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POLEMICA/ Borghesi: l’ora di religione islamica, un diritto "impraticabile"

Pubblicazione:lunedì 19 ottobre 2009

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Ciò fa sì che non vi sia (ancora) una vera Consulta islamica nazionale, capace di unificare le varie anime dell’Islam e tale da funzionare come organismo analogo alla Cei. In mancanza di esso la prospettiva di un insegnamento scolastico della religione, sottratto al controllo delle moschee, susciterebbe, inevitabilmente, la reazione degli islamici ortodossi.

 

Oltre a ciò un problema non secondario è dato dal reclutamento degli insegnanti. I docenti di religione devono, in Italia, seguire un determinato iter scolastico per poter accedere al loro insegnamento. Ciò presuppone la costituzione di un iter parallelo per il futuro docente della religione islamica , iter che, al momento, non esiste.

Né esiste l’istituzione che dovrebbe abilitare a tale insegnamento. Il nuovo docente non può essere, infatti, un semplice “imam”. La sua figura deve godere di un riconoscimento pubblico, sia da parte di una ipotetica Consulta islamica nazionale, sia da parte dello Stato.

 

Come si vede non è in discussione il principio, vale a dire il diritto all’insegnamento della religione islamica nelle scuole, ma la sua esecuzione. I musulmani, in Italia, non hanno ancora un organismo comune che possa garantire, di fronte allo Stato, l’affidabilità dei docenti. E, in secondo luogo, non possiedono luoghi di formazione, legalmente riconosciuti,che abilitino a tale insegnamento. Per questo l’attuazione di un principio giusto richiederà ancora molto tempo.



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COMMENTI
20/10/2009 - no all'ora di islam (antonella bonici)

Non si è ancora capito che dobbiamo far rispettare le nostre leggi e le nostre tradizioni, brutte o belle che siano. Integrazione non vuol dire agevolazione, la parola stessa indica che chi si deve integrare, deve assoggettarsi alle normative dello Stato in cui vive o risiede. Penso che nessuno sia obbligato a rimanere in ogni caso. Siamo in Italiaaaaa! Qualcuno ha sbagliato Nazione, inclusi (purtroppo) molti politici.

 
19/10/2009 - ora di religione per capire le altre fedi (Silvia Pugi)

Credo che l'ora di Religione dovrebbe diventare un corso sui principi delle varie religioni, con un'impostazione laica. Starebbe poi al singolo approfondire l'aspetto di fede della propria religione di appartenenza. La maggioranza delle persone oggi non saprebbe dire in cosa differiscono cattolici e protestanti, figuriamoci quanto poco si conosce su islamici, ebrei o buddisti. Eppure un po' di conoscenza delle rispettive culture e religioni aiuterebbe tutti: italiani e stranieri.

 
19/10/2009 - Il diritto (FRANCO GRIZIOTTI BASEVI)

Nella logica d'integrare tutti gli stranieri facendoli diventare cittadini italiani nasce quest'idea di riconoscere anche alla comunità islamica il diritto alla loro ora di religione. A parte l'impraticabilità tecnica assolutamente evidente penso che sia una trovata più che altro propagandistica che però apre un bel dibattito. C'è anche un'altra ipotesi: fare un dispetto alla CEI. Il perché non lo so ma l'ipotesi potrebbe reggere. Certo è che la Chiesa si è a dir poco risentita e ha tuonato che è cosa che "non sa da fare". In Italia esiste un solo ed unico avente diritto: la Chiesa Cattolica! E questo sia ben chiaro a tutti!!! Il diritto d'istruire tutti alla religione cattolica. Questo non è affatto democratico bensì quasi teocratico. E se la togliessimo questa benedetta ora di religione dando la libertà a tutti di mandare o non mandare i propri figli a catechismo in una Chiesa cattolica o a altro in qualsiasi altra Chiesa o Sinagoga o Moschea, liberando tutti da un diritto (?) imposto?

 
19/10/2009 - Reciprocità nei diritti. (Bruno Bartolomei)

L'ora di religione islamica potrebbe essere riconosciuta in Italia come diritto esclusivamente ad una condizione cioè dopo un accordo internazionale (sorta di concordato) con l'intero mondo islamico per l'inizio di un reciproco ed uguale rispetto nelle scuole di quei paesi per la pratica e l'isegnamento della religione cattolica. Penso che il problema si risolverebbe automaticamente vista la nota e grande reciprocità nel riconoscere ogni tipo di diritti in quei luoghi.

 
19/10/2009 - vantaggi (alessandra de pra)

Penso che nella maggior parte dei casi l'attuale intransigenza del mondo islamico nei confronti dei diritti umani e soprattutto delle donne abbia ben poco a che fare con il Corano e sia soprattutto il frutto di una tradizione che proprio la cultura potrebbe smascherare nei suoi aspetti vessatori, maschilisti e oscurantisti. Credo che, pur guardando a questa proposta con prudenza, noi si debba essere pregiudizialmente contrari. Piuttosto pronti ad attuarla in modo intelligente, ponendo rigorosi criteri di selezione dei docenti, per esempio, tramite esami di ammissione. Qualora fossimo capaci di progettare questa proposta con intelligenza, non dubito che proprio il mondo islamico ne sarebbe l'avversario più ostile.

 
19/10/2009 - Ma poi a che serve? (Marco Voli)

Tutto vero. Ma il punto non mi pare tanto il diritto ad essere istruiti nella propria religione. Bagnasco l'ha detto bene: è un problema di identità culturale nostra. Ovunque vi giriate in Italia vediamo chiese e arte cristiane cattoliche, le scelte storiche che hanno plasmato la nostra società e la sorreggono (anche nel benessere che gli immigrati stessi cercano) provengono dalla vita scaturita dal cristianesimo tramandato dalla Chiesa Cattolica. Conoscere questo significa comprendere dove, come e perché viviamo come viviamo in Italia oggi. Non si tratta di essere catechizzati (non è questo lo scopo dell'insegnamento della Religione Cattolica nella Scuola Statale), ma di conoscere uno degli aspetti sostanziali della vita sociale in Italia e in Occidente in generale. A che serve conoscere la religione musulmana (prima ancora di spiegare quale)? Sono loro che vogliono partecipare del nostro benessere, o noi che vogliamo il loro? Perché dovremmo imparare la loro cultura che ci precipiterebbe nella barbarie in cui sono costretti da mille anni a questa parte, assieme alle follie logiche, storiche, sociali e scientifiche di cui si alimentano? Ma, a parte tutto, perché non considerare la vera libertà scolastica il possibile superamento di questa pezza su un vestito vecchio che è l'insegnamento della religione (quale che sia). Lo Stato controlli la qualità della istruzione, a insegnare (educando, che è meglio) esso è ontologicamente inetto. Lo lasci fare a chi può perché sa chi è.

 
19/10/2009 - Finalmente... (Alberto M. Onori)

...parole di equilibrio, saggezza, buon senso, illuminate da cultura e conoscenza profonde e vaste. Mi viene in mente quella definizione che si ispira al pensiero di don Giussani: "Cristiano quindi laico." Mi dispiace che tutte queste buone qualità, così importanti in un contesto intricato e delicato come quello attuale, vengano assai poco a trovarsi nei membri della nostra classe politica.