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Politica

LODO ALFANO/ Le motivazioni spiegano gli errori della Corte e di Berlusconi

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Allo stesso modo, leggendo le motivazioni appena pubblicate viene da chiedersi se sia poi vero che la bocciatura del lodo Alfano rappresenti per il presidente del Consiglio e per la sua maggioranza quella sonora sconfitta politica (e giudiziaria) che si è voluto accreditare. In fondo - come puntualmente era stato anticipato dai giornali - lo scudo processuale è stato annullato anche perché, sulla base di una precedente sentenza della Corte (451 del 2005), puntualmente richiamata, quando l’imputato è un parlamentare i tribunali penali sono tenuti a programmare il calendario delle udienze in modo tale da non precludere all’imputato l’esercizio di quelle funzioni che si riconducono al suo ufficio. In altre parole, i processi si possono fare, ma a ritmi concordati con l’imputato. Dunque il lodo Alfano si può annullare anche perché le esigenze che si volevano soddisfare attraverso il lodo annullato erano, almeno in parte, già soddisfatte da una precedente sentenza della Corte. Che qui, con buona pace di tutti, non ha cambiato giurisprudenza.

 

Non sembra un grande successo per coloro che dall’annullamento del lodo Alfano si aspettavano una crisi di governo o la fine giudiziaria della maggioranza. Semmai, lasciando da parte per un momento le sentenze della Corte costituzionale, il vero problema è un altro. Da quando le immunità parlamentari sono state drasticamente ridotte nel 1993, e cioè negli anni di Tangentopoli, il sistema dei rapporti tra politica e giurisdizione si è squilibrato ed è entrato in crisi. Da allora confronto politico e cronaca giudiziaria hanno preso ad influenzarsi a vicenda. Né ci sono segni che si voglia andare verso un riequilibrio spontaneo e responsabile di questi rapporti. Anzi, tutto sembra accelerare ed alzarsi di tono. Tanto è vero che, negli anni, le polemiche si sono spostate dalle aule della magistratura ordinaria a quella della Corte costituzionale.

 

Il che non è un bel segno, se è vero che - come diceva qualcuno - dalla giurisdizionalizzazione dei conflitti politici “la politica non ha nulla da guadagnare e la magistratura ha tutto da perdere”. La cosa divertente è che a dire questo non è stato nessuno coinvolto in Tangentopoli. È stato molto tempo fa, e prima di tutti, François Guizot. Il problema è che lo ha potuto dire solo parecchi anni dopo la fine della Rivoluzione. Prima non lo avrebbe ascoltato nessuno.

 

 

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COMMENTI
22/10/2009 - Il lodo (Luigi Tomellini)

Penso che tutti abbiamo sorriso o ci siamo indignati di fronte alla patente ingiustizia quando nel libro di Orwell abbiamo letto che, al colmo del potere, il maiale Napoleone aveva fatto scrivere nella sala del consiglio che "la legge è uguale per tutti, ma per quialcuno è un po' più uguale"; abbiamo anche sorriso di fronte all'agitarsi del maialino, di cui non ricordo più il nome, che andava in giro per la fattoria a spiegare che la nuova sentenza era una cosa altamente democratica e progressista. Mi viene da sorridere ora che gli avvocati di Berlusconi (perchè il lodo Alfano non interessa le quattro più alte cariche dello stato, ma solo Berlusconi) abbiano detto alla Consulta, pressapoco, che..."la legge è uguale per tutti, ma la sua applicazione può essere differente...". E anche a vedere tanti giornalisti e politici vari che si danno da fare per dimostrare che questo provvedimento legislativo è profondamente democratico e sbaglia chi vi si oppone. Si potrebbe anche ricordare che Orwell ha scritto il romanzo contro la dittatura comunista di Stalin; comunisti i cui epigoni vengono fortemente contestati da Berlusconi come causa di tutti i mali di una civiltà moderna e suoi grandi detrattori. Pronto però a fare una legge che sembra, parafrasando Orwell, fatta dai peggiori comunisti. Forse occorre fermarsi un momento e meditare se vogliamo che la storia sia maestra di vita. La Consulta ha preso la giusta decisione. Saluti

 
21/10/2009 - bastava l'art.138 (attilio sangiani)

Se,come sentenzia la Corte,sarebbe occorsa una legge costituzionale,e non ordinaria, (cosa non detta nella sentenza del 2004),non si vede perchè la Corte abbia poi fondato il suo giudizio sull'art. 3,entrando nel merito.Ciò era logicamente e processualmente precluso. La Corte avrebbe più correttamente motivato così :"poichè la legge ordinaria in esame "deroga" all'art. 3 ( non : è contraria ),cosa consentita dalla stessa Cortituzione,che ha già stabilito una deroga per il Presidente della Repubblica,ed anche per i membri del Parlamento,sarebbe occorsa una legge approvata con la procedura prevista per le leggi che modificano o derogano a norme costituzionali". In tal modo sarebbero bastate due pagine,e non l'abnorme volume di chiacchere.

 
21/10/2009 - UOMINI COME NOI, NON SUPER PARTES (celestino ferraro)

TUTTE LE SCUSE SON BUONE PER PORTAR CALZINI ROSÉ (Questione di lana caprina). Le Motivazioni della sentenza sul lodo Alfano in 58 pagine. [ … La Corte, nella sentenza n. 262, relatore il giudice Franco Gallo - si legge nell'incartamento - dichiara l'illegittimità costituzionale dell'articolo 1 della legge n. 124 del 2008 perché viola gli articoli 3 (uguaglianza dei cittadini davanti alla legge) e 138 (disciplina della procedura di revisione costituzionale) della Costituzione. ...] "Questo passaggio delle motivazioni della bocciatura replica in particolare agli interventi degli avvocati di Silvio Berlusconi, Niccolò Ghedini e Gaetano Pecorella, che nell'udienza della Consulta dello scorso 6 ottobre avevano definito la posizione del premier “primus super pares” in quanto il nome del candidato alla presidenza del Consiglio, nel caso del Pdl, compare sulla scheda elettorale ..." In base a questi riferimenti, la sospensione dei processi prevista dal lodo Alfano per le quattro più alte cariche dello Stato determina a giudizio dei giudici della Consulta “una evidente disparità di trattamento di fronte alla giurisdizione”.] DICIAMO PURE che opinabilmente sarà così, ma mi si dovrà spiegare, poscia, perché il “primus inter pares” debba controfirmare tutti gli atti che hanno valore di legge. (Art. 89 Costituzione, Tit. II). Un “primus super pares”, evidentemente: ma non è questa l’interpretazione della Corte e bisogna rispettare l’opinione dei giudici.