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Politica

SCENARIO/ I metalmeccanici e Berlusconi mettono in scacco il nuovo Pd

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Infine c’è il tema dei temi. L’area dell’opposizione a Berlusconi è dominata da protagonisti diversi dal Pd che cercano in ogni modo di condizionarlo. C’è un grande gruppo editoriale, quello che fa capo a Carlo De Benedetti, che si sta rivelando come il vero stato maggiore degli antiberlusconiani. C’è un piccolo partito, quello di Di Pietro, che spera di lucrare sulle contraddizioni del suo alleato maggiore. Stiamo assistendo al paradosso del partito più grande che invece di dettare la linea a tutta l’opposizione è diventato il campo di battaglia di numerose forze esterne che cercano di scalarlo. Vista così la situazione consente anche di capire qual è il candidato che meglio di altri può accelerare la crisi o può cercare di porre un argine.

Ignazio Marino è un outsider monotematico che non è in grado di offrire soluzioni ma può rappresentare l’area dello scontento laicista. C’è Franceschini che rappresenta la corrente radicale di massa che ormai si è insediata nel cuore della vecchia sinistra. C’è, infine, Pierluigi Bersani che dà voce a un'ipotesi riformista che cerca di sfuggire al clamore antiberlusconiano e di proporre soluzioni concrete alla crisi italiana.

Bersani probabilmente non ha il carisma del grande leader, ma incarna il tentativo di ritornare allo schema Prodi del ’96. Alleanze larghe e al centro una forza tranquilla che lanci segnali a quella parte del paese che è stanco di questo clima di scontro frontale. Il pericolo maggiore che tuttavia corre il Pd è che all’indomani della consultazione delle primarie lo scontro interno invece di assopirsi riparta con maggiore vigore. Le premesse ci sono tutte.

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COMMENTI
21/10/2009 - (SEGUITO) (celestino ferraro)

IL POSTO FESSO (da “findere”) DI TREMONTI Un imprenditore, prima d’intraprendere qualsiasi tipo di produzione, dovrà ben calcolare le forze lavoro che sarà costretto a trascinarsi usque ad finem. Un ritorno al passato in tono cinico e beffardo: la produzione, una variabile indipendente dal lavoro. Una questione di costi? Certo, il mercato subirà la sferza di questo capovolgimento d’indirizzo economico e i prezzi dovranno necessariamente incorporare quei costi che derivano dall’obbligatorietà del “POSTO FESSO” imposto per legge. Potrebbe sembrare che questa RICONQUISTA del posto fisso possa dar man forte al mercato che con la crisi in atto langue commercialmente: ma non sarà così. La riduzione all’indispensabile delle forze lavoro necessarie alla produzione (maggiore disoccupazione), ridurrà il numero degli acquirenti capaci di spendere e di comprare qualsiasi prodotto offerto dalla produzione. Una catena perversa di riflessi che si trascineranno a danno dell’economia nel suo complesso socio-economico. Ma non c’è da meravigliarsi: è il lavoro, nella sua astrazione etica, oggetto della nostra Costituzione (Art.1). Non il datore di lavoro che anticipa al lavoro (di tasca propria) il necessario finanziamento per l’auspicata libertà dal bisogno. Celestino Ferraro

 
21/10/2009 - FILOSOFIA DEL "POSTO FISSO". (celestino ferraro)

IL POSTO FESSO (da “findere”) DI TREMONTI Che sia una voce “fessa” quella del ministro Giulio Tremonti, cacofonica, estranea allo spartito cantato sino ad oggi dai corifei del governo Berlusconi, lo dice il “wow” … degli increduli stupiti da cotanta eterodossia. La FLESSIBILITÀ sembrava un sacramento e blasfematore chiunque si fosse azzardato all’apostasia. Chi è l’apostata? Lo stesso profeta che aveva sacramentato sul fideismo della globalizzazione e la FLESSIBILITÀ del posto di lavoro come risorsa liberistica del Capitalismo. Non è più un’apostasia mercatistica il posto fisso, se lo stesso “PROFETA” che aveva predicato il magistero della FLESSIBILITÀ, oggi cambia substantia. È un’IPOSTASI bella e buona della dottrina che non è più tale ma si riduce ad un gentlemen’s agreement offerto alla trimurti sindacale in vista delle elezioni regionali: insomma, una delle solite schifezze del politichese alle quali non ci abitueremo giammai. È ovvio che la metamorfosi economico-culturale di Tremonti susciti l’entusiasmo delle masse lavoratrici che nel posto di lavoro fisso individuano la conquista serena della propria realizzazione sociale, ma per gli imprenditori di ogni ordine e grado, piccoli, piccolissimi, grandi e grandissimi, non è un bel viatico quello di ricominciare a guardarsi in cagnesco con i sindacati dei dipendenti che ostentano la loro inamovibilità statuale.