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SCENARIO/ Baldassarre: per cambiare la giustizia serve prima una riforma civile

Pubblicazione:venerdì 23 ottobre 2009

giustizia_aula_carteR375.jpg (Foto)

 

 

Il processo civile va avanti sommando carte su carte ed è sufficiente che una parte chieda il rinvio perché i tempi si allunghino all’inverosimile. Per me la soluzione è semplicissima: basta applicare il principio dell’oralità. Si fanno gli atti introduttivi scritti, le parti si scambiano una volta le repliche, dopodiché vanno in udienza e lì si decide. Come avviene in molti sistemi angloamericani.

 

E il processo penale?

 

Nel 1989 il cosiddetto codice Vassalli, tentando di importare il modello Usa, fu un pasticcio mal copiato. Meglio scegliere un modello che funziona, come quello americano, basato su una sola udienza in cui si verificano le prove, e sulla base della verifica delle prove si condanna o si assolve, piuttosto che tentare improbabili soluzioni ibride.

 

La vicenda del lodo Alfano ha riaperto il problema di un filtro tra potere politico e giudiziario. Cosa pensa della vecchia, abolita immunità parlamentare e dell’idea di ripristinarla?

 

L’immunità ha una profonda ragion d’essere e non è un caso che i Costituenti l’avessero voluta nella Carta. Nel 1993, quando venne abolita, arrivavano richieste per casi clamorosi di reati compiuti ma il Parlamento negava quasi sempre l’autorizzazione. Non c’è dubbio che fosse diventato un privilegio. La si può ripristinare senz’altro, però ci vuole anche un “codice d’onore” dei deputati.

 

Allora permetta che cambi la domanda. Oggi ci meritiamo l’immunità?

 

Direi di no. Se dovesse cambiare il costume politico ed esserci una dignità morale che oggi mi pare normalmente non esserci, direi di sì, che dovremmo averla, esattamente come esiste in molti paesi. Ma in molti paesi il codice etico è diverso. È un problema civile, non formale.

 

Esiste il rischio che l’attuale clima politico, fatto di scontro e di delegittimazione, pregiudichi in partenza l’esito di una riforma importante come quella della giustizia?

 

Mi piacerebbe rispondere di no, ma temo che risponderò di sì. Riforme del genere si dovrebbero fare con le più ampie maggioranze possibili, ma se la politica è partire lancia in resta contro il nemico, è chiaro che nessuna riforma può essere fatta in modo condiviso. Il paese ha bisogno di tutt’altro, di risultati duraturi e non di parte.

 

La maggioranza le risponde che è impossibile fare un accordo bipartisan con un’opposizione che al proprio interno ha estremisti come Di Pietro.

 

Sono d’accordo, ma rimango convinto che in tema di giustizia la maggioranza dovrebbe cercar di costruire un accordo su linee condivise con buona parte dell’opposizione, facendo un’opera capillare di selezione di coloro che sono meno legati a schemi di fondamentalismo giudiziario. Ma ci vorrebbe un clima politico un po’ diverso da quello attuale. Se la situazione rimane com’è, sono abbastanza pessimista.

 

Si rischia una riforma della giustizia che vale la durata della legislatura?

 

Sì, o forse anche meno.

 



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