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SCENARIO/ I metalmeccanici e Berlusconi mettono in scacco il nuovo Pd

Pubblicazione:mercoledì 21 ottobre 2009

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Le primarie di domenica non chiuderanno il lungo scontro interno al Pd. In primo luogo perché c’è un risultato che se dovesse rivelarsi concreto aprirebbe una ferita insanabile. Penso infatti alla vittoria di Franceschini che metterebbe l’un contro l’altro il partito degli iscritti e il popolo delle primarie. Ma anche un risultato per così dire normale, come la vittoria di Bersani, creerà tensioni nuove. C’è una parte del partito che si appresta ad abbandonarlo. Non si tratta solo dei seguaci di Rutelli, ma anche di quel mondo non piccolo di veltroniani che considera la vittoria dell’ex ministro come una rinuncia al progetto originario del partito democratico.

Il problema vero che ha di fronte a sé il Pd è non solo l’amalgama non riuscito, per citare un’espressione di D’Alema, ma soprattutto il fatto che non è chiaro lo spazio politico in cui il nuovo partito vuole agire.
Nei prossimi mesi assisteremo a una nuova offensiva berlusconiana incentrata sulle riforme strutturali. Giustizia e forma dello Stato saranno al centro della scena. Sono due temi su cui il Pd non ha scelto la propria linea. C’è un’area del partito, quella che fa capo a Franceschini, che è decisa a contrastare con ogni mezzo le proposte di Berlusconi. C’è un’altra area, quella che dovrebbe far capo a Bersani e D’Alema, che negli anni scorsi si era dichiarata disponibile ad una revisione della Costituzione. Sono posizioni irriducibili che non hanno trovato spazio nel dibattito sulle primarie ma che presenteranno il conto nei prossimi mesi.

Ma anche sui temi sociali il Pd si presenta privo di una linea. Appena pochi giorni fa una importante categoria di lavoratori, i metalmeccanici, ha chiuso un accordo sindacale registrando una profonda spaccatura fra le Confederazioni. In altri tempi si sarebbe saputo da che parte si collocava il più forte partito di opposizione. Questa volta è stata messa la sordina e il Pd ha fatto finta di non aver visto né ascoltato.
 

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COMMENTI
21/10/2009 - (SEGUITO) (celestino ferraro)

IL POSTO FESSO (da “findere”) DI TREMONTI Un imprenditore, prima d’intraprendere qualsiasi tipo di produzione, dovrà ben calcolare le forze lavoro che sarà costretto a trascinarsi usque ad finem. Un ritorno al passato in tono cinico e beffardo: la produzione, una variabile indipendente dal lavoro. Una questione di costi? Certo, il mercato subirà la sferza di questo capovolgimento d’indirizzo economico e i prezzi dovranno necessariamente incorporare quei costi che derivano dall’obbligatorietà del “POSTO FESSO” imposto per legge. Potrebbe sembrare che questa RICONQUISTA del posto fisso possa dar man forte al mercato che con la crisi in atto langue commercialmente: ma non sarà così. La riduzione all’indispensabile delle forze lavoro necessarie alla produzione (maggiore disoccupazione), ridurrà il numero degli acquirenti capaci di spendere e di comprare qualsiasi prodotto offerto dalla produzione. Una catena perversa di riflessi che si trascineranno a danno dell’economia nel suo complesso socio-economico. Ma non c’è da meravigliarsi: è il lavoro, nella sua astrazione etica, oggetto della nostra Costituzione (Art.1). Non il datore di lavoro che anticipa al lavoro (di tasca propria) il necessario finanziamento per l’auspicata libertà dal bisogno. Celestino Ferraro

 
21/10/2009 - FILOSOFIA DEL "POSTO FISSO". (celestino ferraro)

IL POSTO FESSO (da “findere”) DI TREMONTI Che sia una voce “fessa” quella del ministro Giulio Tremonti, cacofonica, estranea allo spartito cantato sino ad oggi dai corifei del governo Berlusconi, lo dice il “wow” … degli increduli stupiti da cotanta eterodossia. La FLESSIBILITÀ sembrava un sacramento e blasfematore chiunque si fosse azzardato all’apostasia. Chi è l’apostata? Lo stesso profeta che aveva sacramentato sul fideismo della globalizzazione e la FLESSIBILITÀ del posto di lavoro come risorsa liberistica del Capitalismo. Non è più un’apostasia mercatistica il posto fisso, se lo stesso “PROFETA” che aveva predicato il magistero della FLESSIBILITÀ, oggi cambia substantia. È un’IPOSTASI bella e buona della dottrina che non è più tale ma si riduce ad un gentlemen’s agreement offerto alla trimurti sindacale in vista delle elezioni regionali: insomma, una delle solite schifezze del politichese alle quali non ci abitueremo giammai. È ovvio che la metamorfosi economico-culturale di Tremonti susciti l’entusiasmo delle masse lavoratrici che nel posto di lavoro fisso individuano la conquista serena della propria realizzazione sociale, ma per gli imprenditori di ogni ordine e grado, piccoli, piccolissimi, grandi e grandissimi, non è un bel viatico quello di ricominciare a guardarsi in cagnesco con i sindacati dei dipendenti che ostentano la loro inamovibilità statuale.