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GIORNALI/ La lezione di Tobagi agli allievi di Scalfari

Tobagi_WalterR375.jpg (Foto)

Poi c'è il processo, che sembra un “pugno in faccia” agli amici di Walter. Il delitto Tobagi non merita un processo a parte, centrato sul fatto della morte di Tobagi, ma viene inserito in un maxiprocesso dove si discute di un numero imprecisato di reati e di imputati che rispondono di lotta armata. Il contesto del delitto Tobagi è stemperato, oggettivamente, nel contesto più ampio della “cultura terroristica” di quegli anni.


Come fanno, in quella grande complessità, a essere esaminati nella sua ampiezza gli scontri sindacali nel mondo giornalistico? Come è possibile accertare la contorta realtà di tutta l'azienda Corriere della Sera di quegli anni?

 

Lo stesso processo è scarno su alcuni punti chiave: il lungo volantino di rivendicazione (un autentico saggio di sociologia marxista sui media) è relegato a “un testo scopiazzato”. Poi evaporano dettagli importanti: la macchina da scrivere, la posizione di Caterina Rosenzweig. Così come tutte le incongruenze che lentamente emergono negli anni: la “candidatura alla morte” di Walter segnalata da infiltrati, ritrovata in “covi”.

 

Una sequenza infinita su cui tanti si sono scontrati senza ottenere nulla, oppure guai. Di fatto, la “camicia di ferro” ha imbrigliato il delitto Tobagi, ma anche creato “l'affare Tobagi”. E, purtroppo, il mistero sui “dettagli decisivi” resterà. Per volontà collettiva, anche per colpa collettiva . Mi ha sempre spiegato l'amico Enzo Bettiza: “Nulla è più difficile che battersi per la libertà. Troppo
difficile”.

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