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RIFORMA/ Cazzola: si andrà in pensione più tardi. Lo dice il "cammello" di Draghi

Pubblicazione:giovedì 15 ottobre 2009

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Per capire che non siamo alla fine della storia in materia di pensioni basterebbe prendersi la briga di consultare il testo dell’ultimo DPEF, per imbattersi in un grafico estremamente indicativo, soprattutto a paragonarlo con quello classico che è stato usato dal 1995 ad oggi per evidenziare l’andamento della spesa pensionistica nel prossimo mezzo secolo.

 

Fino a pochi mesi or sono la rappresentazione politicamente corretta era la seguente: l’incidenza della spesa pensionistica sul Pil toccherà il suo picco (a livello del 16-17%) intorno al 2035 (quando arriverà l’ondata dei baby boomers), poi, intorno al 2045 la percentuale fatidica scenderà intorno al 14% come era più o meno all’inizio, grazie alle riforme degli anni ’90. A lungo le cronache hanno parlato del grafico virtuoso (contenuto nel patto di convergenza per l’ingresso nel club dell’euro) avvalendosi di una metafora: la gobba.

 

Ora però - ad osservare il nuovo grafico - il dromedario è divenuto un cammello, in quanto di «gobbe» ce ne sono almeno due e la prima si presenta a partire dal 2010 ,quando entro un breve arco temporale la spesa pensionistica crescerà di un punto di Pil (portandosi al 15%). Nello stesso tempo, il rientro inizialmente ipotizzato intorno al 2045 si sposterà verso il 2060. Queste considerazioni non tengono conto degli effetti dei provvedimenti adottati dal Governo nel mese di luglio, che hanno sicuramente una caratteristica strutturale specie quello riguardante l’aggancio automatico, a partire dal 2015, dell’età pensionabile agli andamenti dell’attesa di vita.
Mentre alla misura che eleva entro il 2018 l’età di vecchiaia delle lavoratrici pubbliche a 65 anni si attribuisce un risparmio di 240 milioni l’anno a regime, per questo secondo aspetto appena ricordato non sono state ancora formulate previsioni.

 

Il Governatore Mario Draghi ha dunque ragione quando invita a mettere all’ordine del giorno una riforma delle pensioni che abbia al suo centro l’innalzamento dell’età pensionabile in un quadro normativo caratterizzato da un’effettiva flessibilità in grado di rispondere anche alle esigenze delle persone. Del resto già nei provvedimenti del luglio scorso il Governo ha istituito un meccanismo di adeguamento automatico dell’età pensionabile all’evoluzione delle attese di vita.

 

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