BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

Politica

LODO ALFANO/ Le motivazioni spiegano gli errori della Corte e di Berlusconi

La Consulta ha reso note le motivazioni della sentenza con la quale ha dichiarato incostituzionale il lodo Alfano, il provvedimento “blocca processi” per le quattro più alte cariche dello stato. Forse finiranno le polemiche, ma il rapporto tra politica e giurisdizione rimane compromesso

giustizia_semaforoR375.jpg(Foto)

Che la Corte costituzionale, nemmeno a troppi giorni dall’avvio delle polemiche sull’annullamento del lodo Alfano, abbia reso note le motivazioni in base alle quali è venuto meno lo “scudo” processuale disposto per il presidente del Consiglio, può aiutare a calmare le acque e a ristabilire un clima più obiettivo in cui inquadrare tutta la vicenda.

Intanto, quel che è certo, se mai fosse stato dubbio, è che il regime previsto dal lodo Alfano è venuto definitivamente meno per due ragioni: perché dispone una posizione particolare di alcuni soggetti di fronte alla giurisdizione (art. 3); perché un regime del genere avrebbe dovuto essere introdotto con legge costituzionale (art. 138).

Detto questo cominciano i problemi. Perché se è vero che il lodo Alfano è incostituzionale per violazione degli articoli 3 e 138, è anche vero che questi articoli stavano dove stanno - e cioè nella Costituzione - ancora nel 2004, quando la Corte si era pronunciata sull’ancora più incostituzionale lodo Schifani che diceva le stesse cose del lodo Alfano, ma in modo diverso e più grave.

E questi articoli stanno dove stanno da quando è stata approvata la Costituzione. E cioè, più o meno, da sessant’anni.

Qui non vale obiettare come si fa nella motivazione della sentenza che, nel 2004, e cioè al tempo del primo lodo, la Corte non potesse dire che deroghe così profonde al regime processuale comune vanno introdotte con una legge costituzionale. Basta prendersi la briga di andarsi a rileggere la sentenza del 2004 n. 24 della Corte, per trovare scritto che, secondo il Tribunale di Milano, il lodo Schifani sarebbe stato adottato “in violazione anche dell’art. 138 della Costituzione, disposizione questa che il remittente non indica nel dispositivo dell’ordinanza, ma che cita in motivazione ed alla quale fa implicito ma chiaro riferimento in tutto l’iter argomentativo del provvedimento” (punto 1 del Considerato in diritto). Che poi la Corte in quella occasione non abbia voluto pronunciarsi sul punto, preferendo annullare per altre ragioni, è perfettamente lecito. La Corte quando motiva deve inseguire equilibri difficili a raggiungersi. E si può capire.

Ma deve essere chiaro che in quella occasione altrettanto lecito sarebbe stato per la Corte pronunciarsi dicendo una volta per tutte che le leggi del Parlamento che vogliano introdurre eccezioni a norme costituzionali vanno chiamate con il loro nome: e cioè leggi incostituzionali.

Una scelta del genere avrebbe evitato il trascinarsi di una questione che è durata fino ad oggi e che ha finito con il produrre polemiche su polemiche.

CONTINUA A LEGGERE L'ARTICOLO, CLICCA IL PULSANTE >> QUI SOTTO


COMMENTI
22/10/2009 - Il lodo (Luigi Tomellini)

Penso che tutti abbiamo sorriso o ci siamo indignati di fronte alla patente ingiustizia quando nel libro di Orwell abbiamo letto che, al colmo del potere, il maiale Napoleone aveva fatto scrivere nella sala del consiglio che "la legge è uguale per tutti, ma per quialcuno è un po' più uguale"; abbiamo anche sorriso di fronte all'agitarsi del maialino, di cui non ricordo più il nome, che andava in giro per la fattoria a spiegare che la nuova sentenza era una cosa altamente democratica e progressista. Mi viene da sorridere ora che gli avvocati di Berlusconi (perchè il lodo Alfano non interessa le quattro più alte cariche dello stato, ma solo Berlusconi) abbiano detto alla Consulta, pressapoco, che..."la legge è uguale per tutti, ma la sua applicazione può essere differente...". E anche a vedere tanti giornalisti e politici vari che si danno da fare per dimostrare che questo provvedimento legislativo è profondamente democratico e sbaglia chi vi si oppone. Si potrebbe anche ricordare che Orwell ha scritto il romanzo contro la dittatura comunista di Stalin; comunisti i cui epigoni vengono fortemente contestati da Berlusconi come causa di tutti i mali di una civiltà moderna e suoi grandi detrattori. Pronto però a fare una legge che sembra, parafrasando Orwell, fatta dai peggiori comunisti. Forse occorre fermarsi un momento e meditare se vogliamo che la storia sia maestra di vita. La Consulta ha preso la giusta decisione. Saluti

 
21/10/2009 - bastava l'art.138 (attilio sangiani)

Se,come sentenzia la Corte,sarebbe occorsa una legge costituzionale,e non ordinaria, (cosa non detta nella sentenza del 2004),non si vede perchè la Corte abbia poi fondato il suo giudizio sull'art. 3,entrando nel merito.Ciò era logicamente e processualmente precluso. La Corte avrebbe più correttamente motivato così :"poichè la legge ordinaria in esame "deroga" all'art. 3 ( non : è contraria ),cosa consentita dalla stessa Cortituzione,che ha già stabilito una deroga per il Presidente della Repubblica,ed anche per i membri del Parlamento,sarebbe occorsa una legge approvata con la procedura prevista per le leggi che modificano o derogano a norme costituzionali". In tal modo sarebbero bastate due pagine,e non l'abnorme volume di chiacchere.

 
21/10/2009 - UOMINI COME NOI, NON SUPER PARTES (celestino ferraro)

TUTTE LE SCUSE SON BUONE PER PORTAR CALZINI ROSÉ (Questione di lana caprina). Le Motivazioni della sentenza sul lodo Alfano in 58 pagine. [ … La Corte, nella sentenza n. 262, relatore il giudice Franco Gallo - si legge nell'incartamento - dichiara l'illegittimità costituzionale dell'articolo 1 della legge n. 124 del 2008 perché viola gli articoli 3 (uguaglianza dei cittadini davanti alla legge) e 138 (disciplina della procedura di revisione costituzionale) della Costituzione. ...] "Questo passaggio delle motivazioni della bocciatura replica in particolare agli interventi degli avvocati di Silvio Berlusconi, Niccolò Ghedini e Gaetano Pecorella, che nell'udienza della Consulta dello scorso 6 ottobre avevano definito la posizione del premier “primus super pares” in quanto il nome del candidato alla presidenza del Consiglio, nel caso del Pdl, compare sulla scheda elettorale ..." In base a questi riferimenti, la sospensione dei processi prevista dal lodo Alfano per le quattro più alte cariche dello Stato determina a giudizio dei giudici della Consulta “una evidente disparità di trattamento di fronte alla giurisdizione”.] DICIAMO PURE che opinabilmente sarà così, ma mi si dovrà spiegare, poscia, perché il “primus inter pares” debba controfirmare tutti gli atti che hanno valore di legge. (Art. 89 Costituzione, Tit. II). Un “primus super pares”, evidentemente: ma non è questa l’interpretazione della Corte e bisogna rispettare l’opinione dei giudici.