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GIUSTIZIA/ Mancino, no alla riforma del Csm. E l’Anm dà il via alla protesta

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L’Anm, il sindacato delle toghe, dice no alla volontà del governo di riformare la giustizia anche mettendo mano alla Costituzione; “riforme punitive” - dice l’Anm - “minacciate” dal governo a fronte di “sentenze sgradite”. A scatenare il conflitto sono stati i servizi di Canale 5 dedicati a Raimondo Mesiano, il giudice del tribunale di Milano che ha condannato la Fininvest a risarcire la Cir e che è stato filmato, “spiato e inseguito” dice l’Anm, dalla televisione del gruppo, con l’intento di “denigrarlo”.

L’Anm, che parla di “emergenza democratica” e intende difendere “a oltranza” i valori della Costituzione, ha proclamato ieri lo stato di agitazione e ha dichiarato di voler adottare azioni di protesta, compreso lo sciopero. Anche Magistratura Indipendente, la corrente più moderata e che attualmente è all’opposizione della giunta guidata la Luca Palamara (Unicost), si è dichiarata favorevole.

Proprio Luca Palamara ha dichiarato che “è a serio rischio la tenuta democratica del Paese”, mentre il segretario Giuseppe Cascini ha ricordato le accuse di “partigianeria” rivolte dal premier alla Corte costituzionale e allo stesso capo dello Stato dopo la bocciatura del Lodo Alfano.

La presa di posizione dell’Anm è arrivata nel giorno in cui il vice presidente del Csm Nicola Mancino, ha detto no alla proposta di un doppio Consiglio superiore, di cui uno dei due sotto il controllo del ministero della Giustizia. Gli ha risposto il ministro Alfano, che ha parlato di “pretestuosa” “guerra preventiva alle riforme”, e ha accusato l’Anm di non rispettare l’autonomia del Parlamento e di chi ha vinto le elezioni.

 

 



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