BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

LODO ALFANO/ Una sentenza che manda in pensione la Seconda repubblica

Pubblicazione:

giustizia_carte1R375.jpg

 

 

Non così nella “Seconda repubblica”. In questa ha preso il sopravvento una nuova ed inedita figura, che potrebbe definirsi come quella dei “professionisti nella politica”. Essa riguarda l’attività di tutti quei professionisti che continuano nella politica la propria attività professionale e che incrementano le proprie fonti di reddito per mezzo delle decisioni della politica; decisioni che, pertanto, essi mirano a condizionare, se non proprio a determinare in via diretta ed immediata. L’agenda politica degli organi esecutivi, in tal caso, non è più condizionata dalle esigenze e dai controlli politici richiamati, non è più definita in via politica; più semplicemente, è stabilita secondo le urgenze ed i contenuti autonomamente ed individualmente sanciti dagli stessi.

Nella confusione metodologica che viene a crearsi fra l’attività politica e l’attività professionale privata, di rimando, a venir meno sono i filtri ed i controlli tanto partitici, quanto politico-istituzionali. Una volta schiacciati dalle determinazioni del leader, suggestionato dalle indicazioni dei politici-consulenti coinvolti, i partiti ed i gruppi consiliari o parlamentari non riescono più a svolgere il proprio essenziale ruolo d’integrazione e controllo delle iniziative oramai verticisticamente assunte; ciò tanto più in ragione dell’eliminazione delle preferenze dal sistema elettorale, che impone che la ricandidatura del singolo rappresentante sia subordinata alla dimostrata accondiscendenza alla volontà del segretario di partito.

Orbene, proprio tale dinamica è emersa nella vicenda della costituzionalità del lodo Alfano. A sorprendere non sono tanto le bizzarrie giuridiche manifestate a piene mani dai difensori del presidente del Consiglio nel corso del giudizio di costituzionalità; meraviglia, piuttosto, che a sostenere la legittimità della legge in questione siano stati i medesimi consulenti che ne hanno suggerito l’adozione e dettato i tempi di redazione ed approvazione parlamentare. Coincidendo nella medesima persona il diverso ruolo di consulente giuridico, difensore personale e legislatore, si è così determinata una confusione metodologica fra attività privata e politica, che è andata a discapito di quest’ultima.

Il tutto, a ben vedere, ai danni del tessuto democratico e degli interessi dell’intero Paese. Per oltre un anno il dibattito nazionale è stato in gran parte assorbito da una soluzione normativa (il lodo Alfano), che già in fase parlamentare (nelle poche audizioni intercorse) era apparsa debole e problematica. Chi e perché non se ne è accorto?

 

 



© Riproduzione Riservata.

< PAG. PREC.  


COMMENTI
22/10/2009 - Analisi precisa ed ineccepibile (rino conventi)

Egr. Prof Tondi della Mura, intervengo per confortarLa (qual'ora ce ne fosse il bisogno), sulla opportunità di rendere note queste sue riflessione, proprio per la loro delicata concretezza. Un'intera classe politica (sinistra non esclusa), è da anni troppo impegnata a coltivare i propri personali interessi o, in subordine, alla demonizzazione della parte avversa, perdendo di vista quella che dovrebbe essere la centralità di ogni azione politica in una Democrazia SERIA: il bene comune. Prigionieri di una paradossale "demagogia istituzionalizzata" (figlia soprattutto della degenerazione dettata dalla legge elettorale e al legiferare ad personam), stiamo pagando gli ultimi colpi di coda di un sistema che era nato nell'auspicio di correggere il tiro rispetto alle aberrazioni di quella che era stata chiamata Prima Repubblica; alla data attuale, se appare ormai prossimo il tramonto della Seconda, non è affatto scontato sia sostituita da una Terza che ci riporti in ambiti più compatibili con gli standard vigenti nella Comunità Europea. E', invece, abbastanza probabile, che a breve termine, il vuoto di potere dettato da un parlamento di nominati in implosione, difettando di legge correttiva (reintroduzione delle preferenze, ma anche limitazione del numero dei mandati per amministratori di ogni ordine e grado), lascerà spazio ad una forma di neo-anarchia istituzionale, nient'affatto semplice da gestire. Occorre esserne consapevoli ed affrontrne le delicate pieghe. Saluti